Giuseppe Coviello aveva visto bene, la SANB SPA va sciolta

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Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto legislativo del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica.

Nello specifico il testo unico prevede “la drastica riduzione delle società partecipate, con particolare riferimento alle scatole vuote, alle società inattive”.

Il Governo, infatti, ha approvato ieri in via definitiva il decreto legislativo che, in attuazione della legge «Madia», ridefinisce in modo più restrittivo le regole che disciplinano la costituzione di società, nonché l’acquisto, il mantenimento e la gestione di partecipazioni, da parte delle pp.aa. La riforma prevede un doppio meccanismo attuativo: dapprima (entro sei mesi) scatterà una revisione straordinaria, che dovrà portare nel giro di un anno alla alienazione delle partecipazioni «fuori legge», che si stimano essere almeno 5.000. Dal 2018, invece, scatteranno gli obblighi di razionalizzazione periodica, in modo da evitare che i carrozzoni usciti dalla porta rientrino dalla finestra.
In linea generale, alle pubbliche amministrazioni è fatto divieto di costituire o mantenere partecipazioni (anche indirette) in società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali. Non si tratta di una novità, ma finora non è bastato a contenere l’esuberanza degli amministratori.

Giuseppe Coviello

Giuseppe Coviello

In riferimento al citato decreto del Governo, Giuseppe Coviello  in data  20 luglio 2016 scrisse una articolata lettera indirizzata al Dipartimento della funzione pubblica del Ministero, alla Corte dei Conti, alla Guardia di Finanza, alla Prefettura, ai Comuni dell’ARO e alla Regione Puglia, chiedendo che venissero adottati urgenti provvedimenti in merito, e chiedeva “la soppressione della S.A.N.B. S.P.A.per quanto disposto dalla Legge di Stabilità 2015, all’art. 1, comma 611, lettera b) che prevede la soppressione entro il 31/12/2015 delle Società che risultano composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti.Nel disposto non è prevista nessuna deroga, nel formulare questo imperativo la norma è chiara, non richiede alcun genere di interpretazione e non suppone uno studio qualificato per riconoscere gli organismi rientranti nella categoria interessata.”

Alla lettera di Giuseppe Coviello, non risulta sia stato dato ancora alcun riscontro. Ci auguriamo che nei ruoli istituzionali preposti ci sia qualche persona moralmente libera, che possa dare riscontro alla legittima richiesta di chiarimenti di un semplice cittadino contribuente.

Si spera che con questo provvedimento finisca l’epoca dei “furbetti” delle partecipate.

 

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