Coldiretti: Olio, allarme frodi in Puglia, importiamo più di quanto esportiamo

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“Il sostegno all’economia della Tunisia non può gravare sulle spalle degli olivicoltori pugliesi. Circa il presunto deficit del mercato italiano che secondo l’UE ha necessità di importare olio dall’estero, è oltremodo ‘curioso’ – rileva il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – che le importazioni complessive di oli di oliva in Puglia ammontino in media a circa 87.000 tonnellate annue, contro le 38.000 tonnellate di oli esportati. C’è qualcosa che non va. Prima l’Italia deve vendere il suo olio e, poi, può aprire le frontiere agli oli esteri.

In considerazione della posizione ribadita dall’UE, auspichiamo che i nostri Parlamentari europei non abbassino la guardia perché il rischio di frodi e sofisticazioni, al quale già la Puglia è esposta quotidianamente, aumenterebbe in misura esponenziale.

Tra l’altro, ad essere importati sarebbero tutti i tipi di olio di oliva tunisino – aggiunge Cantele – per cui non devono essere rispettati i requisiti ambientali e fitosanitari rigidi cui i prodotti europei devono attenersi, immettendo sul mercato italiano prodotto di discutibile qualità e sicurezza alimentare, oltre a creare una evidente quanto sleale e concorrenza”.

L’accesso temporaneo supplementare sul mercato europeo di olio d’oliva tunisino a dazio zero, 35mila tonnellate extra per il 2016 e altrettante nel 2017, oltre alle 56.700 attuali che già hanno fatto aumentare del 734 per cento le importazioni nel 2015, porterebbe nel 2016 ad un + 1248% l’import di olio dal paese extracomunitario in soli due anni.

“Non accetteremo speculazioni – denuncia il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e crolli repentini e ingiustificati dei prezzi.

Nel corso dell’ultimo decennio le importazioni complessive di oli di oliva in Puglia sono cresciute più rapidamente delle esportazioni, confermando il sostanziale deterioramento della posizione competitiva della filiera pugliese. Gli oli stranieri vengono importati principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati dagli imbottigliatori per l’ottenimento di blend con oli regionali”.

E’ urgente la completa applicazione – sollecita Coldiretti Puglia – delle norme già varate con la legge salva olio, la n. 9 del 2013 e di accelerare il percorso del disegno di legge che reca le “nuove norme in materia di reati agroalimentari”. 

LA SCHEDA DELLE PRATICHE FRAUDOLENTE:

Aggiunta di clorofilla agli oli di semi: Si aggiunge clorofilla (un colorante naturale) agli oli di semi e si commercializza come olio extravergine di oliva.

Aggiunta di oli deodorati agli oli extravergini di oliva: Si miscela all’extravergine oli lampanti e/o vergine che hanno subito un processo di raffinazione blanda.

Aggiunta di oli di diversa provenienza in oli extravergini italiani:Si miscelano oli di diversa provenienza, generalmente di qualità sensoriale e qualitativa inferiore, con extravergini Italiani e si commercializzano come oli Italiani.

Aggiunta di olio di semi ad oli di oliva (extravergine, oliva e sansa): L’aggiunta di olio vegetali a basso costo all’olio di oliva, senza che vengano superati i limiti prescritti per i diversi parametri, è una frode non trascurabile .

Questi oli possono essere caratterizzati da:

  • composizione lipidica e sterolica simile a quella dell’olio di oliva (nocciola, mandorla);
  • composizione lipidica simile a quella dell’olio di oliva e da una frazione sterolica diversa ma quasi complemente eliminata (olio di girasole alto oleico)
  • composizione lipidica e sterolica diversa da quelle dell’olio di oliva, ma in cui la prima è avvicinata a quella dell’oliva tramite frazionamento ed utilizzazione della parte a più basso punto di fusione e la frazione sterolica eliminata o ridotta.

Aggiunta di oli esterificati ad olio di oliva o olio di sansa di oliva: Gli oli esterificati si ottengono da acidi grassi liberi esterificati chimicamente con il glicerolo, tali acidi grassi liberi in genere si recuperano durante la fase di deacidificazione della raffinazione degli oli di oliva (classificati non commestibili).

Aggiunta di oli raffinati di oliva ad oli vergini di oliva: Gli oli di oliva che di solito sono destinati alla raffinazione sono gli oli lampanti in quanto per le loro caratteristiche chimiche ed organolettiche non rientrano nelle categorie commerciali di vendita (extra vergine e vergine). Gli oli di oliva raffinati, a causa dei trattamenti correttivi subiti, sono di colore molto pallido, poco viscosi, di acidità molto bassa e con poco o nessun sapore ed odore che ricordino l’oliva.

Aggiunta di oli di sansa di oliva ad oli di oliva: Oli ottenuti dall’estrazione mediante solvente dai residui della lavorazione delle olive (sansa), all’olio di oliva, senza che vengano superati i limiti prescritti per i diversi parametri.

 

Un pensiero su “Coldiretti: Olio, allarme frodi in Puglia, importiamo più di quanto esportiamo

  1. Cosa deve apparire in modo chiaro e non ingannevole nella etichetta per essere sicuri di avere un prodotto genuino originale (provenienza regionale) e ITALIANO. Date questi presupposti, quale deve essere il costo al litro? Grazie

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