“Post Mortem” la Sentenza Scianatico Laterificio Pugliese, una magra quanto insignificante consolazione

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Arriva come una coltellata sferrata ad un cadavere la sentenza di primo grado nel processo sull’inquinamento prodotto fino al 2010 dal Laterificio Pugliese, industria chiusa da 5 ani e oggi ridotta ad un rudere industriale.

Per i terlizzesi era semplicemente “Scianatico”, quella fabbrica sorta a ridosso del cimitero nei primi anni del 1900, e diventata per Terlizzi come la Fiat è stata per Torino. Quasi tutte le famiglie avevano un parente che lavorava per Scianatico o impiegato nell’indotto della fabbrica, a far manutenzione ai macchinari o a trasportare la materia prima o a consegnare i mattoni prodotti a Terlizzi in giro per tutta la Puglia.

E come la Fiat, Scianatico accontentava i potenti e i politici locali con le assunzioni di manodopera, con gli incarichi professionali, ed altro ancora. Il suo proprietario era per tutti don Michele, e mezza Terlizzi si rivolgeva a lui per un contributo alla Festa Patronale, per un patrocinio ad un’iniziativa o per sponsorizzare la locale squadra di volley.

Nel frattempo l’industria si ingrandiva e diventava sempre più ingombrante la sua presenza nel tessuto cittadino e sempre più pesante il suo impatto sull’ambiente.

I fumi ed i rumori si spandevano sulla città, che nel frattempo era cresciuta e aveva circondato l’azienda, e cominciava a radicarsi la convinzione che l’inquinamento prodotto dal Laterificio portasse malattie e tumori. Una convinzione mai supportata da dati scientifici, dato che uno studio epidemiologico condotto da quel prof. Giorgio Assennato che poi sarebbe diventato direttore dell’ARPA Puglia, non aveva portato a nessun risultato.

A partire dagli anni ’90 i contrasti tra una parte della popolazione e l’azienda diventarono sempre più frequenti e Nichi Vendola, all’epoca parlamentare di Rifondazione Comunista, si fece paladino delle istanze dei suoi cittadini con numerose azioni, fino ad instaurare un vero e proprio contenzioso legale con la famiglia Scianatico.

Si cominciò a parlare di chiudere la fabbrica o di spostarla altrove.

Quando la coalizione di centrosinistra nel 2003 vinse le elezioni con Vincenzo Di Tria, si volle onorare l’impegno preso con i cittadini in campagna elettorale e si procedette ad un accordo con l’azienda per “Delocalizzare” lo stabilimento.

Nel frattempo Nichi Vendola era diventato governatore della Puglia, e fu proprio lui a farsi garante della firma del Protocollo d’Intesa tra Comune e Laterificio, sottoscritto davanti a lui il 5 Aprile del 2006.

Il Comune di Terlizzi con il centrosinistra aveva cambiato atteggiamento nei confronti del Laterificio, e se dialogava per ottenerne la delocalizzazione, nel frattempo controllava che il processo produttivo non producesse danni all’ambiente e al territorio.

Per questo nel 2004 aveva chiesto all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente di effettuare una campagna di monitoraggio dell’ambiente cittadino. Le centraline registrarono alcuni sforamenti dei valori di polveri sottili, ma l’ARPA fu in grado di stabilire con certezza che gli sforamenti dipendessero dal sito industriale.

Comunque, l’amministrazione comunale procedette ad imporre una serie di vincoli all’azienda per ridurre l’impatto della produzione industriale sull’ambiente, e  gradatamente il Laterificio modificò la struttura industriale per diminuire l’impatto sulla città e cambiò il combustibile utilizzato dai forni, passando dall’olio combustibile al metano.

Il Circolo terlizzese di Legambiente è stato sempre molto scettico nei confronti dell’operato dell’azienda e dell’amministrazione comunale, contestando i contenuti del Protocollo firmato nel 2006, ed denunciando quelle che riteneva irregolarità nella produzione con i conseguenti danni alla cittadinanza.

Come spesso avviene in Italia, la Giustizia arriva ad emettere le sentenze dopo anni, quando le condizioni sono totalmente cambiate.

Il Laterificio ha chiuso nel 2010, travolto dalla crisi del mattone, che partendo dalla Spagna ha travolto l’economia degli altri Paesi Europei.

La fabbrica ora è un gigante arrugginito che aspetta una soluzione, che certo non sarà più quell’avveniristica proposta presentata al Comune nel 2010 ancora visibile all’indirizzo Video >(http://www.formae.it/terlizzi/), perché nel frattempo sono cambiate troppe cose.

La sentenza di primo grado condanna ad un anno di reclusione per disastro colposo la legale rappresentante delle due società che gestivano il Laterificio, Maria Luisa Garofalo, e il direttore responsabile dello stabilimento, Pasquale Vendola.

Sono passati svariati decenni, l’industria ha prodotto e ha inquinato, ma non è dato sapere se e quanta gente è morta a causa dei mattoni di “Scianatico”, e forse non lo sapremo mai.

La sentenza non indennizza i parenti di chi è morto per un tumore riconducibile ai fumi dell’azienda, ma si limita a beneficiare il Circolo di Legambiente con 20.000€ e ad assegnare la stessa somma al Comune di Terlizzi.

Chi parla di trionfo della Giustizia, dovrebbe riflettere e ricredersi, tanto più che sembra che si stia aprendo un altro capitolo con un processo d’appello che verosimilmente durerà altri lunghi anni.

Ciò che è certo è che il cadavere arrugginito del gigante ci farà compagnia ancora per altri decenni, a ricordarci un passato dalle molte ombre.

 

 

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