Pubblica Amministrazione: via i Segretari comunali, avanti i Dirigenti – Quali Rischi?

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Alcuni giorni fa il consiglio dei ministri, ha approvato un decreto legislativo con cui abolisce la figura del segretario comunale e provinciale, con la conseguenza della soppressione del relativo albo. Al posto del segretario comunale, gli enti locali incaricheranno (come figura obbligatoria) il «dirigente apicale», selezionandolo con le ordinarie procedure per l’incarico dei dirigenti appartenenti ai ruoli.

Si chiuderà così una storia centenaria di servitori dello stato, dotati di una qualificatissima e specifica competenza nella gestione amministrativa degli enti locali. Alcune delle funzioni tipiche del segretario comunale passeranno «in eredità» al dirigente apicale con i compiti di attuazione dell’indirizzo politico, il coordinamento dell’attività amministrativa e controllo della legalità dell’azione amministrativa. PERO’.

Nel dubbio, abbiamo chiesto al Dr. Vito Ruggieri – Già Segretario Generale del Comune di Andria, il suo pensiero in merito, anche alla luce dell’esperienza locale, fortemente attenzionata per i fenomeni di corruzione.

“Che la riorganizzazione della dirigenza fosse un traguardo scabroso della riforma sulla pubblica amministrazione, delineata dalla legge delega n.124, risalente alla remota data del 7 agosto 2015 è agevole dedurre dalla tempistica, oltre che da alcune peculiarità dell’impianto legislativo a rischio di inadeguatezze. La riforma Madia sulla dirigenza statale, regionale e comunale rappresenta l’ultimo incastro del  mosaico della legge delega, che detta i principi ed i limiti dei decreti legislativi di attuazione.

Tuttavia, sulla scorta della mia esperienza professionale, il rischio del fallimento dell’ambizione riformatrice a realizzare il cambiamento gestionale ed etico degli enti locali non sembra  infondato per l’inadeguatezza di alcune modifiche.

Indubbiamente, il primo decreto legislativo delegato sulla riforma della dirigenza contempla una misura copernicana nella parte in cui introduce tre ruoli unici, statale, regionale e comunale. Tuttavia, quest’ultimo è il più dirompente, poiché dispone, ex abrupto, la soppressione dei segretari.

Il dubbio amletico, che non può non investire chiunque disponga di esperienza di organizzazione e funzionalità dell’amministrazione locale, attiene agli effetti   del ruolo unico comunale della dirigenza. È un passo verso un’amministrazione moderna, come afferma l’ex ministro Cassese su la Repubblica  del 25 agosto 2016?

In concreto, l’abolizione dei segretari comunali genera il cambiamento migliorativo della funzionalità dei servizi e la sconfitta del  malgoverno, melius, del malaffare ,causa delle disfunzionalità, delle diseconomie gestionali, della lievitazione della spesa pubblica e dell’aggravamento del peso fiscale sui cittadini? 

Paradossalmente, si sopprime il segretario e si introduce il dirigente di vertice. Ad quid?

La plausibile  ratio sottesa non può che essere la propensione della politica ad implementare il suo predominio nel reclutamento delle posizioni apicali per interferire nella gestione. Una sorta di fascino dello spoil System della classe dirigente investe il mondo  politico senza distinzione di orientamento.

Non  rammento, infatti, che il trasferimento della nomina dei segretari comunali dal ministero dell’interno ai sindaci, introdotto dalla legge Bassanini, fosse contrastato dalle forze di opposizione dell’epoca. Quella normazione, purtroppo, sfociò nella caducazione  della funzione preminente ed essenziale dei segretari a garanzia della legalità, dell’efficienza e del buon andamento dell’azione amministrativa.

In parole povere, la  prerogativa dei segretari della funzione di  coordinamento e di sovrintendenza sui dirigenti affievolì al rango di servitori degli organi di governo locali, salvo le eccezioni di alcuni autorevoli e coraggiosi , che sono riusciti a salvaguardare l’integrità e l’imparzialità ed a rendere il loro servizio per il bene collettivo.

Ciò che sconcerta non è solo il benservito ai segretari ma, soprattutto, la considerazione che il coacervo delle novelle misure, in fieri, non mi sembrano garantire l’indipendenza del corpo dirigenziale dal datore di lavoro, presupposto indefettibile per il buon governo.

