“Strana procedura” per affidamento, costruzione e gestione piscina coperta a privati

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La giunta e gli organi burocratici di vertice, a probabile insaputa del consiglio comunale di Terlizzi, hanno ideato e realizzato un maldestro procedimento per la realizzazione di una struttura “sportivo-ricreativa” con piscina coperta, mediante esperimento di una cosiddetta procedura negoziata, ossia, a trattativa privata in deroga, o melius, in contrasto con la legislazione nazionale ed europea.

A tal fine, i medesimi hanno escogitato un’artificiosa applicazione delle norme tecniche di esecuzione, in acronimo N.T.E., annesse al fatiscente piano regolatore generale, prevedenti l’ipotesi della concessione del diritto di superficie su aree di uso pubblico a cooperative, enti e privati per realizzare “attrezzature ricreative, culturali, associative e commerciali”.

Il primo vizio del procedimento consiste nella equiparazione delle attrezzature sportive, non previste nelle N.T.E., a quelle ricreative.

Rileva, poi, con maggiore gravità, la violazione della legislazione nazionale ed auropea, in materia di appalti, e dell’ordinamento giuridico degli enti locali nella parte afferente al principio della separazione dei poteri degli organi comunali.

La concessione di aree appartenenti al patrimonio pubblico in diritto di superficie a privati, onde prevenire un uso prettamente privatistico, in dispregio del bene comune, postula la necessità che l’atto iniziale del procedimento sia adottato dal supremo organo di governo, cioè dal consiglio, cui compete, in via esclusiva , il potere di programmare e dettare regole ed indirizzi generali e di assumere gli atti fondamentali, garantisti dell’efficienza, dellefficiacia e dell’economicità di gestione, in merito al trasferimento di beni e servizi nella disponibilità di terzi

Peraltro, il generico disposto delle N.T.E. richiede, propedeuticamente, la necessità di un’autentica esegesi della normazione in questione e della tipizzazione delle “esigenze comunali”, propizie al soddisfacimento dell’utilità sociale.

Non sembra pacifico, infatti, che l’anamnesi letterale ed autentica delle N.T.E. da parte del consiglio si sarebbe conclusa con la manifestazione di giudizio e di volontà, secondo cui gli impianti sportivi fossero compresi nella casistica delle aree pubbliche concedibili in diritto di superficie.

In ogni caso, la mancanza dell’imprescindibile e prodromica attività programmatica e regolatoria del consiglio inficia, nel merito e nella forma, l’atto di indirizzo n° 193 del 26/11/2014, adottato dalla giunta e la connessa attività gestionale della sfera dirigenziale  per violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere .

La giunta ha, sostanzialmente, emanato un atto dispositivo con il quale ha manifestato, illegittimanente la volontà di realizzare una struttura sportivo-ricreativa con capitale privato, su un terreno comunale avvalendosi di un operatore, scelto con un’atipica gara, a cui concedere il diritto di superficie di un suolo pubblico. La struttura dovrebbe essere realizzata con servizi e capitali del privato, prescelto con un sistema pseudo project financing, il cui corrispettivo è costituito dalla gestione degli impianti sportivi.

Dalla lettura dei rispettivi atti sembra che la giunta ed il dirigente fondino l’ingegnosa procedura sugli atti 30 e 38 del d.lgs. 163/2006, concernente il codice degli appalti, e sul combinato disposto degli art. 952-954 c.c. quasi che i lavori si pongano in termini accessori o secondari rispetto alla gestione delle strutture al servizio della collettività, tanto che l’importo dell’opera non viene determinata dall’ente che non dispone di alcuna progettazione.

Occorre, invece, puntualizzare che la costruzione del centro natatorio, in quanto struttura di interesse generale, destinato a tornare in regime di piena proprietà nel patrimonio del comune alla scadenza del termine del diritto di superficie, rientri nella nozione di opera pubblica.

La giurisprudenza amministrativa si è espressa nel senso, che l’opera, comunque destinata a passare in mano pubblica e non soltanto quella che sia tale ab origine, sia realizzabile previo esperimento di gara ad evidenza pubblica per la scelta del concessionario.

Alla stregua di tale principio il giudice amministrativo ha ritenuto illegittima la concessione di terreno comunale per la realizzazione e gestione di impianti sportivi per la durata di 99 anni senza previo esperimento di gara ad evidenza pubblica per la scelta del concessionario.

Ne consegue che la concessione del diritto di superficie per la realizzazione del centro sportivo-ricreativo e la relativa gestione implichi l’applicazione della disciplina sui lavori pubblici, di cui al d.lgs. 163/06, secondo cui la pasticciata procedura negoziata sia da ritenersi inammissibile. Lo stesso sistema di scelta del contraente, fondato sull’offerta economicamente più vantaggiosa, non garantisce l’imparzialità ed il buon andamento dell’azione amministrativa.

La forma negoziale, infatti, di aggiudicazione si innesta sull’accennato sistema di scelta del concessionario, contenente criteri di valutazione dell’offerta, scriteriati e sproporzionati, essendo riferiti esclusivamente ad aspetti tecnici e qualitativi, mancando un valore economico.

La valutazione della commissione giudicatrice, quindi, appare suscettibile di considerazioni soggettive, irrazionali ed arbitrarie per la mancanza di progettazione e di regole a garanzia dell’interesse della comunità.

Peraltro, non sembra che lo strano procedimento assicuri che la scelta del concessionario avvenga nel rispetto dei principi di trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento , proporzionalità, della partecipazione di almeno cinque concorrenti dotati di specifica idoneità tecnica ed economica per l’esecuzione dei lavori e l’esercizio del servizio come prescrivono gli ordinamenti italiani e comunitari.

Non resta che auspicare il ravvedimento autotutelativo dell’organo di governo esecutivo e dei dirigenti, che hanno concorso all’ideazione ed all’avvio della maldestra sopraccennata procedura.

A cura del Dr. Vito Ruggieri – Già Segretario Generale del Comune di Andria

Dr. Vito Ruggieri

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