Rifondazione: una festa di liberazione “mutilata dalla sottocultura”

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In seguito ai fatti di cronaca accaduti a Terlizzi nella giornata del 70° anniversario della Liberazione, interviene il Partito della Rifondazione Comunista che evidenzia quanto segue:

Il 25 Aprile si celebra in Italia la giornata della Liberazione del paese dal nazifascismo.
Questo, almeno, è quello che dice la Costituzione.
Da un po’ di anni a Terlizzi, invece, questo evento commemorativo ha preso una piega un po’ diversa. Nella giornata di ieri, nello specifico, gli attivisti dei Giovani Comunisti che hanno partecipato al corteo cittadino e istituzionale hanno riscontrato diverse “anomalie”.
1) Il Corteo cittadino istituzionale ha completamente dimenticato i martiri delle Fosse Ardeatine Don Pietro Pappagallo e il prof.Gioacchino Gesmundo.

2) Nel discorso poco colorato e piuttosto frettoloso del Sindaco in Piazza Cavour si trova soltanto un elenco di militari di tutto rispetto che affrontarono a viso a aperto la Dittatura (ad esempio Salvo D’Acquisto), ma non si scorge da nessuna parte il ricordo della partecipazione partigiana e civile nella lotta di liberazione.
Ricordare le vittime militari di una guerra è più che legittimo, ma escludendo totalmente dalla celebrazione di questo evento i martiri civili e politici, i cittadini italiani che imbracciarono i fucili contro le violenze del regime Fascista, insomma i partigiani, si rischia di peccare di revisionismo storico per una verità raccontata a metà. Non ci sorprende che il Sindaco sia già stato accusato di questo in passato.
3) Il complesso della Banda Comunale, sotto incarico del Sindaco e dell’amministrazione, ha volutamente evitato l’esecuzione di ‘Bella ciao’ soppiantandolo con una molto dubbiosa ‘Canzone del Piave’, scritta da Giovanni Gaeta in memoria della vittoria delle truppe italiane contro l’esercito austriaco nel Giugno 1918, ben 27 anni prima che la Liberazione avesse luogo.

Noi Giovani Comunisti, sicuri della ferrata preparazione storica e culturale del dott. Ninni Gemmato, riteniamo che la scelta di commemorare in modo così e poco degno le persone e le storie che hanno reso l’Italia un paese libero e democratico sia la conseguenza di una precisa volontà politica.
Quella di sostituire la vittoria sullo straniero alla liberazione dal nazifascismo.
Quella di ritenere un canto partigiano nato dal popolo della resistenza, e cantato in tutte le lotte di liberazione del mondo, troppo “ideologico”.
Quella per cui è impensabile che un centinaio di cittadini che colorando il corteo con un violino e una fisarmonica e le mani che battono portano ragazzi, anziani e bambini a ricordare i nostri concittadini non solo come martiri ma soprattutto come partigiani, non solo come vittime dell’invasore ma come chi ha scelto da semplice cittadino di lottare rischiando la vita per la libertà.

Una conseguenza possibile di questo clima, di questa sottocultura, di questa mentalità politica che l’amministrazione diffonde e alimenta, è la pesante aggressione verbale che abbiamo ricevuto un minuto dopo aver intonato ‘Bella ciao’ da un militare.
Questa è la libertà di cui si è capaci a Terlizzi?
Forse è necessario che il 25 Aprile serva non solo a commemorare ciò che è stato 70 anni fa, ma a ricordarci che la Liberazione, la Libertà, la Democrazia, la Resistenza sono esercizi da praticare ogni giorno.

                                                                             Il segretario,
                                                                          Giovanni Rubini

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