Noi Meridionali, nel 1831 avevamo già un “Reddito di dignità o di cittadinanza”

S.M. Ferdinando II michele_emiliano-250x189

Con il Regno delle Due Sicilie, era il decreto n.131 del 4 gennaio 1831 che provvedeva di conferire un “assegno di disoccupazione per coloro i quali non possono assolutamente con il proprio travaglio sostenere se medesimi e la di loro famiglia”. Questi sussidi erano temporanei o perpetui per coloro i quali “per fisico impedimento non potrebbero mai più sostentarsi con il loro travaglio”. Fu creata una apposita Commissione che stabiliva a chi dare questi sussidi e che dava preferenza a giovani orfani o abbandonati, vedove con figli in tenera età, vecchi, ciechi, individui isolati e tanti altri ancora.

La Commissione aveva a disposizione un fondo speciale dal quale prelevava soldi in caso di “soccorsi urgenti”. La discrezione era la base di ogni intervento e l’identità di tutti coloro che avevano diritto all’assegno restava segreta: “considerando esservi degl’individui o famiglie di tali condizioni che aborriscono il far manifesta la propria indigenza, la Commissione assumerà a sé il pietoso ufficio di ricercarle e conoscerle in modi occulti e diligenti onde prestar loro il soccorso che meritano con l’obbligo di custodire segretamente quelle notizie”.

Da un po di tempo sulla questione povertà si è aperto un acceso dibattito in merito alla eventuale assegnazione di un “reddito di cittadinanza” da assegnare alle fasce più deboli. Proposta condivisibile soprattutto perché i poveri, finora, sono stati del tutto ignorati da un governo a trazione nordica e la stragrande maggioranza dei poveri senza alcun reddito in Italia è meridionale.

Non vogliamo che si confonda il nostro approfondimento con un pensiero neoborbonico, non ci appartiene in linea di principio e non vogliamo farne polemica politica, serve a ricordare, semmai ve ne fosse bisogno, che la nostra politica sociale ed economica, non è stata in grado di guardare agli interessi comuni mentre gli scandali per corruzione hanno trascinato lo stato e le istituzioni nel più profondo degrado morale a danno delle fasce più deboli della società.

In Puglia è stato approvato un apposito strumento legislativo per consentire a tutti i cittadini di affrontare la crisi e uscirne in maniera dignitosa. E’ questo il senso che la Regione Puglia, ha attribuito al Reddito di dignità (Red), la misura di contrasto alla povertà e reinserimento sociale varata dal governo regionale e di cui oggi sono stati presentati i primi due avvisi pubblici: quello destinato ai cittadini e quello ai soggetti che ospiteranno i tirocini. Red, infatti, che prevede un contributo fino a 600 euro mensili per 20mila nuclei famigliari, in tutto 60mila pugliesi ogni anno, stabilisce anche uno scambio dei beneficiari con la comunità attraverso la prestazione di lavori e la partecipazione a corsi di formazione.

Per il primo anno saranno stanziati complessivamente 100 milioni di euro.

Potranno accedere al Reddito di dignità tutti i residenti in Puglia da almeno 12 mesi che abbiano un reddito Isee non superiore a tremila euro, soglia che potrà essere elevata in presenza di ulteriori disponibilità finanziarie.

Per saperne di più clicca >> REDDITO DI DIGNITA’ QUI

 

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