Buona giornata con il caffè, ma non oltre le 8 tazzine

caff

Prof. Michele Panunzio

Il caffè rende piacevole il risveglio, “accende” il cervello e migliora l’umore. Lo diciamo subito: il caffè è un buon anti-depressivo, così come emerge dalla letteratura scientifica.

Un recente lavoro di revisione sistematica ha trovato che bere caffè riduce il rischio di depressione di circa il 24% (1). Lo studio ha analizzato 12 lavori pubblicati per un totale di 346.913 soggetti con oltre 8 mila casi di depressione.
I ricercatori, tra i quali due italiani dell’Università di Catania, hanno evidenziato che l’effetto dose-risposta non è lineare, cioè oltre un certo limite scompaiono gli effetti protettivi del caffè; mentre, suggerisce una relazione del tipo a “J”. Ciò significa che vi è una quantità ottimale per la riduzione del rischio e che se si supera o si beve meno di tale quantità non si hanno più i benefici antidepressivi del caffè. Il dosaggio massimo protettivo nei confronti della depressione è di 400 ml al giorno di caffè.
La comunità scientifica è interessata agli effetti del caffè sulla salute da diverso tempo ed in particolare sulla depressione. Perchè, vi starete chiedendo, proprio la depressione?

E necessario sapere che questa malattia è la prima causa di disabilità al mondo (2). Ed i numeri sono allarmanti anche nel nostro continente. In Europa, la depressione affligge il 14% della popolazione (3). In Italia, ne soffre più di 1 persona su dieci (4). Inoltre, la depressione è la prima causa di suicidio. Sapete quante persone si suicidano in Italia ogni anno? Circa 4.000, ed i maschi ne sono oltre il 75% (5).
Ritorniamo al caffè ed ai suoi benefici anti-depressivi. Due anni fa i ricercatori dell’Università di Harvard hanno condotto 3 ampi studi su oltre duecentomila uomini e donne americani. Ed hanno trovato che coloro che bevevano 2 o più tazze di caffè al giorno avevano un rischio inferiore del 50% di suicidio rispetto a chi non ne beveva affatto (6). E se bevevano più di 4 tazze al giorno? Un altro studio su oltre 100.000 persone ha trovato che il rischio di suicidio diminuiva con l’aumentare delle tazzine di caffè al giorno. Quelli che ne assumevano più di 6 tazzine/giorno avevano l’80% di rischio inferiore di suicidio rispetto a quelli che non bevevano il caffé (7), però oltre le 8 tazzine al giorno ne aumentava il rischio (8).
Attenzione! La differenza nel rischio di suicidio dipendeva oltre che dalla quantità di tazzine al giorno, anche dal dolcificante utilizzato. Lo studio NIH-AARP, che ha seguito centinaia di migliaia di americani per oltre 10 anni, ha trovato che l’aggiunta di zucchero nel caffè può vanificare molti dei suoi effetti positivi sull’umore e che l’utilizzo di dolcificante, tipo l’aspartame o la saccarina, era associato ad un aumentato rischio di depressione (9).
La controversia circa gli effetti neurologici dell’aspartame inizia nel 1980 (10) per i soggetti con preesistente malattia mentale.

Uno studio della Case Western Reserve University è stato interrotto prima della conclusione perchè coloro che avevano un precedente di depressione avevano gravi reazioni se inseriti nel gruppo che utilizzava il dolcificante. I ricercatori hanno concluso che “i soggetti con disturbi dell’umore sono particolarmente sensibili a questo dolcificante artificiale e che dovrebbe esserne scoraggiato l’uso” (11).

