Le pistole dei vigili dividono la maggioranza e il PD giunge in soccorso

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Ancora una volta viene rinviata la discussione sulle armi ai vigili urbani, Neanche nella seduta odierna il consiglio comunale è riuscito a discutere del “Regolamento per la disciplina dell’armamento del Corpo di Polizia Municipale”, che è il passo fondamentale per dotare i vigili terlizzesi, ora disarmati, di nuove pistole calibro 9.

Su proposta del capogruppo di Fratelli d’Italia Allegretti la discussione è stata rinviata alla mattina del 25 febbraio prossimo, non senza degli interessanti siparietti che potrete osservare visionando la registrazione in streaming sul sito del Comune.

Infatti, all’atto della richiesta di Allegretti di aggiornare il consiglio al 25, il consigliere Vincenzo Di Tria ha accusato la maggioranza di non avere i numeri per approvare il Regolamento e di aver messo il punto all’ordine del giorno pur sapendo che c’erano problemi politici seri.

Infatti corre voce che il consigliere Pasquale Adamo, ex vigile urbano, sia fermamente contrario ad armare i suoi ex colleghi, ed infatti è stato proprio lui ad abbandonare l’aula consiliare subito dopo la dichiarazione di Di Tria, lasciando la maggioranza senza i numeri necessari per votare la proposta di Allegretti.

Al momento del voto Vincenzo Di Tria ha lasciato l’aula chiedendo la verifica del numero legale, seguito dagli altri consiglieri d’opposizione ad eccezione del capogruppo del PD Michelangelo De Chirico, che con il suo voto d’astensione ha fatto sì che la proposta di Allegretti venisse approvata dalla maggioranza, mantenendo il numero legale dei consiglieri presenti in aula (minimo 9).

Quindi il PD, o quello che resta del maggior partito della città, ha salvato la maggioranza di Gemmato da una sonora figuraccia.

Così vanno le cose a Terlizzi, non si sa quale sia oramai la vera consistenza della maggioranza (è ancora a 9?) e cosa sia restato dell’opposizione, ridottasi anche oggi a soli 6 consiglieri.

Infatti, ad inizio seduta, gli altri 2 consiglieri del PD, Franco Barile e Aldo Sigrisi, hanno dichiarato di essere ancora “autosospesi” e di essersi presentati per pochi minuti per evitare la decadenza (i consiglieri che non partecipano a tre sedute consecutive, decadono per sempre e vengono sostituiti). Barile e Sigrisi hanno dichiarato che continueranno a non partecipare ai consigli fino a quando non faranno chiarezza all’interno del PD cittadino sulla storia del tesseramento di Michele Grassi, espulso nel 2012 e ritesseratosi a fine 2015. Ricordiamo che Grassi con la sua lista Terlizzisifainquattro è stato fondamentale per la vittoria di Gemmato, ma ora ha rotto il patto col centrodestra e tenta il ritorno nel partito del fratello parlamentare.

Ma noi ci chiediamo cosa c’entrano le beghe interne ad un partito con la discussione in consiglio comunale delle questioni importanti per la vita della città? Barile e Sigrisi farebbero bene a rientrare in consiglio e a dare un’altra immagine del Partito Democratico, oggi indecifrabile.

Intanto il caos regna sovrano, dentro e fuori il Municipio.

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