Immagini del passato che scaldano il cuore dei terlizzesi, oggi parliamo di VILLA LARICCHIA

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A circa 1 km dall’abitato di Terlizzi, sulla Strada provinciale per Ruvo, c’è villa Laricchia. Costruita all’inizio dell’Ottocento per volontà di Raffaele Laricchia e Caterina Tortora, la villa nasce per assolvere la funzione di azienda agricola all’interno della vasta proprietà terriera della famiglia. Attualmente dell’azienda agricola non rimane più nulla, come mostra la fotografia di Sabino Vendola, fortunatamente la struttura è ben conservata e all’interno delle cantine sono custoditi numerosi attrezzi e macchinari dell’epoca per la produzione di olio e vino. Inoltre durante gli anni del suo massimo splendore la villa era cinta, nella sua sommità, da quattro busti ottocenteschi raffiguranti personaggi illustri dell’epoca e quattro anfore collocate sui titoli all’ingresso della villa stessa. Purtroppo dei busti e delle anfore non si ha più traccia in quanto trafugati nel corso del tempo.

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La foto, scattata da Fortunato Tempesta probabilmente a cavallo degli anni Trenta, ritrae quello che oggi chiameremmo viaggio d’istruzione o gita scolastica. Infatti lo scatto ritrae dei bambini nell’atrio in posa per la foto di rito. Sulla scalinata, in posizione centrale, c’è la Famiglia Laricchia-Tortora al completo.

Un particolare che non sfugge è l’abbigliamento: molto formale. Tutte le bambine indossano una fascia tricolore mentre i maschi ne portano una cucita sul cappello, e al petto una coccarda. Questo fa dedurre che la “gita” si sia svolta durante una festività nazionale, laica e non fascista, in quanto non c’è nessuna traccia di santi, madonne o fasci. Altro particolare che non sfugge è la quantità davvero notevole di bambini. Con molta probabilità si tratta di una intera scuola in gita. Attraverso alcune testimonianze, non dirette, si presume che i bambini ritratti siano tutti alunni della futura “Don Pappagallo”, ma quest’ultima fu terminata solo nel 1935.

Quindi se volessimo indagare maggiormente sulla collocazione storica della fotografia, attraverso le testimonianze raccolte, e quindi azzardare (come in una specie di ricerca storiografica) una data precisa, le conclusioni da trarre sono quattro: che la fotografia non fu scattata da Fortunato Tempesta perché morto nel ’33 ma bensì da Pietro Tempesta; che la “Don Pappagallo” funzionasse già come istituto scolastico prima della conclusione dei lavori, iniziati nel 1924 e terminati nel 1935; che la fotografia sia stata scattata prima del 1924 da Fortunato Tempesta e che quindi l’assenza di simboli fascisti ne ricollochi la datazioni a prima dell’avvento del nefasto regime; e in ultima analisi che la foto è sì dei primi anni Trenta ma i bimbi non provengono dalla scuola indicata da alcuni testimoni indiretti.

È implicito che solo un testimone diretto, qualcuno che quel giorno c’era, possa fugare ogni dubbio su quei bimbi e quella giornata.

Che la caccia cominci! Chiedete ai vostri nonni se questa fotografia fa riemergere in loro dei ricordi e segnalate il tutto alla redazione.

Foto di Fortunato Tempesta (1896-1933, avvocato, studioso di storia locale, scrisse su De Napoli, Millico e Pulli); anno: 1930 circa; provenienza: archivio fotografico familiare del Sig. Pietro Tempesta. Foto di Sabino Vendola

A cura di arcilatorredibabele 

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