Il Tribunale condanna la Censum, ma i soldi e le responsabilità dove sono?

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Lo scorso 12 settembre il Tribunale di Trani ha emesso un’ordinanza di condanna che mette il Comune nelle condizioni di recuperare € 1.025.661.

Molto meno di quanto spettasse, considerato che il credito del Comune era inizialmente di € 1.266.823, oltre interessi.

Tutto sommato, come si dice da noi, meglio feriti che morti.

Ma ora, che succederà? Gemmato riuscirà a recuperare questo milione di euro? La CENSUM è nelle condizioni di restituire queste somme?

Ricordiamo che a contratto scaduto la giunta Gemmato aveva dato altri 6 mesi di proroga alla CENSUM, nonostante fosse a conoscenza degli ammanchi, però aveva cercato di tutelarsi (spinta dal Collegio dei Revisori dei Conti e dall’opposizione) facendo stipulare alla CENSUM una fidejussione da 1.000.000€.

Abbiamo poi appreso dalle cronache giudiziarie che la società che aveva sottoscritto la fidejussione non aveva più un solo euro in cassa e la Procura della Repubblica di Bari aveva aperto un’inchiesta.

Ora che è arrivata la sentenza del Tribunale di Trani, come farà Gemmato a recuperare i soldi dei contribuenti qualora la CENSUM non fosse in grado di far fronte al pagamento?

Senza più il “paracadute” della fidejiussione, quei soldi rischiamo di non vederli più.

Tantomeno la giunta Gemmato ha voluto intraprendere un’azione nei confronti della dirigente che non aveva vigilato sugli obblighi contrattuali della CENSUM, anzi l’ha reintegrata e promossa. Staremo a vedere!

Torniamo ora alla ordinanza del giudice. Abbiamo detto che il Comune aveva invocato la condanna della Censum s.p.a. al pagamento della somma di € 1.266.823, oltre interessi, lamentando il mancato versamento in via bonaria delle somme dovute nonché l’esito negativo della procedura di recupero intentata verso la società garante (la Confiditalia s.c.p.a.) che aveva emesso la fidejussione di 1.000.000 di euro.

Ricordiamo anche che quella somma iniziale di 1.266.823€ era scaturita da un procedimento penale ove era emerso che la CENSUM effettuava i versamenti di quanto incassato dai cittadini in costante ritardo, e addirittura omettendo di versarli, secondo quanto evidenziato dai Revisori dei Conti del Comune.

Per questo la dirigente comunale degli Affari Finanziari e il presidente della CENSUM erano anche finiti ai domiciliari.

La somma iniziale richiesta dal Comune è stata ridimensionata nel prosieguo del contenzioso, allorquando il sindaco Gemmato ha scelto di stringere un accordo con la CENSUM, accettando di affidare ad un perito (scelto da entrambi), l’incarico di esprimere un giudizio tecnico.

Questa procedura aveva l’indubbio vantaggio di ottenere in tempi ragionevolmente più rapidi, rispetto al processo ordinario, un provvedimento del giudice idoneo a costituire titolo esecutivo per il recupero delle somme, con lo svantaggio che il parere del perito sarebbe diventato vincolante per le parti e non si sarebbe potuto più rimettere in discussione.

Nella sua perizia, il dott. Domenico Cocola ha tenuto conto dei crediti del Comune di Terlizzi, che lui ha calcolato in € 1.654.454, e dei debiti del Comune verso CENSUM, stimati in € 620.064, di cui € 236.868 di vecchie fatture di quando la CENSUM si chiamava ancora SESAM, che tanti dubbi e polemiche hanno suscitato in consiglio comunale.

Il giudice nella sua ordinanza ha accolto in pieno quanto definito nella perizia contrattuale di Cocola, e ha quindi accertato un credito del Comune di Terlizzi, al netto della compensazione del credito accertato a favore di Censum s.p.a., pari ad € 1.025.661.

C’è da dire che la perizia è stata accettata dal Comune e contestata dalla CENSUM, che ha lamentato il mancato riconoscimento di ulteriori crediti, cosa che anche il Comune avrebbe potuto rivendicare, considerando che il contratto con la CENSUM non risulta essere stato pienamente rispettato.

Al di là dei proclami che verranno fatti dalla maggioranza che continua a sostenere Gemmato, probabilmente siamo solo al primo round di un match lungo e pieno di insidie, e probabilmente ancora molto lontani dal recupero delle somme.

Ci chiediamo anche, ora che si è chiuso il contenzioso civile, che fine ha fatto l’inchiesta penale?

Ad un anno e mezzo dagli arresti non sono ancora state chiuse le indagini e non sappiamo se la dirigente coinvolta nella vicenda è scagionata dalle accuse o rinviata a giudizio.

I cittadini hanno il diritto di sapere cosa realmente è avvenuto nella gestione dei tributi in questa città, tanto più che a giorni saranno chiamati a fare un altro sforzo per pagare IMU, TASI e TARI, con ulteriori aggravi di somme.

La nebbia resta ancora molto fitta, e nessuno ci aiuta a vedere oltre queste intricate situazioni.

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