Dedicato alla Mamma di Antonio

Un Natale Diverso.

Il 06 novembre 2014 un terribile incidente stradale che ha coinvolto tre auto e un autoarticolato ha scosso le nostre coscienze. Sulla strada provinciale 231 (ex S.S. n. 98), nel tratto che collega Bitonto a Terlizzi – all’altezza dello svincolo di Palombaio – intorno alle ore 21,00, durante un violento nubifragio che in quel momento si stava abbattendo sulla zona, è morto un ragazzo che aveva solo 32 anni, Antonio Grieco.

Antonio era un giovane avvocato nel pieno della vita, amante del mare, sempre pronto con la sua gioia di vivere che coinvolgeva tutti! Sempre disponibile nei confronti di tutti, presente nei momenti di bisogno. Tutto questo lo rendeva eccezionale.

A noi resta un gran ricordo!

La sua gioia di vita, il suo desiderio di giustizia saranno sempre presenti nelle nostre vite.

Interpretando il sentimento di tutta la comunità di Terlizzi alla mamma di Antonio, Maria Giuseppe Mastrorilli, Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi del 1° Circolo Didattico di Terlizzi, insieme al papà, al fratello e a tutti i suoi parenti giunga il nostro abbraccio più grande.

La morte di un giovane lascia inebetiti, increduli. Il primo pensiero è per lui, per l’interruzione del suo progetto di vita, poi per i suoi genitori, per lo sforzo che dovranno fare per sopravvivere, poi per i fratelli, i parenti, e poi per tutti noi, che anche se meno vicini siamo comunque partecipi, perché la morte di un giovane colpisce tutta la comunità, ognuno viene toccato nell’affetto, nel senso di impotenza, nel dolore. Siamo in grado di entrare in sintonia con il dolore altrui, e ciò ci spinge a riflettere, a interrogarci, a ricercare un senso nella perdita. Una vita che si spegne troppo presto toglie un po’ di futuro e di fiducia a tutti.

Il difficile cammino di una madre che ha perso il figlio

La perdita di un figlio è l’evento più stressante che un essere umano possa sperimentare.

Ciascuno reagisce in modo diverso perché non ci sono regole, confini, convenzioni che valgano. Ci si sente dei sopravvissuti. Si vive come in un mondo a parte. Ci si sente in colpa per essere sopravvissuti al figlio e si prova un dolore intenso, profondo, perenne, che annienta.

Per i genitori tutto diventa inutile, insignificante…

A che cosa è servito averlo seguito, incoraggiato, indirizzato verso una vita piena e consapevole? A che cosa è servito che il proprio figlio si sia impegnato a completare gli studi, ad avviare una carriera e a sviluppare relazioni adulte? Che scopo ha ora la vita?

Uccide anche te e il tuo contorno familiare e sociale, muore il futuro e niente è più come prima, stranamente sembra quasi una vergogna dirlo e si finisce col nascondere questi disagi.

Nel cerchio degli affetti si esprimono sentimenti, partecipazione, inquietudini, ricordi, ripensamenti o espressioni di frasi convenzionali quali quelle che invitano a distrarsi o del tipo “vedrai che con il tempo passa”, “adesso ti sta vicino e non vuole vederti piangere”, eccetera. Ma non ci sono parole che possano rendere accettabile per i genitori il fatto che il loro figlio non c’è più.

Come andare avanti

Riprendere i ritmi normali di ogni giorno, la routine precedente. Scendere dal letto la mattina, andare al lavoro, occuparsi della casa, portare a spasso il cane, mantenere hobby o sport sono importanti per riprendere in maniera equilibrata il regolare corso della vita e delle cose.

Schemi e abitudini quotidiane possono sostenere come impalcature per non crollare, ma possono essere anche delle insidie.

Come si fa a capire quando le attività iniziano a diventare iperattività? Come si può distinguere tra l’essere occupati in modo salutare e il distrarsi in modo dannoso? Ovviamente non esiste una risposta univoca e giusta per tutti. L’importante è seguire il principio di pensare prima di tutto a ciò che è meglio per se stessi, ritrovare la serenità facendo qualcosa che piace.

