La storia del Carro Trionfale di Terlizzi dal 1749 ad oggi – VIDEO –

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Carro Trionfale 2016

Simbolo della città e fulcro della Festa Maggiore, il Carro Trionfale è una macchina da festa perfetta, disegnata da De Napoli e realizzata dallo scenografo Affaitati nel 1868 che, da quasi centocinquant’anni, stupisce e affascina i terlizzesi (e non) per la sua maestosità e bellezza.

È il 31 maggio 1931 quando la macchina fotografica di Tempesta immortala, forse per la prima volta, il Carro Trionfale. Sono passati ottantaquattro anni e la fotografia ci descrive la stessa scena di sempre: due ali di folla precedono la macchina, i timonieri, i bambini seduti sul carro, la Madonna di Sovereto, i sessanta uomini devoti che lo spingono e le migliaia di persone che lo inseguono e sospirano ad ogni curva. Tutti coloro che osservano per la prima volta il Carro e la festa, rimangono rapiti e affascinati dalla scena. La maestosità della macchina da festa costringe lo spettatore a tenere la testa all’insù mentre una moltitudine di persone si muove tutta attorno, in un confusa nenia fatta di preghiere, urla, banda e sudore, restituendo quel senso di straniamento che “sconvolge la percezione abituale della realtà”, e che solo il “bello” e l’arte possono trasmettere.

Certo, la festa non è sempre stata come la conosciamo oggi, come del resto il percorso e il carro stesso. Un piccolo indizio ci viene da quell’appunto sulla foto “31-05-1931”, infatti la festa fino ai primi anni Cinquanta si festeggiava a fine maggio e addirittura durante il Settecento e l’Ottocento le celebrazioni iniziavano il 1° maggio, ma la volontà dell’amministrazione sposta per ben due volte i festeggiamenti, fino all’attuale primo fine settimana di agosto.

La prima edizione della festa, per la verità la prima edizione della quale si ha traccia scritta, risale al 1749. In questo periodo non esiste il carro come lo intendiamo oggi, questo proto-carro è si una macchina da festa ma dalle dimensioni più modeste che per la sua realizzazione si serve di un “pittore di carta” e di un “ maestro del carro” che, come scrive Valente: “in simbiosi creativa modellarono i primi soggetti della macchina da festa, l’organismo processionale, sotto forma di campanile mobile, con tutto un complesso e specifico apparato architettonico e decorativo per recare processionalmente in trionfo la sacra icona della Madonna di Sovereto”. Poi nel 1773 viene sistemata sulla gradinata del carro un piccolo complesso musicale “con violini, corno da caccia, oboe e contrabbasso”.

La svolta arriva solo negli anni Ottanta dell’Ottocento quando il carro e il percorso cambiano per assomigliare a quelli che conosciamo oggi. Infatti fino ad all’ora il percorso era rappresentato solo dal rettilineo dell’attuale via Roma (dalla chiesa della “Santa Maria” fino alla “Stella”), e con la fine della costruzione dello “stradone” il percorso del Carro assume le caratteristiche attuali. Anche la macchina da festa cambia, per assumere gli attuali ventidue metri d’altezza e undici di lunghezza. L’impulso a cambiare le cose arriva da Michele De Napoli all’epoca sindaco della città, infatti prima del 1868 il Carro veniva costruito tutti gli anni con fattezze diverse e da scenografi e artigiani diversi, e questo comportava ogni anno un costo sempre maggiore divenendo una zavorra per le casse comunali. È in quell’anno che De Napoli decide di affidare la realizzazione di un unico Carro Trionfale, da smontare e rimontare tutti gli anni, una unica grandiosa macchina che avrebbe una volta per tutto messo fine all’emorragia di denari che la progettazione e la costruzione del Carro rappresentava tutti gli anni.

È proprio lui a curarsi del disegno e affida allo scenografo foggiano Affaitati la realizzazione, con il contributo fondamentale degli ottimi artigiani terlizzesi, e nel 1868 prende forma il Carro e la Festa maggiore come lo conosciamo oggi, o quasi.

Infatti la macchina che vediamo oggi, nello scatto di Sabino Vendola del 2002, è figlia dell’incendio doloso avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1991. Un gesto criminale del quale non si conoscono i responsabili, una chiara intimidazione alla città e un segnale forte di quello che stava avvenendo nella città, di quel trait d’union tra mafia e politica che culmina con lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa con il decreto del Presidente della Repubblica datato 24 marzo 1993. Una violenza dalla quale la città si è riscattata (?) con la ricostruzione del Carro: “ben presto venne fondato un comitato cittadino costituito dall’architetto Michele Gargano, da Angelo D’Ambrosio e dal Mons. Gaetano Valente con il compito di provvedere alla ricostruzione del carro distrutto. Il progetto esecutivo della struttura portante e la direzione tecnica dei lavori fu affidato all’ingegnere Tommaso Malerba.

Alla costruzione del carro parteciparono i maestri falegnami Vincenzo e Michelangelo Tangari. Le decorazioni pittoriche furono affidate ai pittori decoratori Giuseppe Vallarelli e Antonio Gesmundo. Nei quattro grandi ovali del terzo piano furono dipinti, dai pittori Bonaduce, Cipriani, Sforza e Volpe, l’Arcangelo S. Michele, l’Angelo Orante, l’Angelo Cantore e il Redentore reinterpretati dai disegni originali del De Napoli. Gli otto Angeli portalume, posti agli angoli del secondo e terzo piano e le protomi bovine, furono creati dei maestri cartapestai della cooperativa La Farinella”.

Le polemiche sul Carro, su chi gestisce la macchina organizzativa della Festa Maggiore c’erano ai tempi di De Napoli e ci sono tutt’oggi.

È ovvio che una maggiore trasparenza nei conti e nelle scelte sono un elemento fondamentale per una gestione serena della Festa, ma non illudiamoci che le cose possano cambiare. Ma il Carro rievoca altri ricordi. C’è chi crede che quella stagione di violenza, mafia e malaffare sia passata, ma in tutta onestà non si direbbe. Probabilmente i legami tra mafia e potere politico si sono concentrati su altri interessi, riconvertiti e trasformati per rimanere al passo della società. Probabilmente i legami tra criminalità e potere politico hanno solo cambiato aspetto e capibastone.Ma i segnali ci sono tutti, e anche ben evidenti.

La diffusa illegalità, l’inesistente controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, percettibile dai piccoli segnali come la gestione della pista ciclabile, dirigenti comunali sotto processo per aver sottratto milioni di euro alla comunità ma che continuano a controfirmare gli atti del Sindaco, discariche di rifiuti tossici e pericolosi che soffocano e ammalano il territorio e le persone da decenni nell’indifferenza generale di chi dovrebbe controllare e reprimere tali fenomeni, fino alla violenza pura fatta di pallottole, sangue e innocenti colpiti per sbaglio.

Questi sono tutti segnali che dovrebbero far pensare. Forse c’è chi fa finta di non vedere ma a Terlizzi, lo Stato ha perso nuovamente il monopolio della violenza.

Tratto da “eyeonterlizzi” a cura di Arcilatorredibabele 

Vi lasciamo con le immagini video amatoriali dello spostamento del Carro Trionfale avvenuto giovedì 4 agosto 2016

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