Giornata mondiale dell’insegnante, un gesto di gratitudine per loro

pace mondialeIl ruolo della scuola nell’educazione al sentimento di giustizia.

L’ingiustizia regna oggi ovunque nel mondo. Tante e di ogni tipo sono le ingiustizie che affliggono le società del nostro tempo.

Un mondo non equo. Oltre l’80% del mondo vive sulla soglia di povertà, nella miseria più assoluta, muore di fame.

Nel nostro sistema economico globale esiste un’apartheid economica che consente al 20% della popolazione mondiale di consumare l’80% delle risorse energetiche disponibili nel mondo. I Paesi più poveri sono quelli che possiedono maggiori risorse energetiche. I Paesi capitalistici, come la nostra Italia, sfruttano le risorse dei Paesi poveri obbligando la loro popolazione a permanere nella completa miseria e fame. Questo sistema di apartheid economica sta in piedi solo perché ha la forza delle armi. I paesi ricchi, tra cui il nostro, spendono tantissimo per le armi.

Le vittime di guerre, fame, terrorismo e gli aumenti delle spese militari hanno precise cause strutturali: la sottomissione civile ed economica (apartheid) di quattro quinti della popolazione mondiale, mentre un quinto dell’umanità vive nel benessere e nell’abbondanza.

Di fronte ai popoli ricchi che si accaparrano la massima parte delle risorse della terra e possono disporre di tutti i mezzi necessari al proprio progresso, benessere fisico e materiale, ci sono i popoli della fame a cui restano solo le briciole delle immense ricchezze del pianeta, sprovvisti di tutti i mezzi più elementari ed essenziali di crescita umana.

Popoli che vivono nell’ignoranza e afflitti, oltre che dalla fame e dalla miseria più atroce, dall’analfabetismo, dalla mancanza di cure mediche, dalle malattie che compromettono per sempre il loro sviluppo fisico e mentale e li rendono inabili al lavoro e destinati a una morte precoce.

Terrorismo, miseria e ingiustizia. In uno scenario devastante di impotenza politica, di ipocrisia, di fragilità culturale, di vuoto ideologico e morale che si è impossessato della nostra società, il terrorismo può essere sconfitto solo nella giustizia.

Solo combattendo la miseria con le armi del pane e dei libri si può fermare il terrorismo. Non c’è sicurezza se non nella giustizia sociale. Occorre rimettere in discussione un sistema che non fa altro che creare morti ovunque.

Il blocco di Gaza e i suoi effetti sulla vita delle persone.

Israele ha imposto l’embargo su Gaza nel 2001 e lo ha rafforzato nel 2007.

Il blocco nega ai palestinesi della Striscia di Gaza i diritti umani di base, in contraddizione con il diritto internazionale. Impedisce in modo grave la possibilità di importare ed esportare merce e di viaggiare fuori e dentro il paese. Nega l’accesso ai terreni agricoli e agli spazi per pescare. Impedisce agli abitanti di provvedere al proprio sostentamento, all’assistenza medica, all’istruzione, all’acqua potabile e agli scambi culturali.

La Striscia di Gaza è una delle regioni con la maggiore densità di popolazione nel mondo (oltre 4.500 abitanti per km quadrato.)

Più della metà della popolazione ha meno di 18 anni.

Più di 250.000 abitanti di Gaza sono nati dopo che il blocco è stato intensificato nel 2007.

Il 75% degli abitanti dipende dagli aiuti umanitari internazionali.

L’85% delle acque palestinesi destinate alla pesca sono completamente inaccessibili a causa delle restrizioni imposte dalla marina israeliana.

Più del 90% delle fonti di acqua sono inutilizzabili come acqua potabile.

“Il blocco impedisce praticamente ogni aspetto della vita della popolazione di Gaza, isola 1.700.000 palestinesi dal mondo esterno e li costringe a vivere in condizioni di povertà disperate”.

Israele occupa i territori palestinesi da circa 70 anni.

A Israele, in quanto potenza occupante, il diritto internazionale richiede di assicurare il benessere degli abitanti di Gaza, tra cui i loro diritti alla salute, all’educazione, al cibo e a un alloggio adeguato.

Israele, che ha uno dei più potenti eserciti al mondo, continua invece a massacrare la popolazione palestinese con bombardamenti indiscriminati e con l’embargo economico sulla Striscia di Gaza.

paceContro la fame, la miseria e le ingiustizie sociali nel mondo, riappropriamoci della capacità di pensare.

La scuola ha un ruolo sociale e culturale fondamentale per una conoscenza critica della società. Formare soggetti capaci di mobilitare energie con lo scopo di soddisfare i bisogni essenziali di una società solidale con se stessa e con le altre.

