Integrazione e inclusione scolastica degli alunni stranieri – Leso il diritto allo studio

scuola

Riceviamo e pubblichiamo una segnalazione firmata dal rappresentante dell’Organizzazione Sindacale Cobas Scuola di Bari, prof. Gaetano Magarelli, indirizzata all’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, all’Ufficio Scolastico Ambito Territoriale per la Provincia di Bari e al Dirigente Scolastico del 1° Circolo Didattico di Terlizzi BA. CLICCA QUI PER LEGGERE LA LETTERA

Riportiamo di seguito una lettera aperta di Angelo De Finis.

Inclusione scolastica, lettera aperta di Angelo De Finis: “La scuola per tutti”

Le scuole inclusive sono organizzazioni che rimuovono i pregiudizi e creano un clima adatto per trovare soluzioni ai problemi. L’inclusione non vuol dire assicurare un posto in classe. Essere inclusivi richiede uno sforzo continuo che assicuri una partecipazione attiva dell’alunno nell’ambito pedagogico e sociale.

La mediazione linguistico-culturale e interculturale

Il docente è il pedagogo che accompagna gli alunni nei luoghi dell’apprendimento, nei contesti di apprendimento, e li aiuta, li orienta.

Un alunno straniero non può essere lasciato a carico dell’insegnante di classe. Svolgere i programmi scolastici in una classe con ragazzi che non conoscono la lingua è impossibile. Si mette a seri rischi sia l’integrazione dell’alunno sia la didattica nella classe. Si impedisce ai bambini un approccio sereno all’apprendimento.

Tra l’altro i figli di stranieri nati in Italia non comprendono bene la loro identità. La presenza di un mediatore culturale accanto a loro li aiuta a superare questa enorme difficoltà di partenza.

La mediazione interculturale va, inoltre, considerata come l’incontro di culture diverse che si mescolano e si modificano reciprocamente, realizzando così l’integrazione e l’inclusione degli alunni stranieri nella nostra lingua e cultura, nel rispetto e nella valorizzazione della lingua e della cultura di origine.

Troppo spesso si fa l’errore di pensare alla cultura come a una identità fissa e statica, data una volta per tutte, mentre in essa prevalgono l’aspetto dinamico, i continui mutamenti e interazioni.

La Scuola diventa quindi luogo di accoglienza, di incontro – confronto – scambio fra culture.

Alunni stranieri e italiani

Se guardiamo all’insieme degli alunni non italiani si assiste a un aumento costante del loro numero. Gli studenti non italiani sono più di ottocentomila, senza contare l’università, quasi il dieci per cento della popolazione studentesca. Fiumi d’inchiostro si sono spesi e si spendono per affermare il valore internazionale dell’inclusione e dell’integrazione scolastica degli studenti stranieri: Il concetto innovativo dalla scuola di tutti alla scuola per tutti.

Ma come realizzare tutto questo, concretamente. I problemi sono tanti, pensiamo alle difficoltà che molte famiglie hanno nell’aiutare i propri figli nello studio a casa, soprattutto in quelle materie per le quali è richiesta una buona conoscenza della lingua italiana.

Il problema naturalmente non riguarda solo gli alunni stranieri, ma ad esempio tutti i ragazzi italiani in condizioni socio-economiche svantaggiate. Uno dei casi esemplificativi da questo punto di vista è quello della “segregazione scolastica”. Due parole che nascondono al loro interno un intero mondo. Per segregazione scolastica si intende infatti il fenomeno secondo il quale gli alunni più disagiati, al termine della scuola secondaria di primo grado, sono quasi automaticamente portati a “snobbare” i licei e a “scegliere” gli istituti tecnici o quelli professionali. Questi istituti vengono considerati di serie B e nella scelta, sono le stesse linee guida del MIUR a parlarne, influisce anche una vera e propria discriminazione da parte degli insegnanti portati a “consigliare” agli alunni più problematici l’iscrizione a queste scuole. Tali istituti diventano così in una volta sola quelli dove si iscrivono gli studenti più in difficoltà, quelli con un tasso di bocciature maggiori e quelli con una percentuale di abbandono scolastico più alta.

Ripensare la scuola nella società di oggi

La scuola è anche un luogo su cui le famiglie, spesso, riversano attese di aiuto nel crescere i figli.

La famiglia in questo momento storico risulta sempre più multiforme. Si parla infatti, ormai, di famiglie “al plurale”: famiglie ricomposte, famiglie monogenitoriali, famiglie allargate, monosessuali ecc.

Un punto critico riguarda il fatto che la scuola deve saper prendere in carico i bambini e i ragazzi per aiutarli a inserirsi nella società in cui vivono.

Scuola, Famiglie e Territorio.

È importante rendere non solo la scuola ma l’intera società responsabile dell’inserimento scolastico e sociale degli alunni stranieri e dei ragazzi italiani particolarmente disagiati, creando così, finalmente, una buona scuola per tutti.

Far entrare il territorio nella scuola e fare in modo che il territorio consideri la scuola un proprio patrimonio da preservare, difendere, far crescere. Condividere esperienze, relazioni, appartenenza. L’essere insieme rendono la scuola unica e irripetibile. Una comunità plurale perché accoglie tutti e ciascuno con la propria originalissima storia.

“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli!” Martin Luther King.

Angelo De Finis – Cobas Terlizzi

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