Ignobile farsa in un consiglio comunale che non dice ancora chi pagherà il maltolto

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Si è risolto nella solita farsa il consiglio comunale di sabato mattina richiesto d’urgenza dalle opposizioni per discutere degli sviluppi processuali dello scandalo CENSUM.

Come di consueto il sindaco si è presentato oltre un’ora dopo l’orario di convocazione fissato per le 9.30 e ha avuto anche la faccia tosta di redarguire il presidente Grassi che aveva dato inizio ai lavori del consiglio comunale in sua assenza.

L’arroganza e la faccia tosta di Gemmato hanno tenuto banco per tutto il consiglio comunale durato 8 ore di fila per la trattazione di un unico punto, quello richiesto dalle opposizioni, senza aver prodotto niente di concreto e di utile per la città.

Dovremmo essere abituati allo spettacolo indecoroso di inutili discussioni fiume che non portano a niente, e anzi creano un danno economico alla collettività perché ci costano migliaia di euro in straordinari al personale, registrazioni e gettoni ai consiglieri, ma non riusciamo proprio a farcene una ragione.

Gli interventi dei consiglieri d’opposizione Berardi, Di Tria e Cagnetta hanno incalzato il sindaco Gemmato, che è stato pressocchè l’unico consigliere di maggioranza a controbattere alle accuse di cattiva ed oscura gestione che venivano mosse all’amministrazione.

Non ci stupisce che nessuno dei consiglieri di maggioranza si sia frapposto allo scontro serrato tra Gemmato e l’opposizione, la risicata maggioranza che sostiene il sindaco è impotente, quasi sempre inconsapevole dei fatti e del tutto soggiogata dall’arroganza di Gemmato che ha dimostrato ancora una volta di essere l’uomo solo al comando, ma con il timone ancora ben saldo tra le mani, nonostante il mare si faccia sempre più burrascoso.

Il consigliere Berardi ha aperto le danze rinfacciando al sindaco di aver tenuto nascosto ai consiglieri il rinvio a giudizio e la conseguente fissazione dell’udienza preliminare contro i dirigenti della Censum e la dirigente Panzini, tenutasi il 18 marzo scorso. Il sindaco lo ha tenuto nascosto al consiglio comunale che si era riunito appena una settimana prima e ha continuato a tenerlo nascosto anche ai consiglieri che gli avevano rivolto una richiesta scritta di accesso ai documenti e ai quali non ha fornito copia degli atti.

Berardi ha anche contestato l’assurda tesi del sindaco secondo cui, la Panzini, che ha scelto il dibattimento immediato, non sarebbe stata “tecnicamente” rinviata a giudizio, quando invece la condizione delle dirigente risulta essere oggi ancora più compromessa essendo passata direttamente alla condizione di imputata.

Di Tria dal canto suo ha nuovamente chiesto le dimissioni del presidente del consiglio Grassi, che si rese protagonista dell’ennesimo battibecco col sindaco. Poi si è soffermato sulle continue omissioni del sindaco, che sottrae alla conoscenza dei consiglieri atti fondamentali alla conoscenza della vicenda Censum-Panzini, dei quali risultano noti a persone che hanno agibilità di informazione pubblica.

Dopo aver focalizzato le anomalie nella gestione della questione Censum da parte dell’amministrazione Gemmato, Di Tria ha chiesto la trasmissione del verbale della seduta alle Procure di Bari e di Trani.

Cagnetta ha fatto lo stesso, e ha chiesto che il Comune si costituisca parte civile nel processo alla dirigente comunale Francesca Panzini e ai dirigenti della Censum.

È stato allora che Gemmato ha tirato fuori una relazione di cui nessuno sembrava essere a conoscenza, a firma di un avvocato da lui nominato per assistere il Comune nel processo, nella quale il legale sosteneva la necessità di costituirsi parte civile verso i dirigenti della Censum ma non riteneva necessario costituirsi parte civile nel giudizio contro la dirigente Panzini.

Ricordiamo che la “costituzione parte civile” in un processo penale è una sorta di atto dovuto da parte dei Comuni che vengono danneggiati da chi ha commesso reati, che consente loro di farsi risarcire il danno dagli imputati che venissero riconosciti colpevoli e condannati. Risulta perciò del tutto anomalo il comportamento dell’amministrazione Gemmato che non ritiene di costituirsi nei confronti della dirigente, nonostante la Corte dei Conti abbia accertato un danno di 219.000€ e le abbia sequestrato i conti correnti.

A quel punto Berardi e Cagnetta hanno presentato due ordini del giorno distinti per chiedere al consiglio un voto per la costituzione parte civile nei confronti della dirigente, ma entrambi non hanno avuto i voti sufficienti per essere approvati.

Si è chiuso quindi nel peggiore dei modi un altro doloroso capitolo della gestione Gemmato, con la maggioranza di centrodestra che si è ritrovata ancora una volta compatta nella difesa di una dirigente alle finanze che la Corte dei Conti ha definito “negligente” e responsabile dei mancati controlli sulla Censum che hanno prodotto il buco di 1.6600.000€.

Il muro impenetrabile eretto da Ninni Gemmato a protezione della sua dirigente prediletta ha tenuto anche questa volta, nonostante tutto, e si allontana sempre di più la possibilità di recuperare i soldi dei cittadini terlizzesi.

 

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