(VIDEO) Entra anche Terlizzi nel Comitato promotore del Movimento Democratico e Progressista

 

Ieri sera alla presenza di circa 500 partecipanti, si è costituito il comitato promotore del “movimento democratico e progressista” della provincia di Bari. All’evento ha partecipato anche un gruppo di politici terlizzesi che oltre a dare l’adesione convinta, ha indicato un proprio rappresentante nel comitato provinciale.

Parte anche da Terlizzi la nuova sfida alla realizzazione di un nuovo soggetto politico nazionale che qualche giorno fa ha preso forma in Parlamento con la nomina di Francesco Laforgia, Capogruppo alla Camera, e alla Regione Puglia con la nomina di Ernesto Abaterusso capogruppo in consiglio regionale.

Il percorso verso il congresso fondativo di Maggio, prevede l’adesione di tutti i cittadini che credono in un soggetto politico che attraverso i suoi rappresentanti ha combattuto la politica fallimentare degli ultimi anni, e che dall’interno del PD ha votato contro sin dal nascere le leggi sul Jobs Act, sull’articolo 18, sulla Buona Scuola e che ha votato No al referendum di dicembre.

Presto anche a Terlizzi, un nuovo centrosinistra alternativo, democratico e progressista.

In Parlamento, il gruppo conta su 37 deputati e 14 senatori, in consiglio regionale conta di 3 consiglieri, ma la previsione è quella di una forte crescita già nelle prossime settimane. 

DI SEGUITO UNA SINTESI DEL DOCUMENTO POLITICO

Siamo donne e uomini che si impegnano in un movimento democratico e progressista con l’obiettivo di dare all’Italia un governo che corrisponda ai bisogni e gli interessi del nostro Paese.
Un progetto di governo che si avvalga dell’esperienza delle donne per realizzare una società più equilibrata, accogliente, meno individualista, che si batta per sviluppare una coscienza dei diritti e delle libertà fondamentali.

Pensiamo che l’Italia abbia urgente necessità di questo impegno per contrastare il populismo e l’avanzata delle forze antisistema e della destra isolazionista e reazionaria.

Per questo serve costruire e radicare in tutte le comunità un campo di esperienze democratiche e progressiste legate alle culture socialiste, liberali, cattoliche democratiche e ambientaliste, al mondo civico dell’associazionismo e del volontariato, alla grande mobilitazione popolare manifestatasi nel recente referendum costituzionale.

Per questo ci rivolgiamo a tutte e tutti quelli che hanno a cuore la cosa pubblica e il desiderio di cambiare l’Italia.

Questo processo costituente si propone di ricostruire un centrosinistra plurale, non soffocato da ambizioni leaderistiche e da pretese di arrogante autosufficienza che inevitabilmente porteranno alla vittoria dei nostri avversari, né dalla rassegnazione alla progressiva impotenza delle istituzioni democratiche, ma che sappia trarre nuova linfa vitale dai valori costituzionali dell’antifascismo e dalla storia repubblicana migliore, a partire dall’esperienza dell’Ulivo.

Un progetto all’altezza dei tempi che propone una sfida in Italia e in Europa per rilanciare una politica vissuta come efficace da chi è emarginato, escluso e sconfitto dalla globalizzazione neoliberista e dal saccheggio delle risorse della Terra.

Della nostra Costituzione assumiamo come principio guida l’articolo 1: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Il lavoro stabile e giustamente remunerato è la prima garanzia per un’equilibrata costruzione del sé e per un progetto di vita pienamente agito e realizzato. Per questo ci accorgiamo della sua importanza soprattutto quando non c’è. E il declino economico che ne consegue alimenta inevitabilmente anche un declino civile.

L’uguaglianza è la nostra bussola e una maggiore equità fiscale il nostro obiettivo. Combattere le disuguaglianze non è soltanto una richiesta di ordine morale che vuole affermare un elementare bisogno di giustizia, ma ha anche una sua natura e logica economica: se si allarga la forbice sociale si minano le condizioni stesse della crescita e quindi la possibilità di un’equa ridistribuzione dei profitti tra i cittadini.

Nessuno si salva da solo e nessuno può stare davvero bene se gli altri stanno male: la dignità della persona e il rispetto della libertà di ogni singolo individuo sono dunque un principio basilare sia in campo morale e civile, sia in quello economico e sociale. Bisogna anzitutto attivare politiche attive del lavoro incentrate sulla sua qualità. Nell’immediato significa arrestare l’uso indiscriminato dei voucher e di altre forme lavorative che costano poco. Anche per questa ragione è necessario fissare immediatamente una data per lo svolgimento dei referendum sul lavoro promossi dalla Cgil e sottoscritti da oltre tre milioni di cittadini.

Riconosciamo la libera iniziativa economica che può portare al dinamismo e alla crescita del Paese nel rispetto delle regole condivise e del principio di legalità. Siamo però convinti che l’istruzione, la sanità, la sicurezza e l’ambiente debbano avere un valore universalistico, senza distinzioni tra ricchi e poveri, perché sono beni comuni che definiscono il grado di civiltà e di democrazia di un Paese. La difesa dei beni comuni è la risposta che la politica deve dare a un bisogno di comunità e di partecipazione che è tornato a manifestarsi tra noi. Dobbiamo investire su misure universali di sostegno al reddito a contrasto dell’esclusione sociale, su politiche per il diritto alla casa, di promozione del diritto alla parità di genere, di supporto alle famiglie per le cure parentali, che potenzino l’offerta pubblica dei Comuni e delle Regioni.

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