Corso Vittorio Emanuele, ieri e oggi

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Terlizzi come ogni città e agglomerato urbano è cresciuta nel tempo. Le periferie sono cresciute caoticamente, il cemento ha conquistato sempre più spazi sostituendosi agli orti che circondavano la città. Le immagini a lato, raccontano una storia diversa, ci parlano del centro e trasmettono quell’idea di centro urbano che il Novecento ha imposto con tutta la sua modernizzante ferocia.

A prima vista è cambiato poco, gli edifici sono sempre gli stessi eccezion fatta per l’edificio liberty terminato nel 1925 per ospitare il primo cinema terlizzese, l’Odeon. Inesistente ad inizio secolo. Di fronte il settecentesco palazzo De Gemmis, maestoso e imponente come da progetto dell’architetto Vanvitelli (al secolo Lodewijk van Wittel), lo stesso che ideò e progettò la Reggia di Caserta per intenderci. Sullo sfondo il campanile e la cupola della Cattedrale a dominare la città.

Questa volta a parlare, a distanza di un secolo, saranno le strade. Se per molti secoli sono state il luogo d’incontro di cittadini e merci, con l’avvento dell’automobile tutto è cambiato, i cittadini si sono spostati sui marciapiedi e le merci stipate in confortevoli locali.

Il confronto tra le due immagini probabilmente non ha bisogno di commenti. Le auto hanno conquistato quello spazio che prima era ad uso esclusivo dell’uomo, o quasi. Certo, i mezzi di trasporto c’erano anche agli inizi dello scorso secolo, ma erano meno numerosi e certamente meno invasivi, come dimostra la carrozza trainata da un cavallo in sosta sotto palazzo De Gemmis. Mentre tutt’attorno bambini, uomini e donne (poche) in abiti dell’epoca, semplicemente vivono la strada.

Pian pianino il cittadino sta tornando a riappropriarsi delle strade. In tutto il mondo, e specialmente in quella che si è autodefinita sviluppata e civile, le automobili vengono bandite dai centri urbani. Anche a Terlizzi sta avvenendo lo stesso, ma non perché si è capito fino in fondo che l’automobile è un problema se usata in maniera scellerata come in foto, ma per puro e scettico conformismo. Infatti è stata istituita una ZTL dove dovrebbe esserci un’area pedonale.

A dimostrazione di ciò, il nuovo orario della Zona a Traffico Limitato che, con l’arrivo della bella stagione, è stata accorciata di sessanta minuti. E se fino a l’anno scorso, nonostante l’odiata transenna, si poteva passeggiare per Corso Vittorio Emanuele nelle calde serate levantine, da qualche tempo il passeggio è rimasto solo un ricordo, e ai cittadini non resta che affollarsi sui marciapiedi. Il tutto per consolare i commercianti, che a torto, ritengono di perdere clienti e guadagni.

Non è vero. I dati e gli studi svolti in tutti i continenti e su città dalle grandezze più eterogenee dimostrano che, a due anni dalla chiusura al traffico dei centri urbani, il fatturato delle attività commerciali è aumentato (in media) del 20%. In sostanza con la scusa di “una città che cresce” ci stanno rimettendo tutti. In primis i commercianti. La soluzione è ovvia, e non serve essere laureati in farmacia o scienze delle merendine (come me – nda), corso Vittorio Emanuele (come piazza Cavour e piazza IV Novembre) hanno la naturale vocazione a diventare aree esclusivamente pedonali.

Da eyeonterlizzi – arcilatorredibabele

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