Apre a Bari il “Centro per la Ricerca e la cura dei Tumori Rari”

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Un importante traguardo raggiunto grazie alla forte spinta data dal Presidente dell’Associazione intitolata alla memoria di Maria Ruggieri.

Le neoplasie che si manifestano in un numero ristretto di pazienti sono da anni sorvegliate speciali nell’Istituto tumori “Giovanni Paolo II” di Bari all’interno del quale, lo scorso 29 settembre, è stato inaugurato il “Centro regionale per la ricerca e la cura dei tumori rari” dell’adulto.

Un percorso non semplice durato anni, tra sensibilizzazione e convegni tematici in collaborazione con l’associazione onlus “Maria Ruggieri” per la Ricerca su Angiosarcoma e Tumori rari di Terlizzi, fino alla consacrazione dell’Oncologico quale primo e unico centro della Puglia nell’ambito di malattie che possono insorgere in qualunque organo e sistema, rappresentando globalmente circa il 20 per cento di tutti i tumori.

Una grande opportunità per i pazienti e un motivo in più d’orgoglio per il Direttore Generale dell’IRCCS barese, Vito Antonio Delvino, impegnato a garantire l’eccellenza nell’offerta sanitaria e l’umanizzazione della medicina. Tale risultato è stato ottenuto valorizzando l’integrazione tra Istituzione e Volontariato, ennesima conferma del ruolo chiave che le associazioni dei pazienti giocano nello sviluppo degli ospedali pubblici.

Uno l’obiettivo del centro intitolato alla memoria di Maria Ruggieri e guidato dal dottor Michele Guida, responsabile del reparto di terapie innovative e ambulatorio tumori rari dell’ospedale di via Orazio Flacco: dare una risposta allo smarrimento di pazienti e familiari dinanzi a patologie non facili da diagnosticare e curare, considerato che le aziende farmaceutiche hanno scarso interesse ad investire in farmaci da somministrare complessivamente a poche migliaia di ammalati.

«I sostenitori, le associazioni no profit, i medici e gli operatori sanitari sono invitati ad intervenire per sostenere l’implementazione nella nostra Regione della ricerca e della cura di queste patologie che ancora oggi sono causa di elevata migrazione sanitaria», aggiungono dal Centro.

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