“Habeas Corpus”: riflessione su Reale, Virtuale, Quotidiano

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Il 26 maggio scorso, presso la libreria “le città invisibili” in Terlizzi, un gruppo di amici ha conversato e riflettuto ad alta voce sulla raccolta di liriche di Pasquale Vitagliano, dal titolo “Habeas Corpus”.

Di proposito non ho scritto: “la cerimonia di presentazione della …”, perchè si è trattato di un incontro senza fronzoli e vana formalità.

Gianpaolo Altamura ha dato l’avvio proponendo le sue impressioni e riflessioni su quest’ultima fatica di Pasquale. Una relazione accurata che ha toccato temi forti e attuali riguardanti la quotidianità, la realtà,il mondo globale e virtuale.

Una sorta di proporzione, si direbbe in matematica, dove quotidianità : realtà = mondo globale : virtuale (leggasi la quotidianità sta alla realtà come il mondo globale sta a quello virtuale); anche la matematica, a mio modesto avviso, è poesia, come pure la filosofia.

Elisabetta Stragapede ha letto alcune liriche e di volta in volta, ci si è fermati a discutere e a stimolare Pasquale perché chiarisse il suo pensiero, il messaggio intrinseco del suo lavoro a livello stilistico, estetico e contenutistico.

Poesia civile, ha affermato l’amico Pasquale, che affronta i temi della fatica, del dolore, della solitudine dell’uomo e della mistificazione della realtà.

Le mediazioni a cui spesso e volentieri ricorriamo, consciamente e non, le ipocrisie che ci circondano e di cui ci nutriamo giorno per giorno, la virtualità che ci assale, i sentimenti su se stessi ripiegati e chiusi sotto chiave nei nostri armadi segreti come si fa con gli scheletri, “le bugie nascoste sotto i tappeti” e “la verità che dorme sotto le coperte” (da :“Odio i tappeti”),tutto ci riporta alla parvenza di realtà e alla decadenza morale ed estetica.

È una fase di stasi della civiltà in un mondo tecnologico e altamente competitivo che, in opposizione alla stasi, corre a rotta di collo. In un mondo globalizzato e digitalizzato che ha smarrito il senso del limite umano, un mondo che vuole offrirci l’immortalità, ma non quella dell’anima, per chi ci crede, bensì quella del corpo. E si susseguono studi, si attuano sperimentazioni esi perseguono nuove vie anche a danno della natura.

Proprio la natura spesso messa da parte, offesa, vilipesa, violata e inquinata in tutte le sue forme e manifestazioni.

La poesia di Pasquale, quindi, ben si colloca nel tempo che viviamo e spazia a tutto campo sul palcoscenico del mondo.

C’è una vena di tristezza, di dolore, di sconforto e forse anche di stoica sofferenza in questo lavoro. Si sente l’affanno e si avverte lo sconforto, l’afasia che trattiene la parola e lo sforzo alla ricerca della verità. Appesantisce tutto ciò, il volo lirico, alto in alcuni momenti, meno in altri.

E ancora nella lirica “Non sono un animale” i versi “Il cuore non è un astro è il muscolo invisibile che mi strozza” testimoniano il dolore che urla a denti stretti la sofferenza esistenziale e innervandole delicate ed innocenti immagini. 12342603_10206914987986725_1416746231869351487_n

La raccolta “Habeas Corpus” è un grido di allarme, una denuncia a tutto campo finalizzata a riappropriarsi della dimensione umana, a mettere al centro l’uomo e non il profitto a tutti i costi e con ogni mezzo. Una esortazione a non lasciarsi abbagliare da miraggi virtuali e illusori che obnubilano la mente, confondono l’esistenza e rendono l’uomo schiavo di se stesso.

In conclusione, a mio modesto avviso, si tratta di comprendere e accettare la realtà, non solo quando ci gratifica ma anche quando mette a nudo i limiti e le debolezze umane con cui dobbiamo, gioco forza, convivere.

D’altra parte,ci si deve rendere conto che la vita è evoluzione e non stasi, ragion per cui anche la scienza, la ricerca e l’essere umano devono inchinarsi alla natura e alle sue leggi.

Pasquale Malerba

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