La “Quartcèdd” è cultura delle proprie origini e ricerca dei ricordi

 

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Alle prime ore del giorno il profumo dei forni percorre silenziosamente il paese. Nella sera precedente si sono svolti i riti per la commemorazione dei defunti e oggi tra la brina mattutina i contadini si avviano a lavoro con il pranzo nella bisaccia: è il 2 Novembre e si mangia la Quarticella.

La tradizione che da secoli si tramanda a Terlizzi si chiama Quartcèdd. Quando la vita del paese era scandita dalle ricorrenze religiose, il gusto di questo pane tradizionale riportava tutti i sensi all’idea dell’imminente inverno.

La ricotta squanda sulle metà del pane affusolato avvolge il ripieno di tonno e alici. Con questo sapore ricco e forte si esorcizza la morte ricordando i sepolcri incalcinati e si affronta il primo freddo dell’inverno. La raccolta delle olive sta per cominciare, la villeggiatura estiva nei villini in campagna è finita in questi giorni e il paese si prepara con la commemorazione dei defunti ad affrontare un inverno di faticoso lavoro agricolo.

I terlizzesi come ogni anno si adoperano per la famiglia, le persone care e gli amici con i quali ritrovare un momento di condivisione e apprezzare quell’antico sapore tramandato con tanta emozione.

Da qualche anno, però, è diventata una sagra, alcuni impropriamente l’hanno definita una festa, contravvenendo ai principi di una antichissima tradizione che vuole che i terlizzesi, nel giorno del 2 novembre, per ricordare i propri cari defunti, mangino un pane affusolato che la tradizione orale ci tramanda col nome di “quartcèdd“.
L’origine di questa usanza si perde nella storia ed ebbe origine quando i defunti si tumulavano nei sotterranei delle chiese. Qui, per disinfettare e sanare i corpi, i cadaveri venivano ricoperti di calce.
Da questo atto deriva il termine dialettareincalcenet
ə” che veniva ricordato spalmando nella quartcèdd la “ricotta squandə”, formaggio piccante che per il suo colore ricordava quello della calce. 1947868_10205430871477748_4335715111595084359_n1

La nostra redazione ha preferito chiarire quanto sopra per evitare che la Quartcèdd non diventi un evento di carattere commerciale tendente a privilegiare solo alcuni dei tantissimi esercenti commerciali che negli anni hanno saputo tramandare quella che per i terlizzesi non è solo una tradizione ma è anche cultura delle origini.

Informiamo i nostri lettori che la “quartcèdd” viene preparata dalle prime ore della giornata e fino alla sera inoltrata in tutti i negozi alimentari, i forni e i botteghini ambulanti della città.

La “Quartcèdd” è cultura delle proprie origini e ricerca dei ricordi, non trasformatela in una imbarazzante “sagra festaiola”.

 

 

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