Recentemente sono stati studiati gli effetti neurocomportamentali dell’aspartame in persone senza disturbi mentali. I soggetti sani partecipanti allo studio sono stati suddivisi in due gruppi. Il primo ha assunto l’equivalente di aspartame contenuto in 3 litri di Diet Coke, l’altro quello in 1 litro di Diet Coke. Poi i gruppi sono stati incrociati (12). Occorre notare che la quantità di aspartame contenuta nei 3 litri di Diet Coke è solo la metà della dose giornaliera massima ammissibile, come determinata dalla Food and Drug Administration degli USA (13). Solo dopo 8 giorni, i soggetti del gruppo 3-litri di Diet Coke hanno mostrato maggiore depressione e irritabilità, con punteggi peggiori nei test cognitivi (14). Quindi, l’aspartame potrebbe avere effetti avversi sia nei soggetti con disturbi dell’umore, sia nei soggetti sani.
Evitare le bevande gassate e dolcificate con aspartame è abbastanza semplice. Ma questo edulcorante è presente in oltre 6 mila prodotti (15), come: mentine per l’alito, gomme da masticare, marmellate e gelatine, succhi di frutta, budini, snack e yogurt (16). Tale diffusione ha fatto affermare ai ricercatori che evitare l’aspartame è pressoché impossibile (17). Questo è vero, però, se si consumano alimenti trasformati. Quindi, vale la solita avvertenza di leggere bene l’etichetta.

Bibliografia
1 . Grosso G, Micek A, Castellano S, Pajak A, Galvano F. Coffee, tea, caffeine and risk of depression: A systematic review and dose-response meta-analysis of observational studies. Mol Nutr Food Res. 2016 Jan;60(1):223-34.
2 . Bromet, E., Andrade, L. H., Hwang, I., Sampson, N. A., et al., Cross-national epidemiology of DSM-IV major depressive episode. BMC medicine 2011, 9, 90.
3 . ESEMeD/MHEDEA 2000 Investigators (2004) Prevalence of mental disorders in Europe: results from the European Study of the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD) project. Acta Psychiatr Scand 109 (suppl 420)21–27
4 . De Girolamo G, Polidori G, Morosini P, Scarpino V, Reda V, et al. (2006) Prevalence of common mental disorders in Italy: results from the European Study of the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD). Soc Psychiatry Psychiatr Epidemiol 41: 853–861.
5 . Ministero della Salute. La situazione sanitaria del Paese. 3.4. Suicidi (Disponibile all’indirizzo http://www.rssp.salute.gov.it/, visitato il 19/11/2016)

6 . Lucas M, O’Reilly EJ, Pan A, et al. Coffee, caffeine, and risk of completed suicide: results from three prospective cohorts of American adults. World J Biol Psychiatry. 2014;15( 5): 377–86.
7 . Klatsky AL, Armstrong MA, Friedman GD. Coffee, tea, and mortality. Ann Epidemiol. 1993;3( 4): 375– 81.
8 . Tanskanen A, Tuomilehto J, Viinamnen H, Vartiainen E, Lehtonen J, Puska P. Heavy coffee drinking and the risk of suicide. Eur J Epidemiol. 2000;16( 9): 789– 91.
9 . Guo X, Park Y, Freedman ND, et al. Sweetened beverages, coffee, and tea and depression risk among older US adults. PLoS One. 2014;9( 4): e94715.
10 . Maher TJ, Wurtman RJ. Possible neurologic effects of aspartame, a widely used food additive. Environ Health Perspect. 1987;75: 53–7.
11 . Walton RG, Hudak R, Green-Waite RJ. Adverse reactions to aspartame: double-blind challenge in patients from a vulnerable population. Biol Psychiatry. 1993;34( 1– 2): 13– 7.
12 . Lindseth GN, Coolahan SE, Petros TV, Lindseth PD. Neurobehavioral effects of aspartame consumption. Res Nurs Health. 2014;37( 3): 185–93.
13 . U.S. Food and Drug Administration. Aspartame: Commissioner’s final decision. Fed Reg. 1981;46: 38285– 308.
14 . Lindseth GN, Coolahan SE, Petros TV, Lindseth PD. Neurobehavioral effects of aspartame consumption. Res Nurs Health. 2014;37( 3): 185–93.
15 . Whitehouse CR, Boullata J, McCauley LA. The potential toxicity of artificial sweeteners. AAOHN J. 2008;56( 6): 251– 9.
16 . Aspartame Information Center: Consumer Products. Aspartame website. http:// http://www.aspartame.org/ about/ consumer-products/#. VF_cyr74tSU. Updated 2015. Accessed March 11, 2015.
17 . Whitehouse CR, Boullata J, McCauley LA. The potential toxicity of artificial sweeteners. AAOHN J. 2008;56( 6): 251– 9.

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