 

              Gestire bene i confini tra tempo libero e lavoro

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Scuola Don Pietro Pappagallo

Il tempo libero è una parte importante della vita di tutti noi che è spesso sprecata e sottovalutata.

È importantissimo per rigenerarsi e lasciare andare tutte le tensioni delle attività quotidiane.

Il tempo per noi stessi è tempo sacro e dovrebbe venire prima di qualsiasi altro poiché ci rigenera e ci rinnova.

La nostra società ci impone invece efficienza e tempi rapidi, a scapito della comunicazione, della condivisione e dell’affettività con gli altri.

È importante concedersi il giusto “periodo di lutto” ossia un tempo adeguato per riprendere il controllo della propria vita. Immergersi a capofitto nel lavoro per sfuggire al dolore potrebbe essere negativo. Il lutto è come una ferita, il cui processo di cicatrizzazione e di guarigione richiede tempo.

A volte questo passaggio è impedito dalla società odierna, dalla velocità con cui tutto deve essere eseguito (lavoro, impegni, ecc.)

Rientrare troppo presto al lavoro può non dare il tempo necessario per superare un lutto, con possibili ricadute negative sul piano emotivo e psicologico. C’è anche il rischio di non avere la giusta capacità di concentrazione o di prendere decisioni o non essere sufficientemente pronti ad affrontare impegni, tempi e stress dell’attività lavorativa.

Oltretutto, le scelte politiche dei vari governi di centrodestra e di centrosinistra degli ultimi anni hanno peggiorato le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone.

Le condizioni di lavoro sono le cause principali di stress.

Nella nostra società sono in aumento i casi di patologie da lavoro.

I lavoratori della scuola, soprattutto gli insegnanti ma anche i Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA), i Dirigenti Scolastici (DS), gli Ausiliari, Tecnici e Amministrativi (ATA), sono i più stressati della Pubblica Amministrazione: nel 2013 sono triplicate le domande di inabilità al lavoro. È quanto emerge da un ampio studio INPDAP che partendo dall’analisi degli accertamenti sanitari per verificare la compatibilità a svolgere la professione, ha operato un confronto tra docenti, impiegati, personale sanitario, operatori. Chi sta dietro la cattedra è particolarmente esposto al rischio di incorrere nella sindrome di burnout, che porta ansia, esaurimento, panico, irritabilità, agitazione, senso di colpa, ridotta autostima. Tra i motivi che aumentano stress nella categoria c’è il rapporto con studenti e genitori, le classi spesso numerose, il lungo precariato, il susseguirsi di riforme, la retribuzione insoddisfacente e la scarsa considerazione dell’opinione pubblica. A complicare tutto c’è stata poi la riforma Monti-Fornero: obbligando i docenti a rimanere in servizio fino a 67-68 anni, ha creato una situazione di panico generalizzata. Le donne invece di tutelarle, con la riforma Fornero le abbiamo mandate in pensione dieci anni dopo, dimenticando che hanno quasi sempre una storia di vita più faticosa. I 100 mila docenti che già soffrono di disagio psichico, stanchezza e depressione sono destinati ad aumentare.

Mentre in altri Paesi c’è coscienza del problema, da noi il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) continua a non far nulla.

LAVORARE SERENAMENTE E AD ORARI REGOLARI È DIVENTATO IMPOSSIBILE PER I DIRETTORI DEI SERVIZI GENERALI E AMMINISTRATIVI E PER I DIRIGENTI SCOLASTICI.

Il meccanismo perverso che si è innescato nelle scuole, soprattutto per i vari progetti dalle sigle più svariate: PON – POR – POIR ecc., sommergono burocraticamente gli uffici di segreteria.

I Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) sono impegnati con incombenze sempre maggiori a cui far fronte con le poche unità di Assistenti Amministrativi e Collaboratori Scolastici (ATA) a disposizione, con personale amministrativo e ausiliario stremato, stressato e demotivato, mentre nell’indifferenza generale, nel frattempo numerosi precari ATA che avevano ogni anno un incarico ora sono disoccupati.

