Sedute consiliari infruttuose, gravi inefficienze: tanti sprechi di tempo e di denaro

Dr. Vito Ruggieri

Dr. Vito Ruggieri

La nota locuzione inglese “Spending review” resterà un miraggio, ove l’azione amministrativa degli organi di governo locali non riesca a coniugare i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico degli enti locali da ricercare, prioritariamente, nella legalità, nell’efficienza e nell’economicità di gestione.

La prassi amministrativa e, più precisamente, l’andazzo funzionale, sintomatico di sprechi di tempo e di denaro, che mi accingo ad esporre al lettore, è dedotto da notizie, acquisite dalla vox populi, dai mezzi di informazione, dai manifesti pubblici, recanti polemiche politiche e dalle locandine, con cui la cittadinanza viene informata sugli argomenti da trattare nelle sedute consiliari.

La più frequente disfunzionalità che percepisco consiste nella infruttuosità di molte sedute consiliari, che, quindi, hanno un costo ma non producono atti, utili per la collettività.

Ad esempio, il procedimento preordinato ad approvare la manovra finanziaria, connessa al bilancio di previsione 2016 mi è apparso irrituale, caotico ed, addirittura, bizzarro.

La Presidente provvisoria del Consiglio si è rifiutata di comunicare l’aggiornamento dei lavori di una precedente seduta inconcludente ai Consiglieri assenti, non essendo disponibili gli atti istruttori propedeutici al bilancio. A fronte della ragionevole astensione della Presidente facente funzione ad esercitare l’attività scriteriata della comunicazione dell’anomalo aggiornamento dei lavori ai Consiglieri assenti, vi ha provveduto, temerariamente, il Segretario Comunale.

Questi ha costruito una suggestiva (ma priva di pregio), esegesi della pertinente normazione regolamentare, innovando la consolidata ed obiettiva prassi, invalsa a Terlizzi e non solo, che ha generato turbative e conflittualità tra i Consiglieri di maggioranza e di opposizione. Tanto è vero che la seduta si è consumata in un dibattito stucchevole tra il Consigliere di Tria, il Sindaco ed i componenti di maggioranza, essendo assente l’opposizione, senza produzione di alcun provvedimento, salvo il costo di gettoni di presenza e delle spese varie.

Vale la pena evidenziare al lettore che il Segretario, nella circostanza, si sia appropriato dei poteri del Presidente del Consiglio, previsti dalla legge e dal regolamento, in virtù di una inaudita lettura delle relative normative, pur potendo risolvere la diaspora tra la Presidenza e le componenti di maggioranza e di minoranza con modalità più razionali ed aderenti al combinato disposto legislativo – regolamentare.

La tesi ardua dell’organo burocratico di vertice dell’Ente, produttiva di fibrillazioni e diseconomie gravanti sui cittadini si fonda sugli elementi letterali, piuttosto che logico-sistematici del regolamento, che assume il termine “comunicazione”, in luogo di convocazione, ai consiglieri assenti, in caso di aggiornamento dei lavori, disposto dall’organo consiliare.

Sostiene il Segretario, in una missiva esplicativa, che il termine regolamentare “comunicazione” rende “più sfumate” le competenze degli organi comunali, “in applicazione delle procedure a valle dei provvedimenti consiliari”.

In virtù della surriferita invenzione ermeneutica della parola “comunicazione” il prefato organo burocratico auto legittima la sua improvvida azione convocativa dei Consiglieri assenti. Sfugge al medesimo che tale esegesi possa portare a ritenere che altri potrebbero rivendicare la titolarità di tale competenza, non essendo specificata in alcun atto provvedimentale l’appartenenza di tale potere.

Ad esempio, il Dirigente del settore Affari Istituzionali, il Sindaco, i Consiglieri, secondo anzianità, potrebbero ritenersi investiti dall’importante funzione. Purtroppo, l’orientamento applicativo del termine “comunicazione” assunto dal Segretario Comunale e condiviso dal Sindaco e dalla maggioranza appare irrazionale, temerario ed antigiuridico.

