Parliamo delle nostre scuole al Governo, “campagna di ascolto” dal 15 settembre al 15 novembre

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Ogni anno all’avvio delle attività scolastiche, si sprecano gli “auguri” attraverso lettere e comunicati sulla scuola, una sorta di esorcismo perchè la situazione migliori, mentre di fatto peggiora sempre più.

Da Terlizzi ecco le lamentele di studenti, genitori e insegnanti.

Le riforme della scuola sono sempre state il fiore all’occhiello dei vari Governi nazionali degli ultimi 20 anni.

La scuola italiana, che ha sempre riscosso enormi consensi anche all’estero, è stata invece oggetto di continui ripensamenti interni per i vari ministri dell’Istruzione che si sono avvicendati.

La reale situazione però è ben diversa: la scuola diventava uno dei capitoli dai quali tagliare spese e recuperare fondi da destinare altrove.

Lo scempio che si è compiuto negli anni ha quindi ogni volta impoverito di contenuti e di opportunità la Scuola Italiana di ogni ordine e grado.

Renzi ovviamente non ha pensato di fare diversamente dagli altri, e ha messo tra gli impegni cardine del suo Governo la riforma scolastica.

Una riforma, però, dell’epoca 2.0, che passa dal web, dalle consultazioni con tutti coloro i quali lavorano nel mondo della scuola, allargando anche ai genitori e al loro punto di vista. Insomma, una riforma che, sebbene abbia già definito i contorni a livello ministeriale, si propone di interfacciarsi con la base e con il popolo, una riforma partecipata e democratica.

Ma come funziona in realtà questa partecipazione?

Il Governo ha messo a disposizione di tutti, proprio di tutti, un sito web al quale iscriversi per poter lasciare idee, critiche, suggerimenti per la riforma scolastica. Il sito è utilizzabile dal 15 settembre al 15 novembre, e a seguito della scadenza si apriranno i cantieri tecnici che dovrebbero trasformare le molte idee in opportunità reali.

La riforma parte dal presupposto di eliminare del tutto il precariato nel mondo della scuola, immettendo in ruolo tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado che si trovano attualmente nelle graduatorie ad esaurimento. Dopo aver portato a segno questo traguardo, per accedere alla professione di insegnante si dovrà superare un concorso.

Insomma, sembra proprio la soluzione a tutti i mali della scuola e delle sue professioni. Sebbene non tutto l’oro luccica.

In realtà Renzi chiede in cambio dei grandi sacrifici: innanzitutto una contrazione di stipendio, che già non è certamente congruo al lavoro svolto da maestri e professori. Inoltre gli scatti di anzianità e di servizio vengono bloccati, creando un disagio economico elevatissimo. E infine, ciliegina sulla torta, i nuovi immessi in ruolo, da settembre 2015, non potranno scegliere la provincia di appartenenza per le convocazioni, ma dovranno accettare l’incarico dove viene loro dato. Può quindi capitare che a una giovane mamma di Puglia si chieda di andare a lavorare in Piemonte, mettendola in condizione di dover scegliere tra professione e famiglia.

In Italia gli insegnanti non sono nemmeno lontanamente alla stregua dei loro colleghi d’Europa, né sotto il profilo economico e contrattuale, né sotto il profilo della considerazione sociale.

La riforma serve, ma non va fatta di fretta, e non va fatta pensando alla spesa. La scuola è il nostro migliore investimento: il futuro comincia da piccoli.

Il problema però è che gli amministratori, ad ogni livello, hanno dimenticato che la scuola è prima di tutto degli studenti, sono loro il vero patrimonio  della scuola, intesa come istituzione e come luogo fisico.

Ed è per questo che, mentre lo stato impolvera la professione di insegnante, a Terlizzi si lasciano nella polvere gli istituti scolastici.

Il primo giorno di scuola, infatti, per molti studenti della nostra città è cominciato nella polvere, perché le scuole hanno accolto gli alunni in situazioni improponibili, in ambienti che sono più cantieri edili che luoghi dell’istruzione!

Una lamentela comune, quella dello sporco e dell’inappropriato stato in cui versavano i locali di molte scuole, soprattutto quelli della scuola dell’Infanzia di Via Pacecco e della scuola dell’Infanzia-Primaria e Media di Viale Indipendenza.

Suppellettili non al loro posto, pavimenti impolverati, maestre e professori senza parole di fronte alle inevitabili quanto giuste lamentele dei genitori.

Infatti alcuni alunni non sono certo rimasti a scuola, quando i genitori si sono resi conto delle condizioni in cui avrebbero dovuto lasciarle i propri figli.

Ma l’Amministrazione comunale si è ricordata che la scuola va consegnata pulita, anzi igienizzata e disinfettata il primo giorno di scuola? E non solo per decenza e senso del comune decoro, ma anche perché è previsto a termini di legge?

A Terlizzi tutto vale, anche vivere la scuola come un luogo a cui dedicare pochissime attenzioni, un luogo che si può svellere e ridestinare come è successo ai locali della ormai ex Scuola De Napoli.

Se un amministratore pensa la scuola in questi termini, cosa ne pensa degli studenti e del loro impegno per costruire il futuro della nostra collettività?

Possiamo riformare la scuola in mille modi, ma non basterà mai se poi i nostri alunni devono assimilare che la scuola è un posto del quale l’amministrazione non si prende cura.

Ci auguriamo che la rassegnazione non favorisca il disuso della scuola, quella da cui si “impara” e che le nuove generazioni meritano, per prepararsi ad un futuro migliore, perchè loro saranno i futuri amministratori delle stesse istituzioni che oggi siamo costretti a contestare, perchè le cose migliorino.  EV

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Polvere di carpenteria sui pavimenti

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Lavori in corso, non si entra

 

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