I DSGA si trovano inoltre a dover fronteggiare le maggiori difficoltà, anche burocratiche, con docenti inidonei all’insegnamento transitati nei ruoli ATA. L’ingiustizia epocale che riguarda gli insegnanti inidonei ha coinvolto sia i docenti dichiarati inidonei sia il personale ATA, due categorie travolte da una tempesta. Secondo la legge n. 15/2012 (Spending review) i docenti inidonei devono forzosamente passare nei ruoli di Assistenti Amministrativi. Questo determina conseguenze negative sul complesso delle attività riconducibili agli uffici di segreteria. Se il docente è inidoneo all’insegnamento, cioè ha delle patologie tali per cui non è adatto ad insegnare, come può svolgere delle mansioni amministrative così delicate per le quali è necessaria una preparazione specifica e in continuo divenire? Occuparsi di una segreteria scolastica non può essere un compito affidabile a chiunque, perché il delicato lavoro di competenza e di responsabilità richiesto al personale di segreteria prevede una professionalità specifica e continuativa, una flessibilità mentale che deve permettere all’impiegato di essere al passo con i tempi e di essere sempre aggiornato sulle novità. È richiesto anche un forte entusiasmo, una forte motivazione e la capacità di sapersi rapportare con i colleghi, con gli insegnanti, con l’utenza esterna.

I Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) e i Dirigenti Scolastici non riescono ad evitare di lavorare oltre l’orario previsto dai rispettivi contratti di lavoro (36 ore settimanali). Ci si sente obbligati a restare più tempo al lavoro per via del proprio ruolo. Ma non è certamente salutare lavorare 50 – 60 ore a settimana e rinunciare al tempo libero, svolgendo ore di straordinario non retribuito, cioè considerato come volontariato.

Quando si guarda al modo in cui conduciamo le nostre vite, lo stress al quale siamo sottoposti, la fretta legata al lavoro, sono argomenti importanti perché il problema che abbiamo nel mondo del lavoro è che c’è una parte della popolazione che lavora tante ore e un’altra che non ha un lavoro. La nostra società dovrebbe preoccuparsi di prendere atto di questa realtà.

 

Le feste di Natale

Savold1L’arrivo del Natale ogni anno è preannunciato da un’atmosfera particolare.

La citta cambia volto, si prepara per la festa, vestendosi di luci e addobbi di ogni genere, sfidando e mettendo a dura prova le persone che non sentono più la magica atmosfera che avvolge l’intero periodo delle feste di Natale.

Cosa importa di una abete addobbato, quando la sofferenza lacera dentro?

Il Natale non è però soltanto luminarie, alberi addobbati, shopping. Non è solo una ricorrenza religiosa temporale, un’occasione per fare acquisti e aiutare l’economia. Il Natale ci fa rivivere tradizioni, costumi, valori ed è soprattutto speranza.

Cara Pina

Ti auguro dal profondo del cuore di saper trovare quella forza in più per un buon cammino.

Speranza, fede, coraggio e rifugio nelle braccia dell’Amore.

ANTONIO VIVRÁ PER SEMPRE

Sarà sempre accanto a te, nel tuo cuore. Niente e nessuno potrà toglierti Antonio.

Ricordare i bei momenti passati insieme è sicuramente doloroso, ma aiuta a sentire l’importanza della vita condivisa e a rivivere emozioni e sentimenti che fanno stare meglio e danno pienezza.

La dolcezza del suo ricordo ti aiuterà a trasformare il tuo dolore in sorriso.

Antonio continuerà a vivere sempre in tutti noi come esempio per il suo di stile di vita, per la sua professionalità, umanità e onestà.

Dedico i miei pensieri di questo Natale a te, Pina, alla tua famiglia, a tutti i tuoi parenti e amici che si stringono con tanto affetto a te per starti vicino con amore.

Angelo De Finis

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