Sovereto, nuove testimonianze sulla presenza dei Templari

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Continua la ricerca storica e documentale sui Templari a Sovereto, in attesa di realizzare un apposito seminario di studi e pareri a confronto.

Per iniziativa della LARTI, Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani, il 21 ed il 22 maggio del 1988, nella Repubblica di San Marino, si tenne la sesta edizione del convegno di “Ricerche Templari”. Nel corso della due giorni dedicata ai Cavalieri del Tempio, si parlò anche di Santa Maria di Sovereto con un’analisi delle diverse tesi storiografiche sulla sua origine: l’ecclesia, l’ospedale, i Templari, le confaternite edili ed il simbolismo.

Fu Elvidio Tusino a tenere una relazione su Santa Maria di Sovereto, con successiva pubblicazione degli atti del convegno da parte della Casa Editrice F. Capone di Torino.

Secondo il Tusino, la tradizione popolare che vuole che in Sovereto avessero operato i Templari sarebbe stata sostenuta dal Marinelli-Giovene e troverebbe conferma in un episodio della storia di Santa Maria di Corsignano (Giovinazzo), dove si riporta che i Cavalieri Templari dimoranti in Sovereto, mossi da invidia o da gara religiosa, involarono il quadro della Vergine che in quel Casale si venerava, trasportandolo in Sovereto. Ma lo stesso venne subito restituito dai Templari, perché assaliti da timore per le terribili e continuate scosse di terremoto che fecero crollare una parte del fabbricato da essi abitato.

Di questo episodio fu testimone e complice il Vicario Foraneo di Terlizzi D. Genesio Cliro, il quale ne stese memoria in carattere gotico.

Secondo il Marinelli-Giovene questo episodio avvenne nel 1184, ma da un attento esame del manoscritto del 1587 a cura di F. Ludovico da Giovinazzo, è stato accertato che invece si verificò qualche anno dopo il 1187, anno in cui la sacra immagine da Edessa venne portata a Giovinazzo.

Sulla autenticità del manoscritto e sulla affidabilità delle notizie storiche in esso contenute, fanno fede importanti esponenti del mondo ecclesiastico, come il vescovo di Giovinazzo Fra Giacinto Chjurlia, studiosi e storici ottocenteschi come Fra Enrico Da Noia ed il De Ninno.

E non solo.

A San Marino si puntarono i riflettori anche sulle lastre tombali dei tre dignitari presenti nella chiesa di Sovereto, che se poste nella giusta sequenza cronologica fornirebbero elementi essenziali per l’identificazione dell’Ordine Templare. Si tratterebbe – rimarcò Tusino – non solo di tre precettori templari ma racchiuderebbero nel loro abbigliamento la storia e l’evolversi di un così importante simbolo dell’Ordine, quale la croce, sulla quale hanno indagato generazioni di templaristi.

Inoltre, ai piedi del primo dignitario è scolpito su una lastra uno dei simboli più emblematici dell’ordine del Tempio, cioè quello del “Triplice Recinto Sacro” trovato in altri luoghi in cui l’Ordine dimorò, non escluso il castello di Chinon, prigione ed ultima dimora di alcuni dignitari dell’Ordine prima della fine. Tale simbolo, che secondo qualche storico locale era solo il gioco del tris con cui passavano il tempo dei muratori, denunzia la coesistenza a Sovereto dei Templari e delle confraternite edili.

I Templari acquisirono Sovereto o per donazione o per compravendità – ipotizzò Elvidio Tusino – poiché la frazione terlizzese era vicina all’antica via Appia Traiana, arteria di grande importanza all’epoca delle Crociate.

Attraverso la strada costruita dai Romani raggiungevano il porto di Brindisi, da cui s’imbarcavano per la Terra Santa. L’insediarsi dell’Ordine sarebbe avvenuto fra il 1140 ed il 1147, poiché nel 1143 erano a Trani e nel 1148 a Molfetta, anche se il Bramato ipotizza che i Templari si siano stabiliti a Sovereto dopo il 1189 “durante il periodo di transizione dal dominio Normanno a quello Svevo”.

Che i Templari, dunque, siano stati a Sovereto, non è una leggenda ma un capitolo della storia di Terlizzi. Peccato, però, che alcuni documenti relativi a questo periodo storico siano stati sottratti in passato. Probabilmente dallo storiografo ottocentesco De Giacò che li ha consultati e riportati nel suo lavoro.

Al De Giacò va comunque il merito di aver tentato una ricostruzione delle vicende storiche relative a Sovereto.

Massimo Resta

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