Pinacoteca De Napoli, violata la volontà dell’artista che ne fece dono alla città

21934885

Celebrare un matrimonio nella Pinacoteca De Napoli, a prescindere dall’identità degli sposi, ha destato curiosità in molti terlizzesi, mentre in altri ha generato profondo sdegno.

La curiosità è dei tanti cittadini che comprendono bene che di una Pinacoteca si dovrebbe fare un uso appropriato, consono ad una struttura pubblica che è scrigno di cultura e pregevole spazio espositivo, e quindi si chiedono come mai la si utilizza per altre attività non propriamente culturali.

Lo sdegno è invece dei cittadini, e sono tanti, che conoscono bene le peculiarità della Pinacoteca De Napoli e sanno che non è semplicemente una delle tante proprietà comunali, né può essere derubricata a semplice spazio culturale al pari della biblioteca comunale. No, perché è notorio che la Pinacoteca Terlizzi l’ha ereditata da uno dei suoi più illustri concittadini, quel Michele De Napoli che fu uno dei migliori artisti del suo tempo e sindaco della città, il quale pose un preciso vincolo al suo utilizzo, chiaramente e inequivocabilmente inciso nel suo lascito testamentario al Comune di Terlizzi: “Lascio allo stesso Municipio di Terlizzi lo intero fabbricato del Palazzo ov’ebbi la culla ad oggetto che cessando dal servire di abitazione venga dalla morte in poi destinato a conservare gli oggetti d’Arte, gli scritti, le corrispondenze e quanto rimane della mia attività come elemento di storia agli studiosi delle cose nostre”.

È sulla scorta di queste precise disposizioni testamentarie che Terlizzi ha fatto, fin dal 1898, di Palazzo De Napoli la sua Pinacoteca, facendo confluire in essa le oltre 1000 opere di Michele De Napoli, che costituiscono il più importante e ricco patrimonio pittorico riconducibile ad un unico artista in tutta la Puglia.

La Pinacoteca deve quindi restare tale, e il suo utilizzo dev’essere quello più vicino e consono alle ultime volontà del suo donatore, e credo di interpretare il sentimento di molti nel definire immorale l’uso che se ne sta facendo, perché si viola un patto, si viene meno all’impegno solenne che la città ha preso nel momento in cui ha accettato la “clausola” della donazione di Michele De Napoli.

Assistiamo invece oggi ad un sempre più frequente utilizzo della Pinacoteca per iniziative che di culturale ed artistico hanno ben poco, fino a giungere ai matrimoni civili che la giunta Gemmato ha reso possibili da quest’anno dietro il pagamento di 300€, una scelta a mio giudizio sbagliata e aberrante.

Con il matrimonio in Pinacoteca del consigliere comunale Michele Caldarola, si è consumato il rito civile di un matrimonio, ma allo stesso tempo una parte della classe politica cittadina ha celebrato lo scioglimento di un vincolo morale che la legava al celebre concittadino proprietario del palazzo, mostrando platealmente alla città che basta pagare 300€ e si può venir meno ai patti.

Vincenzo di Tria

sindaco2g(9)

 

2 pensieri su “Pinacoteca De Napoli, violata la volontà dell’artista che ne fece dono alla città

  1. Non per tutti, solo per pochi ‘intimi’. Il celebrante, il dr, Nì, col capo reclino e le sue paternali sulla giustizia, l’eguaglianza, la fraternità, un Mondo di pace, un Mondo di bene…

  2. Fratello Nì, che presiede la celebrazione, ha l’aria del cerimoniere ministeriale, assorto e il capo reclino. Il ‘signore degli a(g)nelli’.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...