Il personale delle nostre scuole lavora in modo serio e onesto. E’ coscienzioso, educato, cortese e disponibile, nel «rispetto dei principi della Costituzione», desumibili dalle fondamentali regole di correttezza e di civiltà. Una scuola che ribadisce l’importanza educativa, che riflette sulla vita in generale, su quella dei ragazzi e sulla società nella quale vivono insegnanti, genitori e alunni.

Ma nella scuola c’è anche la preoccupante diffusione di prassi di illegalità, con formazioni di classi pollaio che non considerano la relazione fra numero di alunni e dimensioni delle aule scolastiche.

Non sempre si provvede alla nomina delle supplenze finalizzate alla sostituzione del personale docente e ATA temporaneamente assente, pur ricorrendo le condizioni per farlo, con il determinarsi quindi di situazioni di rischi e pericoli per l’incolumità degli alunni, con l’evidente ricaduta che queste riversano sulla qualità del servizio offerto dalle nostre scuole e sul clima interno vissuto da tutti coloro che nella scuola vivono e lavorano.

La Corte dei Conti, sez. III, 19.2.1994, n. 1623, ha ritenuto, inoltre, che l’obbligo della vigilanza abbia rilievo primario rispetto agli altri obblighi di servizio e che, conseguentemente, in ipotesi di concorrenza di più obblighi derivanti dal rapporto di servizio e di una situazione di incompatibilità per l’osservanza degli stessi, non consentendo, nelle circostanze oggettive di tempo e di luogo, il loro contemporaneo adempimento, si deve scegliere di adempiere il dovere di vigilanza.

In questo contesto occorrerebbe, ad esempio, nella scuola primaria in cui lavoro, impegnare tutti i collaboratori scolastici solo nel turno antimeridiano per assicurare la vigilanza degli alunni, ricorrendo all’attivazione del lavoro straordinario in caso di necessità. Impegnare, invece, un collaboratore scolastico nel turno pomeridiano, quando non c’è attività didattica, ossia attività di insegnamento, comporta la riduzione di un collaboratore scolastico la mattina, con il conseguente rischio per l’incolumità degli alunni.

Lavoro: organizzazione tecnico/formale e clima organizzativo.

L’organizzazione del lavoro non significa solo privilegiare una realtà obiettiva, strutturale, ma anche sottolineare una realtà soggettiva di ‟clima” che non viene quasi mai presa ufficialmente in considerazione. Un’organizzazione delle persone che nasce da fenomeni come le attese, le percezioni, le relazioni, le interazioni tra il personale e la quotidianità. Scorrettezze, ingiustizie e insensibilità nei rapporti umani con il personale e tra le persone, spesso sfociano in situazioni di disagio, di demotivazione e di malessere psicofisico dei lavoratori pubblici e privati.

“Quando un’organizzazione è insensibile nei riguardi delle persone – delle sue aspirazioni, dei suoi limiti e del modo in cui lavora – lo stress cronico ne rappresenta il risultato inevitabile”.

Gestione della classe.

La classe è un luogo pieno di tensioni sia per gli insegnanti sia per gli studenti. Il comportamento degli alunni influenza spesso il processo di insegnamento e quello di apprendimento. Alcuni insegnanti vivono in uno stato di tensione costante proprio a causa di questi problemi.

Le condizioni ottimali di insegnamento in una classe si realizzano organizzando gli sforzi degli individui nella prospettiva dell’insieme del gruppo.

E’ importante trasmettere messaggi positivi a vari livelli che incoraggino l’apprendimento e siano una sintesi del proprio benessere fisico, emozionale e intellettuale.

La comunicazione con gli alunni e tra gli alunni è essenziale.

L’obiettivo principale di un insegnante consiste nell’educare i ragazzi alla “capacità critica e riflessiva”.

“Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità”.

“Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”.

Proverbio Arabo.

Angelo De Finis

 

2 pensieri su “Giornata mondiale dell’insegnante, un gesto di gratitudine per loro

  1. L’insegnante oggi vive una situazione molto vicina alla soglia di povertà. Contratti non aggiornati, anzianità non riconosciuta, fondo d’istituto inesistente. Quei quattro spiccioli che gli sono dovuti, per sostituzione di colleghi assenti, progetti extracurricolari, incarichi, diventano credito con una attesa di oltre 14 mesi. La povertà non è solo materiale, è soprattutto mentale dei sistemi politici e organizzativi che della scuola statale hanno fatto merce da baratto. Ci vuole un grande coraggio per fare l’insegnante monoreddito. Dopo i senza lavoro, ci sono i monoredditi con figli, nella scala delle nuove POVERTA’.

  2. Oggi, 5 ottobre 2014, si celebra il 20° anniversario della Giornata Mondiale dell’Insegnante, ricorrenza promossa dall’UNESCO.
    Quello dell’insegnante è un importante e delicato compito di formazione, educazione e guida per le generazioni future.
    Investire sugli insegnanti significa investire sul futuro dei Paesi.
    La carenza di insegnanti si traduce in classi troppo numerose per garantire un apprendimento di qualità.

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