“Vanagloria”, il più grosso problema di Terlizzi

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Salire sul palco pretendendo lodi ed essere fischiati è segno tangibile di vanagloria. Annunciare ripetutamente i benefici della raccolta differenziata e scoprire con le bollette della TARI che il costo del servizio è quasi raddoppiato in pochi anni, mentre è dimezzata la qualità dei servizi è un altro esempio di vanagloria. Vantarsi di essere riuscito a muovere gli atti di alcune istituzioni sovraordinate, che sono obbligate a farlo per dovere istituzionale e tentare di trarne utile proprio è vanagloria. Vantarsi di trasparenza mentre cittadini, corte dei conti e altri, scrivono della preoccupante mancanza di essa negli atti e nelle procedure amministrative, anche questa è vanagloria. Vantarsi di avere un progetto di mobilità eco sostenibile per la città e trasformare il centro storico in un grande garage a cielo aperto eliminando persino le piste ciclabili, è un altro segno tangibile di vanagloria.Potremmo scrivere altri cento esempi di vanagloria applicata a Terlizzi,sufficiente per un testo di studi universitari sulla vanagloria, ma preferiamo fermarci per il momento, sperando che chi ha il dovere giuridico, morale ed etico di amministrare la città non lo faccia solo con slogan boriosi e bramosi di successo personale, quando poi questo, risulta del tutto inesistente. Gli anni 2012, 2013, 2014 e 2015 hanno dato alla città questi ingloriosi risultati, il destino del 2016 è segnato!

Dagli scritti di Don Antonio Roscelli

La vanagloria, che da S. Gregorio viene anche chiamata peccato capitale, è la terza figlia della superbia. Questa è un desiderio disordinato di gloria e di lode umana.

È sempre poi cattiva, quando è contro la retta ragione: il che succede quando si brama la gloria per un bene che non si ha, o si brama maggior gloria di quella che merita un tal bene.

La vanagloria ha anch’essa le sue figlie, come la superbia: la prima è la iattanza ed è quando uno si loda e si gloria eccessivamente di qualche cosa.

La seconda figlia della vanagloria è l’ipocrisia, che è la simulazione della virtù che non si ha, o il nascondere qualche vizio e difetto che si hanno.

La terza figlia della vanagloria è la pertinacia, la quale consiste in ostinarsi nella propria opinione e volerla difendere contro la verità.

La quarta è l’invenzione di novità ed è quando uno per cattivarsi l’altrui lode, vuole esporre cose mirabili e nuove e, quando questo fosse di cose contrarie alla fede ed ai buoni costumi, o generasse danno al prossimo.

La quinta è la curiosità ed è uno sregolato desiderio di vedere, udire o sapere cose che non convengono.

La sesta figlia della vanagloria è la disubbidienza formale, per cui si trasgredisce il precetto del Superiore. Quando la disobbedienza è con disprezzo del Superiore popolo sovrano.

 

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