Grave tentativo di gestione totalitaria, Gemmato vuole limitare l’accesso agli atti del comune di Terlizzi ?

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L’allarme alla limitazione dei diritti di democrazia arriva attraverso la rete, con alcune denunce da parte di rappresentanti di diversa collocazione politica ma che condividono i sentimenti di trasparenza e di democrazia.

Pasquale Vitagliano di Città Civile e Vincenzo Di Tria del PD contestano l’imminente provvedimento che l’amministrazione Gemmato intende portare in approvazione nel prossimo consiglio comunale del 18 febbraio. Gemmato che  facendosi scudo dei 9 voti al limite di maggioranza, potrebbe approvare qualsiasi provvedimento, alla faccia del confronto e della trasparenza amministrativa.

Pasquale Vitagliano al riguardo scrive:

E’ stata presentata dal Sindaco una proposta di Regolamento che disciplina il diritto di accesso ai documenti dei consiglieri comunali. Prima di essere una violazione dei diritti dei consiglieri comunali, è un “aborto” giuridico. In primo luogo, questi diritti sono stabiliti dalla legge e un regolamento può solo introdurre vincoli ed ostacoli che di fatto vanno a vanificarli.
1. enfatizzare il dovere di attenersi al mandato non ha alcun senso giuridico. Chi stabilisce i confini del mandato del consigliere? E’ chiaro che ci sono ma li stabilisce la legge. Non un regolamento, e dunque il governante o il dirigente di turno;
2. Ed infatti, all’art. 2 ecco il primo abuso: “il mandato non può tralignare (ma chi usa queste parole?!) in un abuso del diritto d’informazione”. E chi stabilisce i limiti dell’abuso? Legge e giurisprudenza indicano i confini dei dati sensibili che vanno tutelati. Questo limite non lo può stabilire un amministratore o un dirigente;
3. Con sospetta singolarità viene richiamato il segreto d’ufficio che grava sui pubbilici dipendenti non certo su organi rappresentativi, nei limiti stabiliti dalla legge. E viene creata la figura giuridica dell'”obbligo di moderazione”. Si dimentica che la legge considera i consiglieri quali amministratori e nell’elenco li mette insieme al sindaco e alla giunta. Dunque, per assurdo il regolamento vincolerebbe anche il sindaco con conseguente blocco dell’attività amministrativa.
4. Viene istituito il “Guardiano delle Legge” di Kafkiana memoria a tutela della inaccessibilità del Palazzo. Questo Guardiano è il dirigente di settore. Provate ad indovinare chi sia in questo momento?
Come è stato detto: sarà più facile farsi ricevere da Obama che ottenere un atto del Comune.
Questa proposta ha l’aggravante di cadere in un momento in cui è posta gravemente in discussione la trasparenza dell’amministrazione e sembra porre un filtro a tutela dell’operato di alcuni settori amministrativi.
Insomma, se non fosse che parliamo di un ente pubblico ci sarebbe da ridere. Il fatto è invece gravissimo per ragioni giuridiche e politiche.
A) Per ragioni giuridiche, in quanto viola clamorosamente la legge e i principi della trasparenza della P.A. Dunque appena approvato andrebbe denunciato all’Autorità AntiCorruzione e all’Autorità Giudiziaria;
B) Per ragioni politiche, in quanto viola i principi di partecipazione e controllo da parte delle opposizioni. Un governante che adotta questi atti pensa forse di essere eterno? Tutelare i diritti delle opposizioni significa tutelare se stessi domani e dunque la Democrazia. Possibile che nella compagine politica di questa amministrazione che dovrebbe essere liberale non c’è un voce fuori dal coro? Che senza mettere in discussione la propria posizione, si opponga a questo atto folle, risibile eppure pericolosissimo?

Interviene Vincenzo Di Tria:

“Il provvedimento arriva in consiglio proposto dal sindaco e predisposto dalla dirigente del settore Servizi Finanziari e Risorse, Francesca Panzini, e reca quindi la firma di entrambi gli attori di questa singolare vicenda terlizzese, a sugellare un sodalizio che ha del mefistofelico. I due partoriscono un provvedimento che ha l’obiettivo di blindare il loro sodalizio, impedendo agli “indiscreti ficcanaso” di rovistare tra le carte che possono metterli in difficoltà presso organi superiori o verso i cittadini. Per raggiungere il loro obiettivo non si fanno scrupoli e fanno carta straccia di Leggi nazionali e circolari prefettizie, predisponendo una regolamentazione degna delle peggiori dittature sudamericane. I consiglieri comunali detengono per Legge le funzioni di “indirizzo e controllo” dell’attività amministrativa, ma se passa questo regolamento ai consiglieri d’opposizione (ma anche ai complici consiglieri di maggioranza) viene di fatto negata, mortificata, ridotta ai minimi termini, la funzione di controllo, in barba alle norme anticorruzione promulgate in questi ultimi anni che hanno mirato al coinvolgimento dei comuni cittadini per smascherare il malaffare nella pubblica amministrazione. A Terlizzi invece il “gambero nero” va in senso opposto. E infatti il regolamento è addirittura retroattivo, perché nell’ultimo articolo (16) dice: <Eventuali richieste di accesso agli atti da parte dei consiglieri comunali presentate e non ancora evase dai competenti uffici alla data di entrata in vigore del presente regolamento soggiacciono alle disposizioni dettate dal presente provvedimento>.
Ma non è solo questo. Per poter accedere agli atti bisognerà passare attraverso le forche caudine di 4 fasi: prima di tutto il colloquio con il dirigente che valuta discrezionalmente se esistono i presupposti per l’accesso, poi la visione davanti al funzionario qualora il dirigente avesse ritenuto di delegarlo, come terzo passaggio la formulazione della richiesta attraverso posta elettronica certificata della copia degli atti e per ultimo l’attesa di 40 giorni, al termine della quale potrebbe anche esserci il divieto di ottenere l’agognata copia. Come se non bastasse, la copia degli atti dovrà essere restituita alla fine del mandato del consigliere e viene istituito un registro sul quale annotare quando il consigliere ha avuto accesso agli atti, chi glieli ha mostrati, le motivazioni, quali e quante copie ha ottenuto….. una follia!  O semplicemente un disegno preordinato, che va cancellato a tutti i costi, a tutela della democrazia e della legalità.

NDR – Pare però che la bozza dell’infausto regolamento, sia stata copincollata da un regolamento adottato dal Comune di Monteleone di Puglia, un comune di mille abitanti in provincia di Foggia, notizia che i blogger non hanno potuto far altro che buttarla nella rete con tutte le ovvie critiche degli internauti social media.

Una delusione gestionale che porterebbe la città indietro nel tempo in cui il termine democrazia apparteneva alle teorie filosofiche culturali e non anche a quelle sociali ed economiche, con tutte le conseguenze negative. Una opinione pubblica che sicuramente non si fermerà alla semplice critica politica, ma che travolgerà negativamente ogni possibile fattore di sviluppo, che spesso è valutato sulla base dei criteri di trasparenza e legalità.

I terlizzesi hanno diritto di fare un passo avanti nell’interesse generale dei ventisettemila abitanti e di quanti guardano alla capacità degli stessi di fare impresa per produrre economia, lavoro e benessere.

Dalle ultime  notizie si apprende che Città Civile abbia già scritto all’Autorità Nazionale Anticorruzione per essere ricevuti in audizione, mentre il Partito Democratico ha scritto al Prefetto di Bari per una apposita audizione, sempre sull’argomento che di fatto impedirebbe di far svolgere il compito di consigliere comunale nell’interesse degli elettori e quindi dei cittadini.

 

 

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