Terlizzi la città dei balconi sfioriti, Gemmato e Cataldi corrono ai ripari?

Mettiamoci una pezza e diciamo che è tutto a posto, pare sia la storiella del momento, tratto dal dramma  “una città sfiorita” e senza  vitalità.

Basta passare qualche minuto a curiosare sui social media che una notizia su due parla del degrado in cui è sprofondata la città dei fiori, un appellativo che rischiamo di perdere per colpa della negligente gestione comunale, del verde pubblico abbandonato, del pessimo servizio di raccolta rifiuti, delle strade dissestate, dei quartieri al buio perenne, delle blatte che circolano per le strade, dell’amianto accumulato lungo le strade di campagna, e per non continuare con una lunga sfilza di problemi, ci fermiamo ai fiori di Terlizzi.

Così in campagna elettorale, Gemmato e Cataldi (sindaco e assessore da tre anni, per chi non lo sapesse) hanno aperto il libro delle favole e con manifesti e comunicati stampa, ci raccontano la storiella dei “balconi in fiore”,  giusto per fare qualcosa e per non vergognarsi dello scempio generale, propongono ai terlizzesi di mettere i fiori sui balconi, per nascondere il grigiore del loro mandato.

Un progetto serio, cari amministratori, ha bisogno di garantire due fattori importanti, essere credibile e comprensibile sulle finalità che si pone, cosa che non si deduce nemmeno tra le righe dei tristi comunicati diffusi e le risorse adeguate per dimostrare che nel progetto il comune ci crede.

Ora guardiamo ai due fattori, il primo è discutibilmente “farlocco”, anche perchè quando il comunicato dice “Di qui l’idea di indire un bando per promuovere e valorizzare l’ambiente cittadino con il decoro floreale e per favorire fra i cittadini la diffusione di una vera e propria cultura ed educazione floreale ed estetica” dice l’esatto contrario di quanto il comune dimostra di fare con l’esempio del balcone del Municipio che ai tempi di Di Tria sindaco era così >>

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La sede Municipale ai tempi del sindaco Di Tria

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Oggi le fioriere del balcone municipale sono un pezzo di ruggine e i vasi pieni di erbe infestanti abbandonati in un angolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Parliamo del secondo fattore, quanto investe il comune per dimostrare la serietà del progetto? Qualche migliaio di euro, forse 1.500 euro in tutto.

Secondo voi è credibile un progetto su cui il comune investe solo quattro soldi a fronte di un settore di primaria importanza per l’economia locale e per le 500 imprese florovivaistiche che garantiscono economia, occupazione e il pregiato appellativo di “Città dei Fiori”?

Mentre pensate alle facili risposte, vi proponiamo altre immagini del balcone del Municipio, su cui ormai regna sporcizia, erba spontanea e grigiore.

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