Agricoltura: legalità ed etica nel mercato del lavoro il progetto di Coldiretti per imprese e lavoratori

12019844_1599605486967242_1487541038374801086_nVenerdì 18 settembre, nel padiglione della Coldiretti nella Fiera del Levante, si è svolto  un importante convegno sui temi del lavoro nell’ambito della settimana dedicata al consumatore.

L’Assessore Leo Di Gioia promette di rivedere la norma relativa agli indici di congruità.
Per l’Assessore Loredana Capone determinanti formazione e sostegno alla produzione di qualità.

“Abbiamo in Puglia una legge sul lavoro nero in agricoltura molto incisiva, anche se corriamo il rischio che la pratica degli indici di congruità che dalla prossima programmazione divengono discriminanti per l’utilizzo dei fondi comunitari, possa essere un problema. Quindi, la norma va rivista. La Regione si deve impegnare su questo senza incidere sul progetto generale, ma attualizzandolo. Gli agricoltori e una organizzazione come la vostra non possono subire il senso di colpa a causa delle logiche di chi vuole indicarvi come responsabili del lavoro nero. Voi siete i primi danneggiati. Apprezzo il vostro stile e il vostro punto di vista perché non avete fatto una elencazione di problemi, ma avete portato progettualità”.

Con le parole del neo Assessore regionale all’Agricoltura, Leo Di Gioia, che ha indicato la strada per una straordinaria inversione di tendenza proprio sugli indici di congruità avverso i quali Coldiretti Puglia ha presentato ricorso al TAR, ha preso le mosse il dibattito nel corso del convegno alla Fiera del Levante su “Agricoltura: legalità ed etica nel mercato del lavoro. Il progetto di Coldiretti per le imprese e i lavoratori”.

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E’ l’agricoltura del Mezzogiorno a far segnare il maggior tasso di crescita nelle assunzioni nel 2015 con un aumento record del 11 per cento dei lavoratori dipendenti che sale addirittura al 31 per cento se si considerano le sole donne e la Puglia segna un +2% di occupati dipendenti in campagna. Si parla di un balzo in avanti dell’11 per cento, anche grazie all’aumento delle lavoratrici nei campi, considerato l’incremento del 10 per cento delle assunzioni di donne in agricoltura registrato nello spazio di dodici mesi, contro una crescita del 3 per cento dei lavoratori maschi. Un trend che si accompagna alla crescita dell’agricoltura rosa, con quasi una azienda su tre (28,9 per cento) che è oggi a conduzione femminile, con un impatto importante sul profondo rinnovamento del settore.

“Una grande responsabilità è affidata alla Cabina di regia della “Rete del lavoro agricolo di qualità”, tenuto conto che non esiste, e non può esistere, in nessun archivio a disposizione della pubblica amministrazione un dato che misuri o attesti il livello di legalità di un’impresa – dice Gianni Cantele, Presidente di Coldiretti Puglia – ovvero che identifichi o distingua un’impresa regolare da una irregolare, e che forte sarà la pressione delle aziende non regolari per “infilarsi”, mascherandosi da regolari, in questo sistema di certificazione della legalità. Si pensi ad esempio all’ormai conosciuta dinamica che correla lo sfruttamento del lavoro nero (nella maggior parte stranieri) con la pratica del lavoro fittizio (amici, parenti, compaesani). Per paradosso queste imprese potrebbero chiedere, e magari anche ottenere, l’accesso alla rete nel caso alle stesse non siano ascrivibili negli ultimi tre anni condanne penali o sanzioni amministrative definitive (elemento questo ottenibile anche solo con un cambio di intestazione dell’impresa)”. 11201106_1509395649352117_8346843160884608797_n

“Non possiamo più parlare –ha detto l’Assessore allo Sviluppo Economico, Loredana Capone – di agricoltura, agroalimentare, agroindustria, enogastronomia, come ne parlavamo un tempo. Abbiamo bisogno di innovare il nostro approccio perché solo così diventeremo più forti. E questo vale anche per la lotta al caporalato sui cui tanti, e per tanti anni, si sono cimentati senza, purtroppo, riuscire a porre fine a questo terribile fenomeno criminale. Credo, infatti, che per sconfiggerlo sia indispensabile rendere più forti gli imprenditori agricoli, incidere sula loro capacità di fare prodotti di qualità competitivi nel mercato globale, il loro legame con i lavoratori. Se riusciamo a conquistare questi tre punti di forza non ci sarà caporale che tenga perché nell’azienda non entreranno più. Possiamo fare ciò solo attraverso la formazione, un valido supporto alla produzione di prodotti di qualità che è anche tutela del territorio e promozione del turismo. Quindi, l’investimento non può essere solo a carico degli agricoltori, ma vanno sostenuti anche attraverso i fondi FESR per innovarsi. La strategia la costruiremo insieme”.

Un secondo obiettivo è quello di introdurre norme che precludano, almeno per cinque anni, l’erogazione di finanziamenti regionali del PSR e comunitari della PAC a quei soggetti che attuano forme di concorrenza sleale attraverso l’utilizzo del caporalato e lo sfruttamento del lavoro nero. Le risorse eventualmente richieste da queste imprese, e non erogate per i motivi di cui sopra, non dovranno essere reintroitate dagli enti erogatori, ma dirottate in un fondo appositamente destinato alle misure di premialità per le imprese della “buona agricoltura e del buon cibo”. Il fondo utilizzerebbe tali risorse impiegandole per sostenere il costo degli incentivi economici alle imprese della “buona agricoltura e del buon cibo”, ovvero a finanziare: uno sgravio contributivo totale per le giornate aggiuntive di occupazione denunciate rispetto all’anno precedente, qualora mantenute per almeno i tre anni consecutivi (ferme restando le estensioni e le colture praticate) uno sgravio almeno del 20% nei premi assicurativi in caso di assenza di infortuni denunciati.
“La crescita degli occupati dipendenti regolari nel Mezzogiorno – continua Romano Magrini, Responsabile nazionale delle Relazioni Sindacali di Coldiretti – rappresenta anche il miglior antidoto contro il problema del caporalato, che colpisce spesso la componente più debole dei lavoratori agricoli. Ciò passa anche dalla capacità di riuscire finalmente a sfruttare le risorse inutilizzate del Meridione, o meglio il Capitale inagito, come lo ha definito l’ultimo Rapporto Censis sulla situazione del Paese. 11149584_1511215509170131_6248655174338604023_n

“Un maggior coinvolgimento diretto degli Enti Locali territoriali – conclude il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – in quelle aree che maggiormente divengono protagoniste delle cronache sul lavoro nero e sul caporalato, è altro elemento centrale di un sistema coordinato di contrasto. In via sperimentale le Regioni potrebbero farsi carico degli oneri e della logistica per il trasporto dei lavoratori, durante le grandi campagne di raccolta, dai centri urbani alle aree rurali nelle quali sono dislocate aziende della “buona agricoltura e del buon cibo”, cosi conferendo a queste ultime anche un valore aggiunto dall’essere parte della “Rete del lavoro agricolo di qualità”. A queste stesse imprese potrebbe inoltre essere consentito ai fini dell’alloggio, di ospitare i lavoratori stagionali in complessi ricettivi all’aperto secondo modalità ed obblighi semplificati, purché risultino attrezzati con iservizi essenziali previsti dalle norme igienico-sanitarie”.

Una intensa giornata che ha fatto riflettere molto sul futuro dell’occupazione in agricoltura.

Un particolare ringraziamento al florovivaista terlizzese Damiano Tempesta che ha messo in bella mostra tutte le potenzialità produttive di Terlizzi nel padiglione Coldiretti.

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