Indizi di disamministrazione al Comune di Terlizzi, il caso delle deleghe ai consiglieri comunali

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Dr. Vito Ruggieri

I dubbi e le contestazioni che i cittadini ci rivolgono a causa di alcune incomprensibili situazioni gestionali della pubblica amministrazione comunale ci impegnano a fare chiarezza e ad approfondirle con l’ausilio di esperti in materia.

Oggi tratteremo il caso delle deleghe affidate ad alcuni consiglieri comunali, che in forza delle stesse vengono assunti ruoli con competenze poco chiare, sull’argomento abbiamo interpellato il concittadino Dr. Vito Ruggieri già Segretario Generale del Comune di Andria, che di seguito scrive nel merito.

“Il buon andamento dell’azione amministrativa si appalesa dalla qualità della redazione degli atti, attraverso una corretta esegesi applicativa della legislazione di riferimento ed un’ appropriata coerente forma giuridica, lessicale e grammaticale.

L’errata applicazione dell’ordinamento giuridico e la maldestra redazione formale degli atti amministrativi, con dolo o imperizia, possono prefigurare segni basilari di un sistema organizzativo disfunzionale,  lesivo degli essenziali principi giuridici, quali la trasparenza e la legalità.

A titolo esemplificativo, giova commentare alcune fattispecie provvedimentali del Sindaco e della Giunta che, secondo le mie cognizioni, disvelano un’endemica e pregiudizievole prassi antigiuridica. Il primo cittadino è solito adottare atti autoritativi, con i quali, testualmente, “Nomina il consigliere comunale Delegato” a diverse ma non ben definite attività. Ravviso che la locuzione riportata tra virgolette non sia compatibile con l’uso corretto, lessicale e grammaticale, della lingua italiana e con l’ordinamento giuridico introdotto con il testo unico 267/2000.

La norma  statutaria, comunque discutibile sotto il profilo giuridico, consente di conferire deleghe ai consiglieri, circoscritte a specifiche funzioni di indirizzo. La prassi si concretizza, sostanzialmente, nell’attribuzione di atipiche nomine, incompatibili con il ruolo dei componenti del consiglio e suscettibili di invadere il campo gestionale di esclusiva competenza dirigenziale. L’ambiguità e la genericità dei compiti assegnati ai consiglieri privilegiati possono generare arbitrarie applicazioni, lesive del principio della netta separazione dei poteri tra la sfera politica e quella burocratica, attraverso indebite interferenze nella gestione. Piuttosto che  di buona amministrazione, si tratta di compromissioni politiche.

Il termine “nomina”, infine non si addice al trasferimento temporaneo di funzioni, poichè presuppone l’attribuzione di una carica o l’assegnazione ad un posto di lavoro esistente nell’organizzazione dell’ente”.

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