Attenti al canone speciale Rai, un’altra vessazione

Attenti-al-canoneA tutti i soggetti con partita IVA cioè aziende iscritte alla Camera di commercio ma anche agenzie di banche o assicurazioni o studi professionali che pur non avendo in azienda o in studio un televisore sono comunque in possesso di dispositivi idonei a ricevere segnali Tv è indirizzato in modo indiscriminato il sollecito di pagamento del canone speciale RAI.
La lista è lunga ed oltre alle categorie già citate vanno compresi anche «circoli; associazioni; sedi di partiti politici; istituti religiosi; botteghe; mense aziendali; scuole e istituti scolastici». Confusione tanta e la preoccupazione aumenta.
Ma chi deve pagare il canone RAI speciale?: coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto.
Il canone ha una validità limitata all’indirizzo per cui è stipulato, pertanto, coloro che detengono più apparecchi in sedi diverse dovranno stipulare un canone per ciascuna di esse (ad esempio, catene di alberghi o filiali di banca) ed è strettamente personale, quindi, in caso di cessione degli apparecchi o di cessione o cessazione dell’attività, deve essere data disdetta alla RAI.

 

Sono esonerati dal pagamento i privati, ovvero chi ha un personal computer o un tablet o uno smartphone, anche collegati in rete, che consentono l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via Internet, ma non attraverso la ricezione del segnale terrestre o satellitare.

 

Già nel 2012 l’allora ministro Corrado Passera emanò una circolare per individuare i soggetti effettivamente tenuti a versare il canone speciale Rai“e all’epoca, dopo giorni di furibonda rivolta sul web, si era arrivati alla conclusione che dalla platea andavano esclusi i possessori di pc, tablet e smartphone. Perché, allora, viale Mazzini sta inviando a imprese, società e uffici una raffica di lettere che sollecitano il versamento?

 

Che cosa risponde il servizio pubblico?: “tassative norme tributarie” da cui la materia del canone speciale è regolata e ”alle quali la Rai, nell’adempimento del suo compito di riscossione, non può in alcun modo derogare” ma poi in un comunicato stampa afferma che le lettere sono comunicazioni informative prive di connotati precettivi o intimativi, nelle quali si descrive con chiarezza il presupposto dell’obbligazione di pagamento. In nessun passaggio della lettera RAI si dà per presupposta la detenzione di apparecchi TV, anzi si invita esplicitamente il destinatario ad effettuare il versamento soltanto qualora ricorra tale presupposto.
La beffa: sono le imprese che devono dimostrare che la tassa non è dovuta.

 

Due le alternative per evitare sanzioni: pagare o dimostrare che il canone non è dovuto. Quindi comunicare di non possedere apparecchiature atte o adattabili a ricevere segnali TV o mediante raccomandata, allegando la cartolina preaffrancata ricevuta con la comunicazione o tramite mail, all’indirizzo canonispeciali@rai.it
Lucia D’Amato

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