L’Istituto De Gemmis, figlio di un Dio minore, si appella alla comunità

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Tra i banchi del “de Gemmis” ci sono ragazzi in cerca di risposte. Ci chiedono perché la realtà di cui abbiamo da sempre decantato le origini, la storia, la bellezza, la genuinità è considerata “figlia di un Dio minore”.

Cercano una logica, così come a fatica cercano di recepirla nelle regole matematiche, nella parafrasi di un testo poetico, nelle leggi della fisica e della chimica applicate ai settori produttivi.

E noi docenti, personale ATA, studenti, genitori, cittadini tutti, che abbiamo a cuore le sorti di una scuola nata in un luogo dove l’amore per le lettere si univa ad un originalissimo ed autentico interesse per l’ambiente nella sua immensa varietà, non siamo felici oggi di dover dire loro che non c’è la logica alla base di scelte che potenziano in maniera parziale, che non c’è onestà intellettuale da parte di chi non si adopera per concentrare le realtà scolastiche di questo paese in un unico polo formativo.

Il Polo Liceale ha giustamente vista riconosciuta la possibilità di ampliare la propria offerta formativa – con il Liceo Scientifico indirizzo Scienze Applicate – e di questo la comunità tutta deve essere fiera.

Ma Terlizzi sarebbe stata orgogliosa di una revisione della delibera regionale che riportasse nello stesso ambito territoriale la dirigenza dell’Istituto  d’Istruzione Secondaria Superiore de Gemmis – settori agro, elettrico e moda.

Quale soluzione migliore se non una dirigenza sullo stesso territorio, magari illuminata e capace di ridare lustro ad una realtà che di suo non smette mai, nonostante le difficoltà, di coltivare passione, entusiasmo, “priscio”?

Ma noi siamo quelli che si illudono che le cose belle nascano dal basso, che i cambiamenti e le conquiste siano il frutto di un processo partecipato, che le scelte giuste – ed eque – siano il risultato di una logica rigorosa e non l’esito finale di manovre meramente politiche affidate ai vecchi, usurati ma inguaribili potenti di turno.

Ecco perché crediamo ancora – e continueremo a farlo – che la realtà formativa del “de Gemmis” potrà ancora produrre mani e menti capaci di operare su un territorio vocato all’agricoltura, ma anche proiettato nel futuro dell’automazione industriale e, perché no, attivo nell’ameno campo della creatività artigianale.

E crediamo di poterlo fare con l’appoggio e il consenso dei cittadini. Senza santi in questo triste paradiso politico.

Dal Paradiso laico ci guida invece idealmente il nostro barone de Gemmis.

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