Appello al voto referendario del Partito Democratico di Terlizzi

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Domenica diciassette aprile, i cittadini, sono chiamati per scegliere se vivere in paese basato sul turismo con ambiente salubre o un ambiente inquinato e comandato dai petrolieri. Il SI al referendum è motivato dalla considerazione che la nostra ricchezza non si chiama petrolio, la nostra ricchezza sono: le coste, il turismo, le produzione agroalimentari di qualità, la biodiversità, l’innovazione industriale e l’energia alternativa.

Quindi gli unici a guadagnare sarebbero i petrolieri visto che le royalties che pagano sono le più basse al mondo. Il mare italiano ha riserve per soddisfare il fabbisogno energetico pari a sole sette settimane per il petrolio e soli sei mesi per il gas.

Giovedì 7 aprile nella sede del PD terlizzese si è tenuto un incontro molto partecipato, per illustrare le ragioni del SI al referendum del 17 aprile, durante il quale il Segretario GD metropolitano terra di Bari Davide Montanaro, ha evidenziato l’importanza del voto in quanto l’astensionismo la darebbe vinta ai petrolieri e perchè il referendum è l’unico modo che i cittadini hanno per abrogare una legge.

Dopo è stata la volta del giurista ambientale Avv. Mario Tagliaferro  che ha evidenziato con competenza,  individuando nella questione energetica, la questione madre da cui dipende il nostro modello di vita. L’uso dell’energia, infatti, condiziona le nostre azioni e ogni nostro gesto quotidiano.

L’avvocato salentino, difensore del comune di Melendugno sulla vicenda del gasdotto, ripercorre la normativa nazionale citando il Piano Strategico Energetico del 1988 e il Documento Energetico del 2013, con visione al 2050 e obiettivo dichiarato del raggiungimento del 60% di utilizzo di energie da fonte rinnovabile e graduale abbandono dell’energia fossile (petrolio, gas, carbone).

L’evento è stato concluso con l’intervento dell’assessore regionale Giovanni Giannini, sempre presente alla vita politica del circolo del PD di Terlizzi, ha ricalcato la ricostruzione storico-normativa fatta da Tagliaferro, ricordando che non si può fare una scelta così in netto contrasto con la normativa laddove esiste soltanto una circolare e non un piano.

Occorre rivisitare il rapporto ambiente – sistemi produttivi per far spazio al cosiddetto Principio di Precauzione, secondo cui bisogna tutelare il più possibile il contesto geografico in prossimità di un pozzo petrolifero. I contributi derivanti (royalties) vengono corrisposte agli Enti Locali quando si estraggono oltre 20.000 t di petrolio: ecco perché molti petrolieri hanno interesse a prolungare vita natural durante l’estrazione di energia fossile, così da assicurarsi una rendita costante.

Occorre quindi assicurare alle future generazioni un modello di sfruttamento dell’energia che miri a tutelare l’ambiente e di conseguenza a salvaguardare la salute dei cittadini, sicuramente più preziosa rispetto al guadagno dei petrolieri.

 

 

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