Ecomafia 2016, la Puglia con 2.437 infrazioni passa dal primo al quarto posto nella classifica dell’illegalità ambientale

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Sull’argomento scrivemmo un articolo a marzo 2016 che al riguardo parlava di Terlizzi, la conferenza di Legambiente in qualche modo lo conferma. Legambiente Puglia ha presentato le storie e i numeri della criminalità ambientale, diminuiscono i reati legati al ciclo dei rifiuti e del cemento e quelli contro la fauna mentre preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare.

«Fondamentale l’attività di controllo del territorio e contrasto delle illegalità ambientali che stanno portando avanti le forze dell’ordine e la magistratura, in particolare la Procura di Bari sui traffici internazionali di rifiuti e la Procura di Lecce sull’abbattimento degli immobili abusivi». Foggia e Bari si confermano fra le prime 10 province per illegalità ambientale in Italia nel 2015.

Nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati arrivano i primi segnali di un’inversione di tendenza, dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace. Nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati, sono 27.745. Per dirla in altro modo, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti. Crescono, invece, gli illeciti nella filiera agroalimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi. In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi).

Sono questi in sintesi i numeri nazionali che emergono da Ecomafia 2016 di Legambiente, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat, presentato a Roma e contemporaneamente a Bari, dove i dati pugliesi sono stati illustrati, nel corso di una conferenza stampa, da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Antonio Maruccia, Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Lecce, Giuseppe Volpe, Procuratore della Repubblica di Bari, e dei rappresentanti regionali delle forze dell’ordine.

«I numeri pugliesi del Rapporto Ecomafia 2016 ci consegnano la fotografia di una regione in cui le illegalità ambientali sono in netto calo. Infatti, la Puglia nella classifica generale dell’illegalità ambientale passa dal primo al quarto posto con 2.437 infrazioni accertate mentre lo scorso anno erano ben 4.499. Inoltre, diminuiscono i reati legati al ciclo dei rifiuti e del cemento, quelli contro la fauna mentre preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare. Una inversione di tendenza dovuta sia agli effetti del nuovo sistema sanzionatorio introdotto dalla nuova legge sugli ecoreati ma anche alla costante attività di controllo, contrasto e repressione delle forze dell’ordine e della magistratura, che sta giocando un ruolo importante  soprattutto sotto il profilo della deterrenza. A tal proposito ricordiamo l’impegno della Procura di Bari sulle strategie di contrasto al traffico internazionale illecito di rifiuti.

Preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare. Numerose le operazioni portate a termine nel 2015 dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato del Comando Regionale Puglia mirate a garantire la sicurezza agroalimentare e a tutelare i consumatori da frodi e contraffazioni che colpiscono principalmente i prodotti a marchio protetto (comune pane di semola spacciato per Dop, prodotti alimentari scaduti o mal conservati, olive da tavola colorate con additivi chimici, olio extracomunitario venduto come 100% italiano). Con l’operazione denominata “Aliud pro olio”, dello scorso febbraio, la Guardia di Finanza ha impedito che circa 2.000 tonnellate di finto extravergine italiano, proveniente da Grecia e Spagna, finissero in commercio.

La corruzione è sicuramente il peggior nemico dell’ambiente. Gli appalti pubblici nel settore dell’ambiente sono tra quelli più esposti alla corruzione e alla criminalità organizzata. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016, in Puglia ci sono state 16 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 98 persone arrestate, 188 denunciate e 33 sequestri effettuati.

“Indagini sono in corso da parte della Procura della Repubblica di Bari sull’affidamento degli appalti per lo smaltimento e raccolta dei rifiuti alle società incaricate dalle pubbliche amministrazioni pugliesi.” Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Bari, Giuseppe Volpe, intervenendo a Bari alla presentazione del rapporto di Legambiente, ‘Ecomafia 2016’.
A margine dell’incontro, Volpe ha spiegato che “L’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, aveva segnalato che ci sono stati dei ritardi e degli inadempimenti da parte della Regione e di molte amministrazioni comunali che avevano rinnovato gli appalti per lo smaltimento e la raccolta dei rifiuti. E su questo non posso dirvi nulla che riguardi le indagini”.

Le storie e i numeri del crimine ambientale, regione per regione, le notizie di attualità e numerosi approfondimenti sono disponibili sul portale www.noecomafia.it 

 

 

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