“Solo olive italiane”, campagna di informazione rivolta ai consumatori, mentre è al via la raccolta 2015

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Valorizzare l’eccellenza degli olii extra vergine di oliva 100% italiani, rendere i cittadini consumatori consapevoli delle specificità di questo prodotto ambasciatore del made in Italy agroalimentare nel mondo, della sua qualità, dell’importanza della filiera produttiva e del luogo di origine, della sua storia.

Questi in sintesi gli obiettivi di Solo Olive Italiane per Expo, la campagna promossa da Symbola – Fondazione per le qualità italiane e dal Consorzio Olivicolo Italiano Unaprol, con patrocinio di Expo Milano 2015 e il supporto di Verallia, terzo produttore di bottiglie e vasi in vetro per uso alimentare, Guala Closures Group, multinazionale italiana produttrice di tappi per alimenti, Frantoi Redoro e Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi, presentata a Roma presso la sede di Coldiretti.

Avviata nel 2013 per informare i consumatori sull’eccellenza alimentare dell’olio “Made in Italy”, la campagna Solo Olive Italiane si presenta oggi al pubblico con una veste totalmente rinnovata: un nuovo sito web (http://www.solooliveitaliane.it/) dinamico, intuitivo e ricco di informazioni sulla tematica, e una pagina Facebook pensata per avvicinare il grande pubblico ai temi della qualità, varietà e sostenibilità che caratterizzano e rendono unici gli olii extra vergine di oliva (EVO) prodotti in Italia.

Informazioni di cui c’è grande necessità. Secondo una recente indagine a campione sui comportamenti di acquisto dei consumatori europei commissionata da Unaprol, infatti,  solo il 46% degli intervistati acquista consapevolmente olio extravergine di oliva prodotto in Europa. E come se non bastasse l’olio di oliva, proprio per la sua qualità e attrattività, è il prodotto alimentare che più di ogni altro subisce adulterazioni. Pratiche scorrette che danneggiano in primis i produttori italiani.

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Intanto in Puglia parte la campagna olivicola 2015/2016 con una stima produttiva che dovrebbe attestarsi sui 170.000 q.li (- 8% rispetto alla media), quindi con un forte recupero rispetto alla campagna precedente (+30%) e una qualità pregevole.
Nel dettaglio l’aumento produttivo rispetto al 2014 segnerà + 50% a Bari, + 20% nella BAT, + 40% a Brindisi, + 40% a Foggia e +35% a Taranto. In provincia di Lecce la produzione dovrebbe raddoppiarsi rispetto all’anno scorso con un anticipo della raccolta avviata già a fine settembre, nonostante la percentuale di erosione della capacità produttiva in un anno sia passata dal 3% all’8% a causa della xylella fastidiosa che, facendo seccare gli alberi, ha di fatto azzerato la produzione degli oliveti ricadenti nell’area colpita del Sud Salento.
Di qualità eccellente in particolare la produzione olivicola nelle aree di Bari, una produzione del genere va assolutamente tutelata e messa in protezione rispetto al mercato parallelo di oli provenienti da migliaia di chilometri di distanza, spesso sofisticati, spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, utilizzando il marchio ‘made in Puglia’, a danno dell’imprenditoria agricola pugliese e dei consumatori.
Per questo va applicata alla lettera la ‘legge salva-olio’, a supporto dell’attività degli organismi di controllo che hanno uno strumento in più per contrastare frodi e sofisticazioni. Dall’introduzione in etichetta del termine minimo di conservazione di 18 mesi dalla data di imbottigliamento, al riconoscimento di nuovi parametri e metodi di controllo qualitativo, dalle sanzioni in caso di scorretta presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi all’estensione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche a chi fornisce in etichetta informazioni non veritiere sull’origine, dall’introduzione di sanzioni aggiuntive come l’interdizione da attività pubblicitarie per spot ingannevoli, al rafforzamento dei metodi investigativi con le intercettazioni, fino al diritto di accesso ai dati sulle importazioni aziendali, sono solo alcune delle misure previste dal provvedimento.
“Il caso dell’accesso supplementare di olio dalla Tunisia proposto dall’UE – denuncia la Coldiretti di Puglia – è emblematico di un sistema distorto che non tutela le aree vocate e le imprese olivicole che hanno costi di produzione decisamente più alti di altri di Paesi. Nel corso dell’ultimo decennio le importazioni complessive di oli di oliva in Puglia sono cresciute più rapidamente delle esportazioni, confermando il sostanziale deterioramento della posizione competitiva della filiera pugliese sui mercati esteri. Le importazioni complessive di oli di oliva ammontano in media a circa 87.000 tonnellate, di contro le esportazioni si aggirano sulle 38.000 tonnellate. Gli oli stranieri vengono importati principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati dagli imbottigliatori per l’ottenimento di blend con oli regionali.
La Puglia è crocevia di traffici e triangolazioni come dimostrato dalle ripetute denunce di frodi e sofisticazioni e dai sequestri di prodotto adulterato, effettuati dalle forze dell’ordine a partire da Nas, Nac e Corpo forestale dello Stato. L’Italia è il primo importatore mondiale di olio, proveniente per il 74% dalla Spagna, il 15% dalla Grecia e per il 7% dalla Tunisia. Gli oli di oliva importati in Italia vengono, infatti, mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati internazionali.

 

 

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