Strage ferroviaria: i versi di Vincenzo Santovito raccontano un nuovo dramma

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A due mesi dalla strage del 12 luglio le assicurazioni non possono risarcire i feriti e le famiglie di chi su quel maledetto treno perse tutto.

Vogliono esser certi dell’identità dei richiedenti il risarcimento e per questo richiedono l’esibizione del biglietto di viaggio.

Che vergogna!

Neanche i gipeti sono così voraci e disumani così tanto. Questi ultimi si nutrono di ossa di animali morti. I 23 cuori neri spezzati si sono frantumati di fronte a tanta crudeltà.

Stridano, stridano i freni di quei treni che portavano coloro che mai più ritorneranno. Come Passalo e Aimone così sono i gestori dell’Assicurazione. Non sentono pietà per chi quel nefasto giorno una ria sorte li abbandonò su quei binari, togliendo loro per sempre la luce del sole dai loro occhi.

La loro sete di ricchezza non si placa neanche se da morti si versasse nelle loro bocche oro colato.

Scricchiolano, scricchiolano le rovine di quei treni. Quelle carrozze portavano coloro che non faranno più ritorno.

Se si potesse far risalire l’acqua dei fiumi sui monti, se si potessero raccogliere i frutti dagli alberi prima che nascessero del tempo, il nostro, trascorso molto si potrebbe raccontare sui nostri destini. Quel rio giorno un vento caldo d’estate strappò via per sempre dai nostri volti quei dolci sorrisi inebriati di felicità. Oggi potete vederci soltanto i nostri bei volti incorniciati su una pietra fredda sconfortandovi.

E voi ci chiedete se abbiamo conservato il biglietto?

Caronte è stato molto più umano di voi. Al contrario avete preso tra le vostre mani il tridente infuocato e con inaudita ferocia avete infierito nelle nostre anime celestiali, lacerate dalla rovine di quei treni maledetti.

Che vergogna!

Su quei binari sono ancora visibili le tracce del nostro sangue e voi ci chiedete se abbiamo conservato il biglietto?

Che schifo!

Dagli occhi dei nostri cari non scendono più lacrime. Tantissime ne hanno versate e quelle poche rimaste dentro non potranno più versarle perché essiccate.

Piangono, piangono i nostri cari, i familiari, parenti, amici e conoscenti. Anche le campane non suonano più come prima. Hanno perso il suono soave dei loro rintocchi.

E voi ci chiedete di esibire il biglietto?

Bisogna genuflettersi davanti alle nostre vite spezzate. Passalo e Aimone erano due gemelli che per carattere si comportavano come Protogene. Un defilo, un ermaco. Gente che per vizio congenito si tenevano tutto per loro. Scherzavano, deridevano alle spalle di poveri disgraziati.

Voi assicuratori siete simili?

Siate più filantropi, non uccidete di nuovo chi ha perso la vita. Non pensate sempre ad incassare monete d’oro, d’argento, di bronzo e quadrate.

Questa gente dolente per la scomparsa dei propri cari e le persone rimaste ferite non si possono difendere da cause di nobili ignoranti. Non sono eredi plebei togati che possono risolvere i nodi e gli enigmi e i cavilli delle leggi.

Soffrono, soffrono tutti coloro che piangono chi su quei treni non farà più ritorno.

Quel giorno solare si impallidì davanti ad una simile tragedia.

E voi ci chiedete di esibire il biglietto?

Avete smarrito la via della pietà.

Anch’io da maggio 2014 ad agosto 2015 mi sono servito di quei bei trenini pagati con i contributi della Comunità Europea, comodi e pulitissimi. Non ho mai visto gente salire su quei trenini sprovvisti di biglietti prepagati, anche perché i controlli erano vigili e costanti del personale della Ferrotramviaria Bari-Nord, gentilissimi e cordiali.

I 23 cuori neri spezzati frantumati dai gipeti affamati.

Vincenzo Santovito (L.A.C. – Libera Associazione Civica)

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