A proposito dello storico “Stradone” di Terlizzi

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Un ampio stradone assolato e semi deserto. Così appare Corso Dante nello scatto di Fortunato Tempesta durante gli anni Dieci dello scorso secolo. Tuttavia, questo enorme spazio non è stato sempre così. Nella prima metà del Settecento, in pieno regime austro-ungarico e in concomitanza di una congiuntura economica favorevole, il «patriziato agrario» telrizzese rivendica il suo prestigio sociale e economico attraverso interventi urbanistici radicali e la costruzione di palazzi signorili (quelli su Corso Dante ne sono un esempio).

Queste rivendicazioni, giustificate ormai dal pieno possesso delle terre e dei profitti derivanti dai prodotti agricoli, si manifesta attraverso l’attività amministrava della città, questa élite agraria trasforma il vecchio fossato (risalente all’alto medioevo) in quello che oggi chiamiamo Stradone, bonifica ampie zone acquitrinose ai margini della città e finalmente, nel 1794, bonifica quella zona all’interno della città che all’epoca veniva additata come la «fonte inevitabile di malaria e di esalazioni» denominata Lago dentro.

Il fervore urbanistico del Settecento terlizzese ci arriva anche attraverso una lettera del famoso naturalista e geologo veneto l’Abate Alberto Fortis, ospite nell’aprile del 1789 della «colta, nobile e cordiale famiglia» de Paù, descrive positivamente l’aspetto complessivo della città e dei lavori di ammodernamento, rimanendo incredulo del fatto che le antiche torri perimetrali della città fossero abitate nonostante risultassero fatiscenti e degradate.

La storia di Corso Dante è possibile ricostruirla anche attraverso la toponomastica e la sua ricostruzione storica, infatti nel 1675 il corso era denominato Strada sopra le fossate, per poi nel 1784 (a riempimento completato) si trasforma in Strada maggiore delle fossate (che comprendeva Strada della Maddalena – già Strada del Purgatorio – ovvero l’attuale Corso Garibaldi).

Torniamo alla foto, è chiaro che sono i giorni della Festa Maggiore, Corso Dante è pronto per il passaggio del Carro, la strada è sgombra, ad un primo accostamento con la foto attuale è subito evidente l’assenza di alberi o di qualsiasi altra forma di arredo urbano, fatta eccezione per i pali dell’illuminazione pubblica e un orinatoio.

Altro elemento che attira l’attenzione è un cumulo di rifiuti (comportamento del tutto normale per l’epoca ma che sopravvive ancora ai nostri giorni) posto nelle vicinanze dell’orinatoio dove oggi sorge quell’improbabile fioriera vicino la fontana.

Osservando la foto contemporanea notiamo che l’ampio Stradone è invaso dalle automobili e dalle attività commerciali, tutto quel vuoto dei primi del secolo, quegli enormi spazi pensati nel Settecento per modernizzare e proiettare l’espansione urbana al di fuori del sovraffollato vecchio centro medievale sono stati riempiti in maniera confusa, ad oggi non esiste un programma per valorizzare Corso Dante, quel famoso boulevard che doveva proiettare la città verso una nuova rinascita, è rimasto nei comizi e nell’immaginario dei vari podestà che si sono avvicendati alla guida di Terlizzi. Insomma un po’ come la celestiale pista ciclabile.

Foto storica di Foto di Fortunato Tempesta (1896-1933, avvocato, studioso di storia locale) proveniente dall’archivio storico familiare del Sig. Pietro Tempesta. Foto 2014 di Sabino Vendola

Da eyeonterlizzi – arcilatorredibabele

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