I fatti dicono che nello scandalo Censum Gemmato ha sbagliato, la Corte dei Conti condanna la dirigente

Con sentenza n. 109/2017 del 22/09/2016 , depositata il 20/03/2017 la Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Regione Puglia – ha condannato la Dirigente del Comune di Terlizzi, al pagamento in favore del Comune di Terlizzi l’importo di euro 136.243,39 per danno erariale più euro 6.761,08 per spese del procedimento.

La sentenza in commento riguarda ulteriori e diverse questioni relative allo scandalo CENSUM e non riguarda invece, l’ormai famoso ammanco di circa 1.800.000,00 non riversato dalla Concessionaria della riscossione nelle casse del Comune di Terlizzi. Per tale grave questione c’è un altro processo penale in corso presso il Tribunale di Trani dove la Dirigente è accusata per i  reati di concorso in peculato e tentata concussione.

Sempre con riferimento al mancato riversamento, la Corte dei conti – Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, con sentenza n.400 del 23/07/2015 ha condannato la società Censum Spa al risarcimento del danno, a favore del Comune di Terlizzi, per l’importo di € 1.583.757,39. La Censum è fallita e che possiamo dire addio a tali somme.

Allora la domanda sorge spontane, che altro sarà mai successo oltre al grave ammanco del riversamento dei tributi dei terlizzesi nelle casse del comune ed ai mancati servizi erogati dalla CENSUM profumatamente pagati ?

Secondo i giudici la dirigente ha sostanzialmente pagato dei servizi che praticamente erano inclusi nel capitolato per ben euro 219.577,85.

In particolare il Comando G.d.F. – Nucleo P.T. di Bari – ha accertato le seguenti fattispecie dannose direttamente riconducibili alle evidenziate condotte poste in essere, con sprezzante trascuratezza e in eclatante violazione delle disposizioni pattizie, dalla PANZINI – nella sua qualità di Dirigente preposto al Settore – nel corso dell’esecuzione dell’intero rapporto concessorio:

  • € 10.493,67 a favore della CENSUM Spa a titolo di “recupero spese postali” per il periodo 2009-2013: tali somme sono state riconosciute a credito della Società concessionaria in modo del tutto illegittimo in quanto, secondo le previsioni del Capitolato speciale (artt. 11, 12, 14 e 19) dovevano essere sostenute dal concessionario; nella descritta fattispecie risulta del tutto carente qualsivoglia forma di controllo da parte della Dirigente PANZINI;
  • Formazione del ruolo ordinario TARSU 2008 e attività connesse, elaborazione ruolo suppletivo 2007 e solleciti per € 40.774,08;
  • Formazione del ruolo ordinario TARSU 2008 ed annualità pregresse per € 68.008,53;
  • Affidamento della formazione del ruolo ordinario TARSU 2010 ed annualità pregresse per € 73.558,85;
  • Attività di stampa e rendicontazione ICI 2009 per € 26.742,72.

E’ emerso dunque che la dirigente ha liquidato a favore della Società CENSUM rilevanti importi per la remunerazione  di attività suppletive  che – secondo le disposizioni dell’art. 1 comma 2 e dell’art. 12 commi A.5 ed A.9 del Capitolato – rientravano tra gli obblighi in carico al concessionario. In pratica pagava dei servizi gìà abbondantemente e lautamente pagati.

Per fare un esempio e per comprendere meglio come è andata: il comune affida alla società ALFA la gestione di un tributo in tutte le sue fasi (calcoli, incassi, aggiornamento banca dati, ecc…)  e per questo servizio ti riconosco il 10% sull’incassato. Cosa è successo. Alfa incassa 1000 euro di tributi. In base al contratto ne dovrebbe versare 900 al comune ma non li versa, non effettua bene il suo lavoro (es. aggiornamento banca dati ecc..) ed in più li si dà 200 euro per i lavori che avrebbe dovuto svolgere nonostante sia debitore nei confronti dell’ente. Risultato: il comune ha pagato e perso ben 1200 euro ed in cambio ha avuto poco o niente. Mica male.

Torniamo ad analizzare la sentenza. Nel fallito tentativo della dirigente di dare tutte le colpe al funzionario (UOS) sig.ra Fucilli, la Corte dei Conti non ha sostenuto la sua posizione dandole clamorosamente torto. Si riporta una parte della sentenza che, a parere di chi scrive, meglio racchiude e semplifica il giudizio e l’opinione che la corte dei conti ha avuto sull’accaduto: Il comportamento della Dirigente appare, invero, quanto meno connotato da nimia negligentia, macroscopica imperizia e sprezzante disinteresse per i propri doveri e, pertanto, da colpa grave, non potendosi qualificare altrimenti il comportamento della convenuta che pur conoscendo, in qualità di firmatario del contratto di appalto, le attività oggetto di affidamento alla CENSUM remunerate con il corrispettivo ivi previsto, ha disposto, con le censurate determine, l’affidamento e la remunerazione alla Società predetta di prestazioni già comprese nell’appalto commessole.

Tutto ciò con il superficiale e dubbio comportamento dell’amministrazione comunale guidata da Gemmato, che invece, avrebbe dovuto assumere decisioni di tutela a salvaguardia degli interessi dell’ente comunale.

Siamo convinti che Gemmato perderà queste elezioni, e il futuro sindaco Vitagliano risolverà in maniera radicale il problema della dirigenza delle Finanze di questo Comune, ponendolo come una delle priorità del suo mandato.

 

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