Scandalo Censum, nuova udienza in Tribunale, ma sulla vicenda i cittadini chiedono giustizia

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Ieri il Tribunale di Trani ha deciso sulla costituzione delle Parti Civili nel processo sullo scandalo CENSUM e ha ammesso l’associazione Città Civile rigettando la richiesta di costituzione dei consiglieri comunali Michele Berardi (dimessosi dal consiglio comunale a giugno scorso), Vincenzo Di Tria (uscito nel frattempo dal PD) e Aldo Sigrisi.

Riepiloghiamo i fatti, il Comune di Terlizzi è ancora creditore di oltre 1.500.000€ che gli sarebbero stati sottratti dalla CENSUM, per questo a maggio 2013 scattarono le manette ai polsi della dirigente alle finanze del Comune di Terlizzi Francesca Panzini (tutt’ora in servizio) e dell’allora presidente della Censum, Redavid.

All’esito del rinvio a giudizio dei due, il difensore della dirigente alle finanze, il noto avvocato e parlamentare Onofrio Paolo Sisto, tentò di far scindere in due il processo, separando i destini della dirigente da quelli del presidente della Censum. Sisto era sorretto nel suo tentativo anche dall’anomalo comportamento del sindaco Gemmato che aveva fatto costituire il Comune di Terlizzi parte civile solo nei confronti del presidente della Censum e non già della dirigente comunale. Ricordiamo che costituirsi parte civile permette al Comune di vedersi riconosciuti anche i danni economici nel momento in cui agli imputati dovessero essere accollati i reati penali che sono loro contestati.

Perché allora Gemmato non si è costituito nei confronti della dirigente? Ufficialmente glielo ha consigliato un avvocato, a cui ha commissionato un parere legale. L’avvocato barese Italia Mendicini ha messo nero su bianco che non era opportuno costituirsi, l’ha scritto in una relazione della quale i consiglieri d’opposizione hanno più volte richiesto copia, ricevendo un secco diniego da parte del sindaco che si è appellato alla “privacy” e ai “dati sensibili”.

Nel frattempo la Procura ha rigettato la richiesta dell’Avvocato Sisto di tenere separate le sorti di Panzini e Redavid e ha riunificato il processo, accogliendo la costituzione parte civile del Comune di Terlizzi nei confronti di Redavid e la costituzione dell’associazione Città Civile assistita dall’avv. Michele Di Pinto.

Il giudice non ha ritenuto di accogliere la costituzione parte civile di Berardi, Di Tria e Sigrisi sposando la tesi dell’avvocato Sisto, che ha esibito la delibera di consiglio comunale con la quale la maggioranza che sostiene Gemmato nella seduta dell’11 aprile scorso aveva respinto la richiesta dell’opposizione di far costituire il Comune di Terlizzi anche contro la Panzini.

A seguito della bocciatura da parte della maggioranza, nella successiva seduta del 14 maggio il PD aveva presentato un documento nel quale annunciava la costituzione parte civile del partito terlizzese, costituzione che non venne pù presentata a causa di motivi procedurali, così, lo hanno fatto solo alcuni suoi consiglieri.

L’avvocato Nunzio Palmiotto, incaricato da Berardi, Di Tria e Sigrisi, ha dovuto incassare il diniego del giudice, per il quale, i consiglieri sono tagliati fuori a causa del pronunciamento del consiglio comunale, in quanto componenti facenti parte di quel consiglio comunale che respinse il punto per la costituzione di parte civile con i soli 9 voti favorevoli su 17 (la striminzita maggioranza che ancora tiene in piedi Ninni Gemmato).

A questo punto, se la dirigente dovesse essere condannata, il Comune che non si è costituito parte civile dovrebbe intentare un’altra causa civile per potersi vedere riconosciuti i suoi crediti.

Chi pagherà le spese di questo nuovo giudizio? I cittadini, naturalmente.

Ma potrebbe anche verificarsi che i consiglieri di maggioranza che l’11 aprile votarono contro la costituzione parte civile possano essere chiamati a rispondere del danno arrecato al Comune di Terlizzi, considerato che la Corte dei Conti sembra essere molto attenta alle vicende terlizzesi.

Staremo a vedere, ma la vicenda sembra essere appena agli inizi, eppure sono passati già 2 anni.

La Censum nel frattempo è fallita e dei soldi spariti non si vede ancora traccia.

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