Libertè, Egalitè, Fraternitè: nel 25 Aprile italiano

Pasquale Malerba

Pasquale Malerba

Questi inestimabili valori definiscono sinteticamente la  rivoluzione francese e rappresentano una importante e fondamentale  tappa nella storia dell’umanità, nel cammino dell’uomo verso il progresso.

L’illuminismo, (dal francese “illuminisme”  capacità illuminatrice della ragione) meglio interpretò il nuovo percorsoin atto del pensiero  tendente  al rinnovamento  della vita sociale e della cultura, allo sviluppo della civiltà e del progresso in funzione del miglioramento  della vita di tutti gli uomini.

Attraverso l’uso  della ragione,  si ridiscute l’interpretazione della storia  ora basata sulla osservazione della realtà, sulla conoscenza e sull’esperienzae la stessa storia viene vista come la ricerca di un progresso finalizzato ad affrancare l’uomo dall’ignoranza e dal pregiudizio.

Nasce una nuova realtà sociale, la borghesia che, non solo combattè con forza e determinazione i pregiudizi ed i privilegi delle storiche classi sociali e politiche (la monarchia assoluta, la nobiltà ed il clero), ma contribuì alla divulgazione delle idee progressiste che interpretavano il rinnovamento in atto (del pensiero e della morale) come opera dell’uomo e non di un preciso disegno di Dio.

La morale obbediva  alla volontà dei singoli uomini e non alla religione e aveva  come finalità il raggiungimento della felicità.

Il bisogno di libertà e di giustizia diventa una conquista universale a cui tutti i popoli tendono.

Nel campo economico la borghesia capitalista adotta le dottrine economiche liberiste di A. Smith che sottolineava la neces­sità del libero scambio delle merci e, in generale, della libertà in tutte le attività economi­che e produttive.  Il capitalismo viene salutato come migliore sistema economico perché regolato dalle leggi del mercato, cioè dalle leggi della domanda e della offerta.

In campo politico Montesquieu teorizza  il nuovo Stato organizzato in tre diversi poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Quindi, l’illuminismo, la rivoluzione francese e la nascita della borghesia, rivoluzionano l’Europa tutta e gettano le basi della modernità.

Una modernità che, grazie all’impulso del progresso scientifico, ha sviluppato e imposto ritmi impressionanti di sviluppo nel campo economico, politico e sociale.

Oggi, alla luce degli scandali e del dilagante ed inarrestabile fenomeno corruttivo a tutte le latitudini e a tutti i livelli, viene da chiedersi:

ma siamo veramente liberi e affrancati da una condizione di subordinazione sociale, da una condizione in cui l’uomo è succube di una economia regolata essenzialmente dal denaro, dal concetto di surplus economico e di potere, da una ingiusta e disuguale distribuzione della ricchezza e dal conseguente  sfruttamento dell’uomo e della terra su cui viviamo?

Le banche controllano il denaro e impongono le loro regole con discutibili contratti;

le assicurazioni tutelano “ in primis” i loro interessi non sempre in armonia con la trasparenza e la piena legittimità;

le borse, la speculazione finanziaria ed i banchieri governano le cosiddette leggi del mercato e incancreniscono il mondo.

La globalizzazione o mondializzazione che dir si voglia ha inventato l’uomo moderno, l’uomo virtuale con la sua vita precaria, incerta, flessibile, assoggettata e sottomessa alle leggi di mercato sul cui altare al novello Abramo viene chiesto di immolare il proprio figlio Isacco.

Gli ipermercati sono il paradiso dell’uomo virtuale, dove si va da vivi a trascorrere le rigide domeniche invernali e d’estate a trascorrere indimenticabili serate all’aperto sotto gli ombrelloni variopinti dei MacDonald’s e di Spizzy. Completa il quadro la “casta”, formata da coloro che godono di privilegi a fronte di discutibili e inverosimili meriti e da “pochi eletti” che hanno in mano le redini del mondo.

L’uomo moderno ha venduto la sua anima al potere della  finanza e ripudia la democrazia senza tenere in considerazione che la disuguaglianza sociale che ne deriva mette a rischio il proprio futuro e soprattutto quello delle nuove generazioni.

C’è bisogno di un nuovo Rinascimento che metta l’uomo al centro del mondo, la cultura, l’arte.

C’è bisogno di coltivare l’ideale di libertà e di bellezza.

Libertà intesa come consapevolezza della diversità antropologica, etnica, culturale, geografica e ambientale.

Bellezza come forza evocativa capace di generare  forme d’arte quali la musica, la poesia, la pittura  che sublimano l’uomo e lo rendono immune dalla esagerata e irriducibile sete di denaro e di potere.

Forse tutto ciò è utopia, idealismo di chi non ha i piedi per terra?

Ma chi l’ha detto che non si può cominciare a pensare e ad agire in tal senso?

Magari i nostri politici, ad ogni livello, cominciassero a ragionare in tal senso, non è poi così … “facile”.

Tutti dovremmo riflettere sul senso della storia, sul senso delle parole Liberté, Egalité, Fraternité.

E non venite a dirmi che questo è buonismo, altrimenti di che cambiamento andiamo cianciando, tutti.

In questo modo sì che sarà possibile il cambiamento.

Pasquale Malerba – Già Docente di Lingue e Letterature Straniere

 

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