LA CONGIURA

 

I congiurati sono quasi tutti gli stessi del 2011, con qualche aggiunta dell’ultim’ora, ma l’epilogo potrebbe essere lo stesso, l’eliminazione di una nuova leva del Partito Democratico diventata troppo scomoda e ingombrante.
Michelangelo De Chirico ha troppi voti (ne ha presi 700 nel 2012), una famiglia troppo ingombrante, un ruolo (quello di capogruppo in consiglio comunale) troppo prestigioso, e quindi va fermato.
Ma per fermarlo non vanno utilizzate le armi democratiche della discussione interna e della decisione collegiale, di quello che solo a parole è il Partito Democratico.
Come al solito i congiurati preferiscono agire alle spalle e tramare nell’ombra. Così hanno messo in piedi la messinscena della candidatura a sindaco di Michelangelo De Chirico, in un’assemblea semideserta annunciata all’ultimo momento con i manifesti, ma disertata dal PD che conta, che nel frattempo si riuniva in altra sede per lavorare alla vera operazione, quella della candidatura dello sfidante.
Il PD che rema contro il PD.
Come a Roma le correnti e le divisioni insanabili al suo interno sono la fine di un partito morto nella culla, e anche a Terlizzi va in scena lo psicodramma del PD che si autodistrugge favorendo gli avversari.
Michelangelo De Chirico potrebbe fare la stessa fine di Vincenzo Di Tria nel 2011, eliminato dagli stessi “amici” di partito che avrebbero dovuto sostenerlo.
De Chirico e Di Tria, due ingegneri, come pure è ingegnere Tommaso Malerba, l’invenzione di Grassi & Company per far fuori Michelangelo. Nessuno spazio alla fantasia, che però viene ampiamente utilizzata dai congiurati per organizzare la eliminazione politica del candidato ufficiale del PD.
Fanno fare il lavoro sporco alla Lista Civica per il Sud, che fa al posto loro il nome di Tommaso Malerba, che è storicamente uomo del PD essendo stato anche consigliere comunale con Di Tria.
Quella dell’ing. Malerba è una figura presentabile e di peso, utilizzata per ripulire le coscienze dei congiurati, che lo presenteranno domenica 26 nella sala Eventi di via Aminale.
A questa messinscena si sono sottratti i Verdi, che con uno scatto d’orgoglio e di amor proprio hanno abbandonato la micro-coalizione del PD per approdare da Pasquale Vitagliano, che sembra essere l’unico a poter godere del disastro in casa PD e dello smottamento del Partito Democratico che inevitabilmente avverrà dopo le primarie che si terranno domenica 12 marzo.
È una storia già scritta e un film già visto, con gli stessi attori che non si rassegnano a mettersi da parte.
Alcuni di loro dopo aver sostenuto Gemmato ed essere stati cacciati dal centrodestra, sono tornati a fare danni nel centrosinistra, e si fermeranno solo quando lo avranno completamente dissolto.
Manca poco.
 A Cura dell’Associazione Politico Culturale IMPEGNO CIVICO
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