Torre delle Clarisse, non è più un “Belvedere” ma uno scempio sotto gli occhi dei turisti

 

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Torre delle Clarisse OGGI

Siamo in molti ad aver alzato lo sguardo al passaggio del Carro Trionfale durante il suo percorso in Piazza Cavour ed incrociare la triste immagine della Torre delle Clarisse che si presenta con le colate di umidità che alcuni hanno definito “Torre Pisciata”.

L’impatto visivo della Torre delle Clarisse, la fa apparire come abbandonata al degrado e non la qualifica per come è stata sempre, un fiore all’occhiello del Borgo cittadino, insieme alla Torre Normanna, nonostante sia stata restaurata da pochi anni.

Un restauro che la trascinò per molto tempo in una profonda scia di polemiche tra teorie contrapposte, che in questi giorni si sono riaccese.

L’ignaro concittadino che torna dopo alcuni anni nella sua terlizzi, non comprende le motivazioni della “facciata sporca”, che come mostra la foto, appare in stato di completo decadimento, al punto da segnalarne il caso alla nostra redazione, che altro non può se non girare agli addetti ai lavori e alle istituzioni, la preoccupazione dei turisti delusi, al fine di porre rimedio al più presto e ridare dignità al cuore della città.

MONASTERO E CHIOSTRO DELLE CLARISSE – La Storia –  
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Torre delle Clarisse IERI

La comunità monastica delle Clarisse di Terlizzi, la cui erezione canonica fu sancita con atto notarile del 15 settembre 1673 e tra i cui fondatori sono da annoverare il canonico Giovanni Matteo da Gravina e il nobile spagnolo Hermanno Escobar, era alla fine del 1600 piuttosto numerosa e costituita, oltre che dalla badessa, da ventidue coriste, due educande e sette converse.

All’avvio dell’espansione urbanistica primo settecentesca, fu il primo soggetto interessato ad abbandonare la città vecchia, dove era alloggiato l’originario edificio monastico, per realizzare un nuovo e più funzionale complesso fuori le mura, in Borgo. Tale progetto comportava l’abbattimento di una chiesetta votiva dedicata a S. Rocco e dell’antico ospedale gestito dalla confraternita del Monte di Pietà. A coordinare le operazioni di intervento con gli enti ecclesiastici interessati, il capitolo e la confraternita, fu Gaetano Giacinto Chiurlia vescovo di Giovinazzo (1693- 1730), a Terlizzi l’11 maggio 1708. Tra il 1709 e il 1713 furono acquistati un palmento ed una sufficiente quota di terreno dagli Scalera (tra la chiesetta di S. Lucia e e il giardino dei Confreda) e permutati l’antistante ospedale e annessa chiesa di S. Rocco con il vecchio monastero nell’antica civitas. Sebbene già nel 1711 il nuovo monastero era già in buono stato costruttivo, occorsero altri due anni per le rifiniture e i preparativi per il trasloco, effettuato il 29 maggio 1713. Ne occorsero ancora una decina, tra evidenti difficoltà economiche della comunità, per completare e rendere agibile l’annessa chiesa, cosiddetta delle monache, dedicata a S. Anna, appartenuta alle clarisse sino al 1866 e oggi chiesa di S. Gioacchino.
Tratto da: G. Valente, Feudalesimo e feudatari, VI, Mezzina, Molfetta, 2004, pp. 53-55.

 

 

 

 

 

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