Una politica da sprovveduti “demolisce” l’Ospedale Sarcone

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Da destra a sinistra tutti colpevoli!

Si tutti, tutti coloro che in politica, direttamente o indirettamente, hanno partecipato alle scelte degli ultimi 15 anni andrebbero messi sotto accusa per le responsabilità relative al fatto che il Sarcone viene “demolito” ogni giorno, mattone dopo mattone.

Doveva verificarsi l’emergenza del parto al pronto soccorso di Terlizzi per comprendere l’importanza del Sarcone per il territorio, che da 50 anni è stato punto di riferimento per ogni tipo di cura. Diciamo che la nascita non programmata della piccola Lucia forse è stata la vera occasione per prendere coscienza di quanto la politica sia inadeguata alle reali esigenze delle popolazioni.

La “chiusura” del Sarcone però, non è un fulmine caduto a ciel sereno, era già nei fatti, nelle manovre di accaparramento di posti letto e personale da parte di Corato ( e non solo), che negli ultimi anni lo hanno smontato, disarticolato, impoverito.

Diminuivano i reparti e le prestazioni mentre si investivano valanghe di quattrini per rendere il Sarcone più efficiente e moderno. Si spendevano soldi mentre si disegnava una mappa della sanità pugliese nella quale Terlizzi non c’era ormai più, ma in realtà non c’era più anche la rivale Corato, tutto smantellato e sacrificato ad uno schema Bari-centrico della sanità di questa vasta area a nord della Metropoli.

I terlizzesi sapevano bene ormai da anni che per le questioni di salute più importanti, tranne che per rari casi, bisognava viaggiare in direzione Bari, verso il San Paolo, il Policlinico, il Di Venere, il Giovanni XXIII. E quando non lo si faceva per scelta erano gli stessi sanitari del Sarcone o del 118 a mandarti nel capoluogo in tutta fretta.

L’ospedale che il Sarcone era stato per decenni, l’ospedale dove trovavi una risposta a tutto, era finito già da anni, ormai, e la sua fine era cominciata paradossalmente da quella che doveva essere una rinascita, dai lavori di adeguamento.

Si adeguavano i reparti, si montavano sale operatorie nuove di zecca, si lavorava ad un pronto soccorso avveniristico e nel frattempo si progettava la sua chiusura e di tutti i piccoli ospedali come il Sarcone, dove erano i nostri compiacenti politici regionali e nazionali di destra e di sinistra?

Cosa hanno fatto, oltre le solite passerelle elettorali e lo scarica barile, NULLA!

Ora li vediamo sugli organi di informazione come se fossero anime innocenti, gridare allo scandalo perchè il Sarcone chiude, mentre invocano le piazze, da cui non potrà che nascere una protesta servile fatta di soli militanti, destinata a fallire per la scarsa fiducia dei cittadini verso quei politici.

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La protesta contro il provvedimento di Fitto

In realtà le migliaia di terlizzesi scesi in piazza 13 anni fa, sia per il Sarcone che per chiedere una buona assistenza sanitaria garantita a tutti, in questi 13 anni si sono gradatamente resi conto che la buona battaglia era stata persa e che nel miraggio di uno Stato che garantisce servizi sanitari a tutti in maniera efficiente, si era fatto spazio il profitto e l’appetito dei privati.

Le lunghe liste d’attesa per la diagnostica negli ospedali pugliesi (281 giorni per una mammografia, 125 giorni per una colonoscopia), non hanno fatto altro che far prosperare le strutture private, che gli esami li svolgono rapidamente, per chi può pagare. La chiusura di molti reparti sul territorio ha rafforzato le cliniche private, che hanno soppiantato i reparti d’eccellenza delle strutture pubbliche come l’ostetricia di Terlizzi.

Il colpo di grazia l’ha dato la crisi finanziaria e la conseguente “Spending Review”, che hanno dato ai Governi l’alibi con il quale effettuare tagli forsennati al sistema sanitario per risanare i conti dello Stato. I cittadini ci hanno creduto e hanno in sostanza condiviso la politica del rigore, o  più probabilmente l’hanno solo subita, senza riflettere troppo sulle conseguenze.

Ecco quindi riapparire il privato dove il pubblico indietreggia, forse anche a Terlizzi, dove si era già parlato di un’eventualità del genere, nell’ormai lontano 2002.

L’assenza della Gente nelle fallite manifestazioni di questi ultimi mesi a difesa del Sarcone ha questo significato: “abbiamo già lottato e ci avete deluso”.

Forse è il caso che i politici che hanno responsabilità nella gestione della cosa pubblica negli ultimi anni si tenessero da parte, la città avrebbe da guadagnarci.

 

 

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