Le ragioni del NO sul referendum costituzionale

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C’è un gran dibattito sulla questione della riforma costituzionale, ma la domanda che sempre mi sono posto è: ma davvero i problemi della nostra nazione dipendono dalla Costituzione? Dal bicameralismo perfetto?

Casualmente mi sono imbattuto in una ricerca che mi ha impressionato. Ve la propongo come spunto di riflessione.

Art. 53 della costituzione italiana: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Il 53 è un articolo NON toccato dalla riforma Renzi-Boschi. Ma in realtà è uno di quegli articoli che da anni viene calpestato dai nostri governi. Cosa dice l’articolo? Impone un sistema fiscale ispirato a criteri di “progressività”: significa che per i nostri costituenti chi guadagna di piu’ DOVEVA pagare molto di piu’ di chi non ha la fortuna di godere di redditi elevati.
Con quel sistema fiscale pensato dai COSTITUENDI l’Italia è diventata una potenza economica mondiale. E i figli di contadini ed operai, grazie a scuole pubbliche, sono diventati medici o ingegneri.

Ebbene dal 1974 ad oggi i vari governi hanno, in maniera sistematica e scientifica, RIDOTTO la progressività del nostro sistema fiscale.

Infatti nel 1974, capo del governo era Andreotti, c’erano ben 32 aliquote progressive : chi guadagnava fino a 2 milioni di lire l’anno (c’erano le lire ) pagava SOLO il 10%, mentre chi percepiva oltre 500 milioni di lire l’anno pagava BEN il 72%.

Dal 1983 iniziò la svolta: le aliquote da 32 passarono a 9, la prima aliquota sui redditi fino a 11 milioni di lire dal 10 passò al 18% (I POVERI CHE PAGANO DI PIU’) e l’ultima sui redditi oltre 500 milioni passò al 65% (I RICCHI CHE PAGANO DI MENO).

Oggi il nostro sistema si basa su 5 aliquote, la prima aliquota sui redditi minimi fino a 15.000 euro corrisponde al 23%, mentre l’ultima aliquota, la più alta, riguarda i redditi oltre i 75.000 euro e corrisponde al 43%.

Il succo della questione, insomma, è che a partire dal 1974 l’irpef è andata progressivamente a diminuire per i redditi alti e ad aumentare per i redditi bassi.
Chiaro no?
Negli anni 70 i ricchissimi (cioè chi guadagnava più di 500 milioni di lire all’anno) pagavano il 72% sulla parte di guadagno oltre i 500 milioni l’anno, oggi invece pagano il 43%. IMPRESSIONANTE O NO?
E i poveri? Sono passati magicamente dal 10% al 23% e non si sono neppure lamentati.

I RISULTATI SONO GLI OCCHI DI TUTTI: un debito pubblico che continua a crescere (pagato sostanzialmente dalla fasce piu’ povere); disuguaglianze economiche e sociali crescenti, domanda interna da anni depressa, un sistema economico sostanzialmente in deflazione.
Diritti e conquiste sociali costantemente minacciate. Intere generazioni di giovani tagliate fuori da qualsiasi speranza.

E allora. Ripropongo la mia domanda: ma davvero i problemi della nostra nazione dipendono dalla Costituzione? O piuttosto la Costituzione andrebbe FINALMENTE APPLICATA?
Io voto decisamente NO.

Roberto Lusito

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