La neoprassi inaugurata nel Comune di Terlizzi non trova riferimento, per quanto mi risulti, nei pregressi procedimenti degli enti locali, nella dottrina e nella giurisprudenza.

L’estrosa esegesi, al contrario, appare lesiva del principio fondamentale dell’ordinamento giuridico degli enti locali, che prescrive la tassativa ed inderogabile separazione dei poteri tra gli organi di governo e quelli gestionali.

Ergo, la convocazione o la comunicazione dell’aggiornamento dei lavori ai Consiglieri assenti hanno la stessa ratio: quella di convocare i consiglieri per la trattazione di specifiche e ben predefinite proposte deliberative. Ne consegue che la relativa competenza appartenga, in via esclusiva, al Presidente del Consiglio o ad altro componente dello stesso organo o al Prefetto nell’esercizio dei suoi poteri surrogatori ex lege. Del resto, il Bilancio è stato approvato dopo tanti sprechi di tempo e denaro, a seguito di convocazione del Prefetto.

Gli sprechi assumono maggiore gravità e sconcerto, laddove si prenda in esame la prassi, in vero, invalsa da tempo, alquanto remoto, afferente al riconoscimento ed alla legittimità dei debiti fuori bilancio, conseguenti, ad esempio, a contenziosi tributari.

Si tratta di debiti fuori legge, secondo le mie cognizioni, che gravano sui cittadini, anziché sui responsabili del danno per le ragioni giuridiche e di fatto, che mi sforzerò di esporre con semplicità, al fine di favorire l’intelligenza del lettore, in merito ad una fattispecie di sprechi, alquanto ostica al comune cittadino, inesperto nella complessa materia.

Il Consiglio Comunale, con sconcertante disinvoltura, suole riconoscere la legittimità dei debiti, detti fuori bilancio, dipendenti dalla perdita di cause di natura tributaria, facendo gravare i costi sui cittadini, anziché sui responsabili della mala gestione.

La peculiarità dell’esposizione debitoria del Comune nei confronti del contribuente vittorioso in un giudizio avverso un’ingiusta imposizione tributaria, mi induce a valutare che la prassi del “riconoscimento della legittimità” di tale tipologia di debito sia antigiuridica per illogicità e conflitto con la nozione di debito fuori bilancio.

Detta fattispecie di debito, attiene alle spese irregolarmente assunte per l’esecuzione dei lavori e la fornitura di beni e servizi. A titolo esemplificativo, l’acquisto di un bene mobile od immobile senza il preventivo impegno di spesa è un debito fuori bilancio, mentre non rientrano in tale nozione, gli oneri finanziari, prodotti dalla negligenza o da grave colpa od imperizia dei responsabili di indebita imposizione tributaria.

Ne discende che gli oneri finanziari derivanti da una causa tributaria persa non possono essere riconosciuti come legittimi. Tale tipologia di debiti potrà esser anticipata al ricorrente vittorioso dal Comune, il quale, però, dovrà recuperare l’indebito esborso da chi abbia prodotto il danno erariale, azionando, ove occorra, un giudizio di responsabilità presso la Corte dei Conti. Sembra utile precisare che il mancato recupero dell’indebito esborso implica responsabilità omissive e contabili a carico del competente organo di governo e degli organismi interni di controllo.

Peraltro, non basta una sentenza esecutiva per riconoscere la legittimità di un debito fuori bilancio, poiché occorre, preliminarmente, accertare la sussistenza o meno di colpe giuridico-amministrative dei responsabili della gestione.

Le anomalie della prassi amministrativa del Comune di Terlizzi sono ampiamente diffuse. Tuttavia, mi limito a qualche accenno, riservandomi di entrare nel dettaglio, appena possibile.

Il Comune di Terlizzi ha conferito in appalto la registrazione e la trascrizione degli interventi dei consiglieri, assumendo un onere di circa trentamila euro a carico del bilancio.

Tuttavia, la resocontazione del dibattito consiliare non viene allegata alle deliberazioni, generando complicazioni giuridiche-amministrative.

A cura del Dr. Vito Ruggieri – Già Segretario Generale del Comune di Andria

 

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