Il “Documento Unico di Programmazione” è del tutto inconsistente, la premessa di un altro disastro

 

Image1GIOCHIAMO AL DUP.

Mentre le vendite al dettaglio collassano a causa della supertassa rifiuti deliberata dall’Amministrazione comunale per il finanziamento di uno spot elettorale che stenta da mesi a partire, eccoci finalmente al D.U.P., il Documento unico di programmazione, propedeutico all’approvazione del Bilancio provvisorio.

L’elaborato che ieri è stato deliberato in Consiglio, mette in luce, almeno nella parte presa a riferimento, gli impedimenti politici reali alla crescita delle attività economiche della nostra città. Se non l’aveste mai fatto, vi invitiamo a verificare il numero dei locali a vocazione commerciale, presenti lungo i principali corsi cittadini e su cui spiccano sbiaditi annunci di locazione.

Le cause potrebbero essere molteplici, ma il fattore politico, l’inerzia e l’incapacità amministrativa di definire un piano strategico per il tessuto commerciale urbano, oltre al recente eccesso di imposizione tributaria che ha impoverito i consumatori, sono fattori determinanti.

La prova di questo sta proprio nel D.U.P., un documento di programmazione strategica che riguarda tutti i settori della vita amministrativa, incluse le attività produttive, e che lascia sgomenti per l’assenza di linee di indirizzo reali, relativamente a promozione e crescita della rete commerciale urbana, la quale sembrerebbe abbandonata all’istinto di qualcuno e alle sue capacità di improvvisazione quotidiana.

Il documento, che manca di qualsiasi premessa analitica in merito allo stato del settore, è la fotografia di una città abbandonata a se stessa, tant’è che, pur di colmare spazi vuoti (all’interno del testo), l’Amministrazione finisce per auto-mortificarsi, puntando a risultati già raggiunti nell’anno precedente: il rafforzamento del SUAP telematico.

Per il resto, dopo lo scempio dei tanti dehors, emerge nel D.U.P., la volontà di regolare ex post l’occupazione delle aree pubbliche. Che fare allora se non riscontrare i disastri di una regolare disamministrazione?

Ci potremmo quasi accontentare, si fa per dire, se il vaglio degli obiettivi strategici definiti per la promozione dei mercati, floricolo e ortofrutticolo, non lasciassero sgomenti. Dev’essere sfuggito a un sindaco che, in quattro anni di governo, pare non aver mai presenziato alle attività dei floricoltori locali, l’importanza dell’economia del fiore per la comunità terlizzese.

Gli obiettivi fissati nel D.U.P. sono infatti da dilettanti allo sbaraglio, essendo dimostrata, per l’ennesima volta, l’incapacità di una analisi reale del contesto economico e sociale. Una inettitudine che supera sé stessa, quando, senza consultazione con le categorie produttive, si annuncia di voler affidare a una società esterna la gestione del Nuovo mercato dei fiori, a una società che, a sentire le voci di corridoio, potrebbe essere addirittura olandese, composta cioè dai nostri maggiori concorrenti.

Verificata in 4 anni la incapacità di gestire il mercato, si immagina, in extremis, di esternalizzarne la gestione.

Una ipotesi di cui si potrebbe anche discutere, ma previa consultazione con le categorie produttive. Una confusione amministrativa totale, tant’è che, nel bel mezzo del conclamato fallimento della gestione del nuovo mercato floricolo, ci ripropone, nel D.U.P., l’obiettivo della cittadella dell’agricoltura, un’idea malsana, che favorirebbe solo il ciclo degli appalti e del cemento, oltre allo spreco di preziose risorse che potrebbero essere investire in maniera più oculata.

Dopo aver finanziato con 250.000 € la ristrutturazione del Mercato ortofrutticolo di Via Carelli, l’amministrazione vorrebbe impegnarsi nella costruzione di una nuova struttura commerciale che non appare per nulla strategica nel nostro contesto economico, tant’è che, pure nel suo documento programmatico, non vi è alcun dato o presupposto analitico su cui fondare l’ipotesi di una sua realizzazione.

Ci auguriamo che le associazioni di categoria e tutti i produttori agricoli e floricoli intervengano duramente per fermare questo disastro annunciato, pericoloso per il benessere economico delle loro famiglie e delle generazioni avvenire.

 

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