Il reclutamento fiduciario delle risorse umane, direzionali e non, la sproporzionata retribuzione variabile, la precarizzazione degli incarichi, l’approssimativa misurazione della performance delle strutture, come si rileva dal decreto preliminare, non sembrano preordinate ad assicurare l’autonomia  gestionale del corpo dirigenziale dagli organi di governo locale.

Il testo della riforma conferma la generale riluttanza  della politica a riconoscere che l’ordinamento giuridico le attribuisca, preminentemente, il potere di programmazione e controllo, il che implica che sono da ritenersi illecite le interferenze e le ingerenze nella gestione.

Gli organi politici devono riservare maggiore attenzione alla programmazione, affinché risulti fattibile per poter valutare e sanzionare il dirigente incapace o negligente nell’attuazione degli obiettivi  affidati.

Il fallimento del sistema di valutazione e dei controlli interni è da ricercare nelle inadeguatezze della programmazione, che consentono ai dirigenti di opporre esimenti e discolpe al mancato raggiungimento degli obiettivi.

Mi sia consentito di eccepire che la rifondazione dei modelli organizzativi e la verifica della necessità del mantenimento dei profili dirigenziali, in termini qualitativi e quantitativi, specie nei comuni medio-piccoli, fosse preliminare al ruolo unico. Cosi come tutta la normazione dell’ordinamento giuridico degli enti locali,nella parte attinente alle assunzioni di diritto privato di alta specializzazione, a tempo determinato e parziale,  un adeguato riesame,in aderenza ai principi della trasparenza e dell’imparzialità.

Tra l’altro, la disposizione del testo unico, prevedente la facoltà di assumere collaboratori di supporto agli organi di direzione politica, laddove è diffusa l’anomalia del sistema intuitu personae, postula una rivisitazione se non l’abrogazione della normativa, essendo invalso un abnorme uso, suscettibile di censure amministrative, contabili e penali.

Basti considerare i pasticci legali della neosindaca della capitale, sfociati nel caos delle dimissioni di massa. Come la notizia di una similare assunzione per l’ufficio gabinetto del comune di Terlizzi, disposta fiduciariamente dal sindaco, in conflitto con i principi di legalità e imparzialità. E’appena il caso di puntualizzare che la previsione legislativa, che consente la costituzione di uffici alle dirette dipendenze del sindaco e della giunta non implica la deroga ai principi della legalità, della trasparenza, dell’imparzialità, della separazione dei poteri.

In ragione di ciò, l’azione gestionale e, precisamente, la procedura,la pubblicità, la selezione degli aspiranti,  l’assunzione e la contrattazione economica non vengono trasferiti al sindaco ma restano prerogativa dirigenziale. Una buona riforma della dirigenza locale non può prescindere dal superamento del dominio politico e della servile subordinazione burocratica.

Come predicava uno dei più compianti statisti, “non si potrà inaugurare una nuova stagione” nel governo della pubblica amministrazione, ove non si abbia il coraggio di realizzare la piena indipendenza tra i poteri, che identifico negli organi politici, direzionali e di controllo interni.

Ravviso, peraltro, che occorre potenziare i controlli esterni. Cantone non basta per abbattere il malaffare. Forse, sarà necessario istituire autorità territoriali anticorruzione. ATAC.
La sindaca pentastellata Raggi, eletta, in quanto rappresentativa del più radicale cambiamento chiede l’ausilio dei consiglieri comunali per rinnovare le nomine dopo la bufera, che ha turbato romani e italiani, avversari, militanti e simpatizzanti.

Si deduce che anche il DNA della politica rivoluzionaria sia orientato verso la natura fiduciaria delle nomine di particolare specificità politica ed amministrativa. Altrimenti, tutte le forze politiche parlamentari, che si dichiarano paladine del rinnovamento etico e gestionale dei servizi da rendere ai cittadini, dovrebbero  manifestare la coerenza di espungere le disposizioni ordinamentali, che, anche, in virtù di esegesi, prive di pregio e di fondatezza, consentono ai  sindaci di procedere alle cosiddette nomine e assunzioni fiduciarie nei comuni e nelle partecipate. Ex adverso, resteranno la propaganda, i connubi, gli sprechi e la corruzione.”

Dr. Vito Ruggieri

Dr. Vito Ruggieri

 

 

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