Il “sottopasso della vergogna”, torna in consiglio comunale

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Il progetto del sottopasso di viale dei Lilium torna in consiglio venerdì 17 febbraio con il tracciato originario e la scusa di doverlo riapprovare per le “leggere differenze che comportano una modifica della variante urbanistica oltre che la riapposizione del vincolo preordinato all’esproprio”.

Insomma, 6 anni persi in chiacchiere, buttando a mare i fondi europei, spendendo a vuoto i soldi dei cittadini in inutili perizie e sottoponendo i terlizzesi al quotidiano stress del passaggio a livello chiuso, che mette anche a rischio la loro sicurezza. Qualcuno nel centrodestra si è affrettato a  scaricare la colpa di tutta la squallida vicenda su Michele Grassi, ma è anche vero che tutta la maggioranza di Gemmato si è dimostrata incapace di gestire la complessità di un paese che ha bisogno di infrastrutture e di tenersi stretti i finanziamenti europei.

Nella delibera preparata per il consiglio comunale di venerdì non c’è una sola parola sulle responsabilità politiche di questa ignobile farsa terlizzese che ha danneggiato la città. Ma forse non ce n’era bisogno, perché i terlizzesi sanno bene con chi se la devono prendere e certamente se ne ricorderanno quando in primavera andranno a votare.

Venerdì quindi torna in consiglio comunale il progetto del sottopasso di viale dei Lilium, quello dei 6 milioni e mezzo restituiti alla Regione dagli incapaci che governano Terlizzi oramai da 5 anni, un gruppo di inetti che sono stati capaci di perdere i soldi che la Regione aveva stanziato per risolvere il problema del passaggio a livello che rende ancora oggi difficile il traffico da e per la zona artigianale di Terlizzi.

Il progetto torna in consiglio tale e quale com’era stato approvato dall’amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Di Tria nel 2011, senza che nessuna modifica sia stata apportata né al progetto né alle modalità di realizzazione dell’opera.

Vogliamo ricordare brevemente quello che è accaduto in questi anni per far capire ai terlizzesi quanto ignobile è stata l’azione condotta da Gemmato e dalla coalizione che lo appoggiava.

Si parte dal 2012, quando Gemmato, appena insediatosi decide di buttare via il progetto approvato dalla precedente amministrazione di centrosinistra, nonostante fosse pronto per la cantierizzazione, e incarica il Dirigente dei Servizi Tecnici, l’arch. Gianferrini, di verificare la fattibilità di una soluzione alternativa a quella proposta dalla Ferrotramviaria S.p.A., nominando un tecnico esterno di comprovata esperienza per una collaborazione. Passa un mese e  il Dirigente nomina il collaboratore nella persona dell’ing. Michele Agostinacchio per proporre una soluzione più funzionale e rispondente alle esigenze rappresentate dall’Amministrazione.

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A rileggere le dichiarazioni dell’epoca salta fuori anche il vero obiettivo di Ninni Gemmato e di Michele Grassi (che all’epoca era ancora nel centrodestra e ora è PD), ossia la gestione da parte del Comune di tutta la progettazione e dell’appalto dell’opera. In poche parole a gestire i 6,5 milioni di euro dovevano essere loro e non la Ferrotramviaria, che come soggetto gestore della linea ferroviaria era stata individuata dalla Regione per la progettazione e la realizzazione del  sottopasso.

Ma le cose non vanno come avevano sognato i due compari e la proposta di Agostinacchio si dimostra un clamoroso “Flop” irrealizzabile, costato 10.000€ di parcella. La Regione nel frattempo toglie i soldi e dice chiaramente che il Comune non può intromettersi e che a gestire l’opera può essere solo la società che gestisce la linea ferroviaria, la Ferrotramviaria S.p.A. che nel frattempo chiede i danni, stimati in 300.000€.

Fine dei sogni di gloria, addio ai fondi europei che finiscono alla linea Bari-Bitritto, e grande preoccupazione per il contenzioso con la Ferrotramviaria che creerebbe un altro buco nelle casse comunali (dopo quello della Censum).

Gemmato corre ai ripari, senza più l’ostacolo di Grassi che nel frattempo era uscito dalla maggioranza, e a giugno 2014 il Dirigente dei Servizi Tecnici accerta la non fattibilità tecnica della proposta alternativa di Agostinacchio, ritenendo opportuno riprendere il progetto della Ferrotramviaria S.p.A. L’amministrazione con la coda fra le gambe torna in Regione a chiedere un altro finanziamento, ma nel frattempo i rubinetti dell’Europa si sono chiusi e a Gemmato viene risposto che dovrà attendere la nuova programmazione e sperare che qualcuno prenda a cuore il caso Terlizzi.

A maggio 2015 Michele Emiliano diventa il nuovo presidente della Regione Puglia e alle opere pubbliche si insedia l’assessore Giannini, che viene nella sede del PD a rassicurare i terlizzesi sul suo interessamento all’opera, ed infatti di lì a poco il sottopasso viene inserito nella nuova programmazione europea 2014-2020.

Il resto è storia dei nostri giorni.

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